| |
|
|
|
| |
Francesco
di Giorgio Martini (sec. XV). Pianta di città.
>
zoom
|
|
|
| |
|
|
|
| |
 |
|
|
| |
Leonardo
da Vinci. Schema della darsena di accesso al magazzino
seminterrato di un palazzo
(Cod. B, c. 37 v)
>
zoom
|
|
|
| |
|
|
|
| |
 |
|
|
| |
Leonardo
da Vinci. Prospetto di palazzo su due livelli. (Cod.
B, c. 16 r)
>
zoom
|
|
|
| |
|
|
|
| |
 |
|
|
| |
Veduta
complessiva del plastico della città ideale
ricostruito dal Museo della Scienza e della Tecnologia.
>
zoom
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
Il
tema della città ideale affascina
anche Leonardo che comincia ad ccuparsene a Milano sul
finire degli anni '80 del Quattrocento.
Fra i miti tipicamente rinascimentali, vi è quello
della città ideale. Si tratta di una città
perfetta, ordinata e razionale, costruita con riga e
compasso, dalla pianta rigorosamente geometrica e dalla
gelida precisione architettonica. Una città
quindi tutta intellettualistica e teorica, che ritorna
frequentemente nei trattatisti dell'epoca, da Leon
Battista Alberti a Filarete a Francesco
di Giorgio Martini, fino ad arrivare ai grandi architetti
del Cinquecento.
Concepita
per manifestare visivamente la potenza del signore,
la città ideale stenta tuttavia a tradursi
in realtà: i costi imponenti e la lunghezza dei
tempi di realizzazione rendono la costruzione di insediamenti
ex-novo un fenomeno estremamente sporadico, facendo
preferire interventi settoriali sul tessuto urbano preesistente,
limitati alla risistemazione dei quartieri attorno al
palazzo del principe.
A differenza dei trattatisti contemporanei, però,
Leonardo ricerca un'organizzazione dello spazio non
tanto geometrica quanto funzionale, in modo da
dar soluzione ai diversi problemi della vita quotidiana:
dal traffico, agli approvvigionamenti, alle esigenze
igienico-sanitarie. Queste ultime giocano infatti un
ruolo di primaria importanza nella progettazione vinciana,
e non è un caso che i suoi studi per la città
ideale si collochino all'indomani di una grave epidemia
di peste, abbattutasi sulla capitale sforzesca
nel 1485.
Le città della fine del Medioevo hanno
infatti una struttura quanto mai favorevole al propagarsi
dei contagi: vie strette e tortuose, alta densità
abitativa - specie nei quartieri più poveri -,
scarichi fognari a cielo aperto, igiene personale assai
precaria, grande diffusione di topi e parassiti. Per
ovviare a una situazione tanto esplosiva sotto il profilo
sanitario, Leonardo
propone un tessuto urbano molto più aperto,
caratterizzato da strade ampie e rettilinee
e da una presenza capillare di corsi d'acqua.
La città deve sorgere infatti in prossimità
di un fiume dal corso abbastanza veloce da non creare
ristagni che possano inquinare l'aria. Attraverso chiuse
e conche l'acqua del fiume viene convogliata nell'abitato
mediante una rete di canali, grazie ai quali è
possibile provvedere innanzitutto alla pulizia urbana
("... sarà comodità di
lavare spesso la città ... ") e al
deflusso dei liquami, per i quali viene studiato un
vero e proprio sistema fognario sviluppato a livello
sotterraneo.
Se l'aspetto igienico-sanitario resta essenziale,
i canali assolvono comunque anche ad altre importanti
funzioni, come quella di garantire le comunicazioni
e di agevolare gli approvvigionamenti. Il traffico
merci avviene infatti, almeno in parte, per via idrica,
la quale è organizzata in modo tale da consentire
lo scarico delle derrate perfino all'interno dei singoli
palazzi: alcuni di essi sono infatti muniti di magazzini
seminterrati, cui si accede direttamente dal canale
esterno mediante una piccola darsena.
La
rete dei canali è dunque integrata in un sistema
viario rigorosamente organizzato, che comprende, oltre
ad essi, strade destinate al traffico veicolare e popolare,
per le quali "deono andare i carri e altre some
a l'uso e comodità del popolo" e,
ad un piano superiore, strade destinate esclusivamente
alla circolazione dei "gentili omini".
La città si configura quindi come articolata
su due livelli, secondo un criterio di rigida
separazione fra attività produttiva e occupazioni
gentilizie, che si riflette nella stessa strutturazione
del palazzo signorile. Ai piani nobili, cui si
accede dalla strada alta, si svolge infatti la vita
della famiglia del proprietario, mentre il piano inferiore
è riservato ai locali di servizio (cucine,
dispensa, legnaia) e si apre su un ampio cortile comunicante
con la strada bassa.
Il
classismo che traspare con evidenza da questa impostazione
non deve però fare meraviglia: non dobbiamo infatti
dimenticare che Leonardo è pur sempre un uomo
del suo tempo e la sua città - con le eleganti
architetture, le strade porticate, i palazzi adorni
di attici e terrazzi - è comunque progettata
secondo un'ottica gentilizia, comune del resto a tutti
i progetti analoghi dell'epoca. E come gli altri, nonostante
il suo sforzo in senso funzionale, anche quello leonardiano
non è concretamente realizzabile, e verrà
infatti abbandonato allorché, alcuni anni
più tardi, si porrà in concreto
il problema della risistemazione urbanistica di Milano.
Restano comunque la bellezza e la modernità
di questo sogno utopistico, che il Museo della Scienza
e della Tecnologia ha ricostruito in un plastico
assemblando i singoli progetti vinciani, con l'obiettivo
di restituire, se non l'aspetto, almeno la suggestione
che la città doveva avere nella mente dell'artista.
in
collaborazione con Apogeo
Editore
www.apogeonline.com
|
|