Digitale terrestre

Non ho capito l’ultimo passaggio…Può ripetere? Il digitale terrestre nella storia della televisione

Telecamera bianco e nero Marconi, 1956.

In questi ultimi anni mi è capitato spesso di dover rispondere a domande e curiosità sulla nascente Televisione Digitale Terrestre (TDT o DVB-T da Digital Video Broadcasting Terrestrial). In tutte queste occasioni una sorta di frustrazione mi ha sempre invaso: con entusiasmo iniziavo a spiegare i vantaggi della nuova tecnologia televisiva (compressione MPG4, interattività MHP, aumento di canali sulla stessa larghezza di banda, migliore qualità di ricezione, ecc.), ma subito mi accorgevo che le richieste dei miei interlocutori erano più basiche: perché devo comprare un decoder? perché si chiama digitale terrestre? devo cambiare il televisore? che differenza c’è con Sky?


Solo oggi, maggio 2010, quando ormai il digitale terrestre è una realtà nel Nostro Paese e mentre siamo a un passo dallo storico switch off (spegnimento) dei trasmettitori analogici a Milano e nel Nord Italia, capisco che il nocciolo della questione non è spiegare la Televisione Digitale Terrestre, bensì chiarire che cos’è e come funziona una tecnologia televisiva, sottolineando che questo upgrade tecnologico, dall’analogico al digitale, non è il primo passaggio che affronta la televisione italiana nella sua decennale storia.

Con il tempo e l’esperienza ho imparato che, se non si capisce un determinato passaggio, spesso il problema non sta in quel punto ma piuttosto nelle righe precedenti


Durante gli anni dell’Università, specie nella preparazione dei primi esami, quando mi capitava di non capire un passaggio di una dimostrazione di Fisica o di Analisi Matematica, spesso mi accanivo a cercare elementi chiarificatori in quella stessa equazione, in quello stesso passaggio, passando al setaccio tutti gli addendi, i simboli - al di qua e al di là dell’uguale - cercando di comprendere cosa mi sfuggisse, dove si nascondesse il segreto di quella equazione. L’accanimento, naturalmente, non portava a nessun risultato. Con il tempo e l’esperienza ho imparato che, se non si capisce un determinato passaggio (e questo non vale solo per la matematica), spesso il problema non sta in quel punto ma piuttosto nelle righe precedenti; si deve tornare indietro e cercare dove si sono perse quelle informazioni fondamentali che ci avrebbero fatto comprendere il passaggio incriminato. Sono convinto che per capire davvero cosa significhi l’avvento della televisione digitale terrestre vada applicata la stessa regola: si deve tornare indietro e analizzare quanti e quali passaggi tecnologici ci siamo persi o dimenticati nella storia della televisione, prima di affrontare la comprensione di questa nuova e ultima innovazione. L’equazione seguente, espressa appositamente e provocatoriamente in linguaggio matematico, rappresenta il passaggio incriminato, quello che stiamo vivendo:



Che cosa significa l’equazione 1.5? Che cosa è lo standard televisivo PAL? In questo articolo, non ci concentreremo su questa equazione ma spiegheremo quali sono stati i quattro precedenti passaggi (1.1, 1.2, 1.3, 1.4) che hanno trasformato la televisione italiana dall’inaugurazione dei servizi televisivi regolari (3 gennaio 1954) a oggi, alba di una nuova era televisiva. La speranza è che passando in rassegna la storia degli standard televisivi italiani l’equazione (1.5) e quindi quest’ultimo passaggio tecnologico in ambito televisivo possa risultare un po’ più semplice da spiegare.

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La televisione
in bianco&nero

Approfondimento a cura di:

Massimo Temporelli
(Curatore dipartimento Comunicazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia)

Per approfondire

www.dgtvi.it | il sito ufficiale DGTVi Per la Televisione Digitale Terrestre

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