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Leonardo.
Forma della testa del cavallo (Madrid II, c. 157 r)
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Leonardo. Sezione della fossa nell'ipotesi di fusione in
verticale (Windsor, RL 12349 r)
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Leonardo. Disposizione dei forni nell'ipotesi di fusione
in orizzontale (Madrid II, c. 151 v)
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Leonardo.
Ipotesi di fusione in orizzontale (Windsor, RL 12351 r)
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La
questione più complessa e che apre il maggior numero
di interrogativi riguardo al monumento Sforza è quella
tecnica della fusione, di cui Leonardo si occupa a più
riprese, lasciandone testimonianza in numerosi appunti rintracciabili
anzitutto nei fogli di Windsor e nel secondo codice
di Madrid. Gli studi si concentrano in particolare negli
anni 1491-1494, probabilmente perché questo è
il periodo in cui egli cambia programma iconografico, passando
ad un progetto di dimensioni abnormi che sono destinate a dilatare
e ad esasperare i problemi sempre legati alla fusione in bronzo.
Di tali problemi egli è perfettamente a conoscenza, essendo
stato allievo di Verrocchio, vale a dire di uno dei maggiori
fonditori in bronzo dell'epoca. Da questi apprende certamente
la tecnica della fusione a cera persa, risalente all'età
classica e riportata in auge nel Quattrocento nel quadro di
una più generale tendenza all'imitazione dell'antico.
Essa prevede la realizzazione di un'anima in terra refrattaria,
cioè resistente alle alte temperature (di solito argilla),
sbozzata sommariamente e ricoperta di uno strato di cera,
poi modellato fino ad assumere quello che dovrà essere
l'aspetto definitivo della statua. Il modello così realizzato
viene racchiuso in una cappa anch'essa in terra refrattaria,
in cui sono predisposti i canali di colata. Il tutto, detto
in gergo forma, viene calato nella fossa di fusione
per la cottura, che ha la doppia funzione di asciugare e solidificare
l'argilla e di sciogliere la cera la quale, fuoriuscendo, lascia
fra l'anima e la cappa una intercapedine destinata a venir poi
occupata dal bronzo. A questo punto si può procedere
alla colata vera e propria, cui seguono l'eliminazione della
forma e i lavori di rifinitura.
Questa tecnica presenta tuttavia una serie di inconvenienti,
che nel caso di statue di grandi dimensioni possono diventare
degli handicap insormontabili. Infatti, l'irregolarità
dello spessore della cera, dovuta al fatto che l'anima sottostante
è sbozzata solo in modo sommario, rende a sua volta irregolare
lo spessore del bronzo, con la doppia conseguenza di dover impiegare
più metallo di quanto sarebbe in effetti necessario e
di non poterne calcolare in anticipo la quantità occorrente,
a rischio di non riuscire a concludere la colata.
Per Leonardo, che ha bisogno di alleggerire il più possibile
il peso della statua, è invece essenziale ottenere un
spessore del bronzo ridotto al minimo e uniforme. La tecnica
della fusione a cera persa non è quindi adeguata allo
scopo e l'artista, riprendendo una variante già in uso
per la realizzazione di rilievi ma non ancora adottata nella
statuaria a tutto tondo, elabora un procedimento nuovo,
che verrà poi teorizzato da Vasari e che nelle sue linee
essenziali continua ad essere impiegato ancora oggi.
Tale procedimento prevede innanzitutto la realizzazione di un
modello di argilla identico a quella che sarà la scultura
finita. Del modello viene effettuato un calco in gesso che,
per poter essere staccato dall'originale senza rompersi, è
realizzato in un gran numero di pezzi (tasselli), ciascuno
contrassegnato, così da poterli poi riaccostare nel giusto
ordine. Il calco viene quindi ricomposto in due metà,
all'interno delle quali si stende uno strato uniforme di una
sostanza malleabile - ad esempio cera - che Leonardo chiama
grossezza.
All'interno del calco, in modo da riprenderne esattamente la
forma, viene realizzata in materiale refrattario l'anima (o
maschio), rinforzata con strutture metalliche di sostegno.
A questo punto, le due metà del calco vengono chiuse
sul maschio dopo aver tolto la grossezza e, nello spazio lasciato
vuoto da quest'ultima, si procede a colare della cera. Eliminato
anche il calco, la superficie della cera viene lisciata e rifinita
e infine ricoperta con la cappa di fusione.
La forma così ottenuta può ora esser calata nella
fossa, pronta per la cottura e la colata.
Con questa tecnica, più sofisticata e complessa di quella
tradizionale, Leonardo raggiunge gli obiettivi che si è
proposto: il controllo puntuale dello spessore del bronzo, garantito
grazie all'utilizzo della grossezza, e la possibilità
di calcolare, mediante un preciso rapporto fra unità
di peso della grossezza e unità di peso del bronzo, la
quantità di metallo necessaria alla fusione.
Tratto dal Cap. 5 de "Un Cavallo per il Duca"
Anthelios Editore
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