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L’Astrario di Giovanni Dondi

Questo orologio planetario, uno dei capolavori dell'epoca medievale, è stato ricostruito nel 1963 a partire dal testo originale lasciato da Giovanni Dondi. È conservato ed esposto nella sezione di Orologeria del Museo.

modello dell'astrario di Giovanni Dondi ricostruito nel 1963

Il modello dell'astrario ricostruito nel 1963

"Un'opera dove potessero essere visti dall'occhio tutti i movimenti secondo la longitudine che gli astronomi assegnano ai pianeti, con i loro cerchi e le loro periodicità, dove possano essere indicate quelle numerose particolarità che i saggi insegnano e che l'esperienza mostra, dove si possa anche avere, ad ogni istante, senza alcun calcolo fastidioso, le posizioni di tutti i pianeti, i loro argomenti veri e medi, i loro centri medi, le loro auge e le altre coordinate, come se si fosse operato con le tavole, per quel medesimo istante, e tutto questo con una differenza infinitesima o, se c'è ne una, pressoché trascurabile." 1.

La ricostruzione dell'Astrario di Giovanni Dondi (1318-1388), realizzata da Luigi Pippa "mechanicus mediolanensis" e terminata nel 1963 "fecit A.D. 1963" è conservata nella sezione di Orologeria del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Lo spazio centrale in cui è collocato testimonia l'importanza che l'oggetto ha, sia all'interno della collezione del Museo, sia nella storia dell'orologeria come uno dei capolavori dell'epoca medievale.

Racconta il Pippa: "Ricordo che, verso la fine del 1960, il Direttore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano, mi telefonò, manifestando il desiderio di fare ricostruire la favolosa macchina del Dondi" 2.

focus

Il Dondi racconta il suo lavoro e ne descrive la realizzazione in una serie di manoscritti che, come l'orologio planetario prendono il nome di Tractatus Astrarii.


Luigi Pippa 'mechanicus mediolanensis' nei primi anni '60 al lavoro sulla ricostruzione dell'astrario di Giovanni Dondi

Luigi Pippa "mechanicus mediolanensis" nei primi anni '60 al lavoro sulla ricostruzione dell'astrario

L'orologio originale fu costruito nella seconda metà del 1300, presumibilmente tra il 1365 e il 1384, secondo la datazione più accreditata basata sui riferimenti astronomici riportati dal Dondi per la costruzione del suo complesso meccanismo. Le ultime notizie relative all'oggetto risalgono al 1529 quando viene citato in occasione dell'arrivo in Italia di Carlo V, re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero. Riportato ormai come in cattivo stato di conservazione e necessitante di manutenzione, andò presumibilmente distrutto negli anni successivi.

Il Dondi racconta il suo lavoro e ne descrive la realizzazione in una serie di manoscritti che, come l'orologio planetario prendono il nome di Tractatus Astrarii. Poiché lo scopo del meccanismo che io ho progettato era di mostrare i veri luoghi dei pianeti, le loro evoluzioni, i loro movimenti e le loro orbite e che, secondo Aristotele, è giusto che ogni cosa prenda il proprio nome dallo scopo per cui è stata costruita, io ho, in maniera del tutto naturale, dato il nome di Astrario a tutto questo meccanismo e al libro dove sono descritti la sua composizione, il suo uso, la sua messa in moto, e il modo di correggere gli errori." 3.

È proprio a partire dal testo originale lasciato da Giovanni Dondi che è stato possibile ricostruire l'Orologio planetario.

Una prima copia, realizzata da Thwaites&Reed Ltd. di Clerkenwell (Londra), a partire dagli studi di H. Alan Lloyd, era stata già esposta nel 1960 presso lo Science Museum di Londra, attirando l'attenzione, fin dai primi studi pubblicati dal Loyd, di alcuni esperti italiani che avevano segnalato l'oggetto al Museo. Scartata l'ipotesi di acquistarne una copia direttamente dagli orologiai londinesi, si era fatta avanti l'idea di farne costruire una in Italia. Grazie al contributo del Cav. Innocente Binda, che aveva già permesso l'allestimento della nuova sezione di orologeria, il progetto di ricostruzione parte nel 1961 come ci dice lo stesso Pippa:

"Iniziai il lavoro nel luglio del 1961 usando come guida il Manoscritto Tractatus Astrarii, codice D39 della Biblioteca Capitolare di Padova. Ho seguito questo documento per due ragioni: anzitutto per la comodità di lettura offertami dall'ottima pubblicazione della Biblioteca Apostolica Vaticana; poi, per realizzare la versione originale dell'Astrario, prima cioè che il Dondi vi apportasse quelle numerose correzioni e modifiche che, come in ogni opera umana, si potrebbero susseguire interminabilmente anche da parte del più provveduto autore." 4.

focus

L'esecuzione materiale dell'Astrario ebbe termine nel marzo del 1963, dopo venti mesi di intenso lavoro, durante i quali affrontai ardui problemi che sconfinavano dalla mie normali conoscenze e fui ostacolato dalle mie modeste attrezzature di laboratorio.


ricostruzione astrario di Giovanni Dondi

La ricostruzione richiese 20 mesi di duro lavoro

Del trattato del Dondi sono infatti rimaste copie redatte in periodi successivi e nelle quali lo stesso autore introduce modifiche alla sua creazione. Ne sono un esempio quelle riportate nel manoscritto di Venezia (COD.85, C. Lat. VIII, 17, Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia): appaiono le Feste Mobili e un peso ausiliario per miglior funzionamento della ruota annuale del calendario religioso perpetuo, vi si precisano l'ora del sorgere e del tramontare del sole, nonché le ore temporali e i Nodi anche per la previsione delle eclissi.

