Particolare di un televisore con manopola per selezionare frequenze UHF e VHF.
La Rai, concessionaria di Stato per il servizio televisivo italiano, già dalla fine degli anni Cinquanta, iniziò la costruzione di una nuova rete di trasmettitori e ripetitori terrestri funzionanti sulle Frequenze UHF (Ultra High Frequency), affiancandola a quella già esistente operante sulle frequenze VHF.
Proprio su questi nuovi canali trasmittenti (o canali tout court) iniziarono nel novembre del 1961 le trasmissioni del secondo canale nazionale.
Anche se, di fatto, la piattaforma televisiva restava la stessa (trasmissione analogica e immagini in bianco e nero) aumentavano le bande di frequenza e quindi i canali su cui era possibile trasmettere e ricevere contenuto televisivo. L’abbonato Rai, nel 1961, dovette così adattare la propria “stazione ricevente” per poter ricevere i segnali emessi dalla nuova rete UHF.
Chi voleva ricevere il secondo canale doveva:
1. aggiungere una nuova antenna (antenna UHF) sul proprio tetto
2. inserire all’interno del televisore il gruppo di ricezione/sintonia UHF
3. collegare sulla linea d’antenna un miscelatore e demiscelatore
In realtà sul mercato esistevano, già in quegli anni, televisori predisposti per ricevere anche i canali UHF, ma questo avrebbe significato, per molti italiani, dover cambiare il televisore appena acquistato. L’espressione matematica per esprimere questo ampliamento di piattaforma potrebbe essere:

Questa piattaforma, che abbiamo chiamato Televisione Analogica Terrestre Ampliata, con due canali nazionali e la gestione in regime di monopolio della Rai ha caratterizzato la televisione italiana fino alla fine degli anni Settanta
www.dgtvi.it | il sito ufficiale DGTVi Per la Televisione Digitale Terrestre