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Roberto
Valturio, "Arabica machina" (da:
De re militari, 1472).
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Leonardo
da Vinci, Balestra multipla (cod. Atlantico, c. 1070 , ex 387
r a).
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Leonardo
da Vinci, Progetto di balestra gigante con
particolari del duplice meccanismo di sgancio (cod.
Atlantico, c. 149 b, ex 53 v b)
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La
balestra gigante di Leonardo nella ricostruzione
del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
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Leonardo,
le armi e la balestra gigante |
Benché
consideri la guerra una "pazzia bestialissima",
Leonardo dedica una parte significativa dei suoi studi all'analisi
di armi e macchine belliche.
La contraddizione è più apparente che reale, se si
tiene presente che Leonardo trascorre la vita al servizio di alcuni
dei maggiori signori dell'epoca e che per molti di essi la guerra,
effettivamente combattuta o soltanto preventivata, costituisce un
elemento imprescindibile nella gestione del potere.
Non è quindi un caso se, nella celebre lettera di presentazione
in cui offre i suoi servigi a Ludovico il Moro, l'artista
mette in evidenza soprattutto le proprie doti di ingegnere militare
e di progettista di armi.
Le armi che egli propone al Duca milanese sono principalmente da
fuoco, ma non mancano macchine da assedio, catapulte e simili, che
riconducono ad una gestione della guerra più tradizionale.
Del resto, l'introduzione della polvere da sparo, che risale
già al '300, non comporta l'immediata scomparsa degli
strumenti bellici antecedenti: armi bianche e da fuoco convivono
quindi per un lungo periodo e divengono entrambe oggetto di studi
e perfezionamenti da parte dei tecnici dell'epoca.
Un esempio significativo di questa coesistenza è fornito
dalla "arabica machina" di Valturio, imponente
dispositivo destinato all'espugnazione di città , in
cui moderne bocche da fuoco - sia pure per il lancio di giganteschi
dardi - convivono con ponti da assalto e strutture per il trasporto
di guerrieri armati.
La macchina di Valturio, che nonostante la sua ingegnosità
sarebbe stata ben poco pratica sul campo di battaglia, lascia trasparire
anche un altro elemento che ricorre frequentemente negli autori
dell'epoca, ossia l'attitudine al fantastico, in funzione fra l'altro
di deterrente psicologico nei confronti del nemico.
La fantasia esercita un ruolo notevole anche in Leonardo, come attestano
i bellissimi e immaginosi disegni per mazze e punte di lancia,
nonché il machiavellico progetto di balestra multipla
per tiro in rapida successione.
Al di sotto dell'elemento fantastico, che conduce l'artista ad elaborare
progetti talvolta impraticabili, emerge tuttavia lo sforzo costante
non tanto di ideare armi nuove, quanto di perfezionare tecnicamente
e di migliorare l'efficienza di quelle esistenti, sia tradizionali
che da fuoco.
Questo sforzo appare evidente in uno dei progetti più spettacolari,
quello per una balestra gigante, ideata come arma campale
trasportabile, destinata probabilmente all'abbattimento di strutture
murarie difensive mediante il lancio di pesanti palle di pietra.
Balestre di dimensioni eccezionali erano effettivamente in uso all'epoca,
benché armate di più tradizionali dardi, lunghi fino
a 5 metri e con ben 12 cm di sezione. La loro diffusione era legata
al fatto che riuscivano ad ottenere risultati perfino migliori di
quelli raggiungibili dai primi cannoni, piuttosto imprecisi nel
tiro, essendo in grado di sfondare palizzate di grosso spessore
perfino da 50 metri di distanza. La balestra leonardiana appare
ancor più imponente di quelle contemporanee: la lunghezza
complessiva dello strumento non è specificata, ma appare
agevolmente ricostruibile in rapporto alle dimensioni del carro
destinato a trasportarlo - lungo circa 23 metri -, mentre l'apertura
dell'arco raggiunge quasi 24 metri.
Per
garantire la flessibilità di un arco di misura così
eccezionale, l'artista adotta una tecnica costruttiva particolare:
realizza separatamente i due bracci mediante blocchi di lamine,
verosimilmente in legno, saldate assieme mediante robusti legacci;
unisce poi i due bracci fra loro e con la struttura per mezzo di
tiranti e fasce di ferro.
Alla
tensione dell'arco provvede una doppia corda, agganciata ad un carrello
mobile che scorre lungo il corpo dell'arma fino alla posizione di
lancio. Lo sblocco della corda può avvenire mediante due
distinti tipi di meccanismo, a percussione o a leva, che Leonardo
analizza separatamente e fra i quali non opera una reale scelta.
in
collaborazione con Apogeo
Editore
www.apogeonline.com
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