La macchina aritmetica di Giovanni Poleni

La storia delle macchine da calcolo:
Perché una macchina per il calcolo?

"È indegno per l'uomo eccellente perder tempo come uno schiavo nel lavoro di calcolare, cosa che potrebbe essere relegata senza problemi a qualcun'altro se fosse usata una macchina."


Così scriveva il filosofo tedesco Wilhelm Gottfried Leibniz nel 1658, stanco di effettuare i lunghissimi calcoli necessari ai suoi studi e lamentandosi dei frequenti errori che inevitabilmente ne derivavano.

L'uso pratico del calcolo non era ancora così pregnante e necessario come nel nostro mondo; per la maggior parte delle attività umane dell'epoca, anche complesse, bastava un'elementare capacità di leggere e scrivere i numeri e di eseguire qualche semplice addizione.

Solo tre settori necessitavano dell'estenuante attività aritmetica che lamenta Leibniz: la contabilità delle tesorerie reali, delle banche e dei commercianti; le misurazioni dei terreni e delle proprietà agrarie a scopi politici e fiscali; e, soprattutto i calcoli astronomici per la determinazione della posizione di pianeti e stelle, necessari alla navigazione.

Per la maggior parte delle attività umane dell'epoca, anche complesse, bastava un'elementare capacità di leggere e scrivere i numeri e di eseguire qualche semplice addizione.


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