La macchina come si presenta dopo il restauro.
Esaminare foto e disegni di una qualunque macchina è una cosa, trovarsela di fronte, poterle girare attorno, osservarne i particolari e, soprattutto, poterla toccare, è un'esperienza totalmente diversa.
Al primo colpo d'occhio la Macchina Aritmetica di Poleni apparve subito imponente e massiccia e ancora in discrete condizioni; al punto da tentarne un'immediata messa in moto. Purtroppo però un'indagine più attenta, dimostrò tutti i deleteri effetti del tempo, anche se, ricordiamo, si trattava solo di mezzo secolo e non dei trecento anni che avrebbe avuto l'originale del 1709.
La maggior parte delle componenti metalliche mostrava un forte stato di ossidazione (ruggine), l'intelaiatura in legno era leggermente deformata, il ché rendeva difficile e rischioso ogni tentativo di movimento. Altri problemi vennero alla luce quando si confrontò il manufatto sia con le foto del 1959, sia con le tavole originali della Miscellanea di Poleni; alcune parti erano scomparse (ad es. i piccoli contrappesi che contrastano l'inerzia del movimento, la manovellina per l'azzeramento degli accumulatori, il piolo che blocca il movimento alla fine delle operazioni).
Dopo una superficiale opera di pulizia e la parziale eliminazione della ruggine, si tentò la messa in moto, ma con risultati deludenti: la macchina si bloccava spesso e i risultati dei calcoli erano errati!
Massimo Temporelli curatore del Dipartimento Comunicazione del Museo osserva la macchina prima del restauro.
L'opera di scomposizione fu fondamentale, non solo per il restauro, ma soprattutto per capire a fondo il funzionamento e le soluzioni tecniche adottate, sia quelle proposte Poleni nel suo progetto, sia quelle adottate dai tecnici dell'IBM per la costruzione della replica. Ci si accorse, ad esempio che nella replica erano stati usati componenti anacronistici, come i cuscinetti a sfere, parti di alluminio e altri materiali inesistenti nel Settecento. Curioso fu poi scoprire che l'intera macchina era costruita e funzionava in modo speculare rispetto ai disegni originali.
Giungiamo così al settembre del 2009, quando ci si trovò davanti ad un tavolo su cui erano allineati in bell'ordine assi, ruote dentate, viti, leve, e quant'altro, il tutto ben ripulito e oliato. Le foto scattate durante lo smontaggio, quelle del '59 e i disegni del 1709 (oltre alla descrizione tradotta dal latino dall'Ing. Soresini) dovevano guidare la restituzione della macchina al suo originale funzionamento. L'assemblaggio risultò più facile e veloce della scomposizione, ma ad esso seguì una lunga e improba opera di registrazione dei singoli componenti, lavoro svolto per tentativi ed errori, che portò ancor più in evidenza gli elementi critici ed i limiti della macchina.
Finalmente, nell'ottobre del 2009, fu possibile provarne il funzionamento con l'esecuzione di una breve moltiplicazione. La resuscitata Macchina Aritmetica di Poleni cominciò a girare, emettendo un poderoso suono ticchettante, i numeri sui piccoli quadranti anteriori si mossero a scatti e, incredibilmente, il risultato ottenuto era esatto!