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La musealizzazione e la conservazione della Ebe

nave scuola Ebe oggi

La nave scuola Ebe è ormai uno dei pilastri del Padiglione Aeronavale del Museo e molti sono stati i visitatori che hanno scoperto il mare anche attraverso di essa. Costruito e varato nel 1921 con il nome San Giorgio, questo brigantino-goletta è stato utilizzato per molti anni per il trasporto di merci nel Mediterraneo.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale viene requisita dalla Marina Militare e, dopo varie vicissitudini, diviene la nave scuola per allievi nocchieri prendendo il nome di Ebe. Dalla vecchia stiva viene ricavato un locale per l'alloggio ed è montato un nuovo motore ausiliario. Nel 1958, sostituita dalla Palinuro, la Ebe è messa in disarmo ed è acquisita dal Museo.


Trasporto e montaggio al Museo

fasi smontaggio Ebe a La Spezia

La Ebe durante le fasi di smontaggio a La Spezia

L'arrivo della Ebe al Museo ha comportato molte difficoltà - un po' come il sottomarino Enrico Toti nel 2005 - dovute soprattutto alle sue dimensioni e alla strada da percorrere per arrivare a Milano dal lontano porto di La Spezia. A differenza del "cugino" Toti, trasportato intero, questa nave è stata smontata in circa 100 pezzi - lasciando però la prua in pezzo unico - cercando di rispettarne il più possibile la conformazione in modo da poterla poi ricostruire a Milano. Una volta giunta a Milano a bordo di numerosi autocarri è stata rimontata dal personale del Museo supportato dai carpentieri dei cantieri navali de Le Grazie. Il montaggio dello scafo termina verso la fine del 1963 e si passa poi al montaggio degli alberi. Finalmente il 12 aprile 1964 viene inaugurato il padiglione Aeronavale con l'esposizione permanente della Ebe.

Rimontaggio Ebe in Museo

Rimontaggio in Museo: personale del Museo al lavoro

Monitoraggio della Ebe: perché?

Sono ormai quasi 50 anni che la Ebe è ospitata nel padiglione aeronavale e nel corso di questi anni abbiamo potuto osservare alcuni piccoli movimenti e deformazioni nei legni di fasciame e negli alberi. Ciò, oltre a darci qualche preoccupazione, ci ha però permesso di entrare più a fondo nella storia di questa nave una volta giunta al Museo.
Abbiamo così scoperto gli indizi di alcuni interventi di monitoraggio realizzato posizionando un filo a piombo in più punti per misurare le eventuali deformazioni o posizionando vetrini sulle fessurazioni da ritiro del legno. Di tutti questi interventi eseguiti nei decenni passati, mancavano però relazioni tecniche, documentazione fotografica o rilievi grafici. Inoltre si sapeva poco del materiale effettivamente usato sia per la costruzione della nave nel 1921, sia per le successive modifiche fino al rimontaggio al Museo.
Abbiamo quindi deciso di affidare a tecnici esperti dell'Università degli Studi di Firenze e del Politecnico di Torino lo studio approfondito della Ebe, partendo dal rilievo grafico dello stato attuale della nave fino al riconoscimento dei legnami utilizzati durante la costruzione al fine di analizzare lo stato di conservazione di questo pilastro del nostro Museo.


Lo stato attuale

Il rilievo topografico, eseguito dal Politecnico di Torino dal gruppo di lavoro guidato dalla prof.sse Franca Ceresa e Clara Bertolini Cestari, ha avuto come obiettivo una restituzione grafica del veliero in scala 1:50 per rappresentare lo stato di fatto della nave. È stato un lavoro molto complesso, soprattutto per quanto riguarda la stiva che aveva numerosi punti irraggiungibili e per le dimensioni stesse dell'oggetto e per questo oltre al rilievo topografico è stato aggiunto anche un rilievo diretto e un rilievo fotografico.

sezione longitudinale di tribordo della Ebe

Sezione longitudinale di tribordo della nave, ricavata dai rilievi topografici


Affidato al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Forestali Ambientali dell'Università degli Studi di Firenze, lo studio di conservazione della Ebe ha portato in primo luogo ad una "fotografia" dello stato in cui si trova ora la nave.

particolare dell'albero di mezzana della Ebe

Particolare dell'albero di mezzana (poppiero)

La struttura dello scafo e delle alberature ha certamente subito una importante variazione nel contenuto di umidità che inizialmente doveva essere più alto di quello attuale. Questo ha comportato l'insorgenza di inevitabili fessurazioni da ritiro, talvolta anche molto profonde, che però non rappresentano un pericolo per quanto concerne la resistenza del legno che conserva, praticamente intatta la sua resistenza originaria.
I problemi più grossi derivano però dalle deformazioni nelle componenti strutturali soprattutto dello scafo causate dal fatto che la nave non viene più sostenuta dalla spinta dell'acqua ma si trova adagiata sulla trave della chiglia. A tale scopo nel corso degli anni sono stati applicati esternamente dei puntelli laterali che però ormai si sono incassati nel fasciame esterno e che stanno facendo cedere trasversalmente la nave. Sono stati anche individuati i legni di cui è fatta la nave: soprattutto rovere e pino domestico per lo scafo, mentre per gli alberi si sono utilizzati pitch pine (pino rigido), abete rosso e abete bianco che nel corso degli anni sono stati attaccati da insetti xilofagi e funghi.


Ed ora?

olena in prua della nave scuola Ebe

Polena in prua della nave scuola Ebe

Questo studio del brigantino - goletta Ebe ci ha permesso in primo luogo di conoscere la nostra nave in ogni sua parte, perfino l'interno della stiva. Inoltre abbiamo scoperto il suo reale stato di salute. Il legno è in condizioni abbastanza buone, considerata l'età della Ebe e l'ambiente in cui vive, pur presentando alcuni punti di criticità.
Per poter preservare la nave negli anni a venire e per le prossime generazioni di visitatori, proprio a partire da queste indagini, il Museo ha intrapreso alcuni importanti passi per la sua conservazione Da quest'anno è stato attivato un impianto per il monitoraggio dei dati ambientali in modo da poter registrare i parametri climatici durante le 24 ore e poter completare l'osservazione del comportamento della Ebe al variare di temperatura e umidità. Terremo inoltre sotto stretta sorveglianza i due principali punti critici della nave: le alberature e lo scafo intorno ai puntelli. Dopo un primo anno di registrazione dei dati e di osservazioni degli eventuali movimenti e deformazioni del legno, potremo progettare un intervento di restauro complessivo tale da mettere la Ebe in completa sicurezza dal punto di vista strutturale e preservarla per le prossime generazioni.



27 giugno 2010


Approfondimento a cura di:

Claudia Porta
(Sviluppo patrimonio storico - Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia)

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