Continua il Pippa: "L'esecuzione materiale dell'Astrario ebbe termine nel marzo del 1963, dopo venti mesi di intenso lavoro, durante i quali affrontai ardui problemi che sconfinavano dalla mie normali conoscenze e fui ostacolato dalle mie modeste attrezzature di laboratorio ma si trattò di difficoltà che riuscii a superare, sia pure con molta fatica." 5

Il risultato è una ricostruzione fedele del complesso meccanismo planetario. L'Astrario è mosso da un orologio collocato nella parte inferiore della struttura. Il quadrante, la cosiddetta "Sfera Oraria", mostra le ore secondo una suddivisione in 24.
Sette quadranti, posti nella parte superiore della struttura, rappresentano i movimenti dei pianeti allora conosciuti (Marte, Mercurio, Venere, Giove, Saturno), del "Primo Mobile", che descrive il moto delle stelle fisse, e della Luna. Sotto quest'ultimo si trova un ulteriore quadrante che riporta la posizione del nostro satellite rispetto a quella del Sole e permette di calcolare le date delle eclissi. Al centro della struttura una grande ruota svolge la funzione di calendario riportando, sul bordo esterno, i giorni di ciascun mese dell'anno. Per ogni giorno sono indicati l'ora dell'alba e del tramonto (alla latitudine di Padova), la "lettera domenicale" che determina la successione dei giorni della settimana e il nome dei santi e la data delle feste fisse della Chiesa. La lettura del giorno si effettua attraverso un'apposita feritoia laterale.

terza ricostruzione astrario di Giovanni Dondi

Terza ricostruzione - Musée International de l'Horlogerie - La Chaux-de-Fonds - Incisione della ruota del calendario

I quadranti dei pianeti, della Luna e del "Primo Mobile" realizzano meccanicamente i principi dell'astronomia tolemaica, che supponeva la Terra immobile, al centro dell'Universo. La teoria originale, dovuta ad Eudosso (408 a.C. - 355 a.C.), vede la Terra circondata da sfere concentriche che contengono ciascuna un pianeta.
L'ultima sfera, quella più esterna, il "Primo Mobile" era quella che riceveva il movimento per volontà divina e lo trasmetteva a sua volta a tutte le altre sfere.
Lo schema originale fu successivamente perfezionato, per arrivare a spiegare le anomalie dei movimenti dei Pianeti (i cosiddetti "moti retrogradi"), fino ad arrivare alla teoria elaborata da Tolomeo (100 ca. - 175 ca.) in cui il moto degli astri è realizzato utilizzando un sistema di epicicli - la circonferenza su cui si spostano i pianeti - il cui centro si muove a sua volta lungo una circonferenza più grande, il deferente, fissa intorno alla Terra.
Alla ricostruzione del Museo seguirono in anni successivi e sempre ad opera di Luigi Pippa, una seconda, del 1978 - conservata oggi all'Università di Padova - e una terza versione realizzata, nel 1985, per il Museo Internazionale dell'Orologeria di La Chaux-des-Fonds (Svizzera). Sicuramente la speranza espressa di "avere apportato un modesto ma valido contributo sia allo studio sia alla "resurrezione" di questo capolavoro della meccanica medioevale che è l'Astrario di Giovanni Dondi dall'Orologio" 6 è stata realizzata.

1 Johannis de Dondis, Astrarium 1989, fac-simile del manoscritto di Padova e traduzione francese di E. Poulle, 1+1 Padova, Les Belles Lettres-Paris 1987
2 Pippa Luigi, Ricostruito l'Orologio astronomico di Giovanni de' Dondi, "La Clessidra", 19, 1963 (Giugno), pp. 19-21.
3 ibidem
4 Pippa Luigi, La Ricostruzione dell'Astrario del Dondi, "La Clessidra", 20, 1964 (Novembre), pp. 22-29.
5 ibidem
6 ibidem

Bibliografia


A.Belloni, G.D., Albertino da Salso e le origini dello Studio pavese, in Boll. della Soc. pavese di storia patria, n.s. XXXIV (1982), pp.17-47

AA.VV., Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1992

AA.VV., Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1949

AA.VV., La Misura del Tempo - Dall'Orologio Solare all'Orologio Atomico, MNST 1988

AA.VV., Padua Sidus Praeclarum - I Dondi dall'Orologio e la Padova dei Carraresi, Edizioni 1+1, Padova 1989

Bedini Silvio, Maddison Francio R, Mechanical Universe. The Astrarium of G. de' Dondi, in Transaction of the American Philosophical Society, n.s., LVI (1966), parte 5

Bellemo V., Iacopo e Giovanni de Dondi dall'Orologio - Note critiche con le rime edite e inedite di G.Dondi, Chioggia 1894

Brusa Giuseppe, L'Arte dell'Orologeria in Europa, Bramante Editrice, Busto Arsizio 1982

Johannis de Dondis, Astrarium 1989, fac-simile del manoscritto di Padova e traduzione francese di E. Poulle, 1+1 Padova, Les Belles Lettres-Paris 1987

Morpurgo Enrico, Dizionario degli Orologiai Italiani, edizioni "La Clessidra", Roma 1950

Pippa Luigi, La Ricostruzione dell'Astrario del Dondi, "La Clessidra", 20, 1964 (Novembre), pp. 22-29.

Pippa Luigi, Ricostruito l'Orologio astronomico di Giovanni de' Dondi, "La Clessidra", 19, 1963 (Giugno), pp. 19-21.

Sutera Salvatore, La Misura del Tempo, in Museoscienza (nuova serie) n°1 Ottobre 1991, pp.30-35, MNST, Milano 1991.

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