La macchina aritmetica di Giovanni Poleni

La storia delle macchine da calcolo:
La mente umana non basta più

Conteggio con le dita.

La professione degli esperti calcolatori, anche se non più in qualità di schiavi, continuerà nei secoli successivi, fino alla metà del Novecento.


Questi lavoratori erano a volte riuniti in vere e proprie fabbriche dei calcoli, catene di montaggio di operazioni aritmetiche per la preparazione delle tavole astronomiche e matematiche necessarie alla navigazione marittima. Fino a cinquant'anni fa la parola computer significava "uomo o donna la cui professione consiste nell'eseguire operazioni aritmetiche". Era comunque un lavoro lento e costoso, gestibile solo da organizzazioni statali o commerciali di grandi dimensioni.

Questa era la situazione in cui si trovava Leibniz. Come singolo studioso non poteva certo permettersi di appoggiarsi ad uno stuolo di computer umani, ma era costretto a provvedere personalmente ai suoi calcoli. Nella sua epoca il 'bisogno' di calcolo iniziava ad aumentare: la rivoluzione eliocentrica proposta da Copernico, poi raffinata da Keplero e spiegata da Newton, rendeva indispensabile una precisione mai richiesta prima, al costo non solo di accuratissime osservazioni astronomiche, ma anche di estenuanti sequenze di addizioni, moltiplicazioni e divisioni.

Fino a cinquant'anni fa la parola computer significava "uomo o donna la cui professione consiste nell'eseguire operazioni aritmetiche"


Una macchina avrebbe potuto aiutare?

Già dal Quattrocento nuovi e meravigliosi meccanismi avevano cominciato ad invadere l'Europa; come dimostrano le numerose invenzioni di Leonardo da Vinci, di Agostino Ramelli e tanti altri studiosi e meccanici dell'epoca: mulini a vento e ad acqua, automi per divertire i signori ed effetti scenici per il teatro, ma soprattutto i grandi e complessi orologi delle cattedrali, colpivano la fantasia non solo delle anime semplici, ma anche dei dotti. La macchina diventò la grande metafora di quei tempi non solamente per le sue applicazioni pratiche o ludiche, ma anche per spiegare tutti i fenomeni naturali; l'universo era una macchina, l'animale era una macchina e forse anche l'uomo lo era.

Se era stato possibile costruire oggetti complessi e raffinati, come l'Astrario di Jacopo Dondi (1381) o quello della cattedrale di Strasburgo (1352), allora non doveva essere impossibile ideare un meccanismo che eseguisse le operazioni aritmetiche. In fondo, era sì un lavoro mentale, ma semplice e ripetitivo; se le macchine potevano sostituire i muscoli, forse avrebbero potuto rimpiazzare anche la mente di un contabile.

Così Leibniz, come Pascal e Schickard prima di lui, proverà a progettare una macchina calcolatrice, presto seguito da molti altri filosofi, matematici, astronomi e semplici artigiani. Le numerose macchine inventate nei secoli XVII e XVIII rimarranno costosi 'giocattoli' destinati all'ornamento delle case patrizie o delle 'camere delle meraviglie' dei dotti.

Se le macchine potevano sostituire i muscoli, forse avrebbero potuto rimpiazzare anche la mente di un contabile.


Bisognerà attendere la metà dell'Ottocento prima che le calcolatrici diventino uno strumento affidabile, produttivo e diffuso negli uffici e nei laboratori di ricerca, grazie agli effetti della rivoluzione industriale e alle innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che questa portò. In particolare, l'evoluzione del calcolo meccanico è attribuibile a quella nuova categoria di ingegneri-imprenditori che sostituirà i 'meccanici' del Seicento e del Settecento.

Una volta decollata, l'industria delle calcolatrici meccaniche (poi elettromeccaniche) continuerà a crescere per i successivi cento anni. Le macchine prodotte diventeranno forse meno affascinanti (il grigio e il nero dell'acciaio verniciato sostituiranno la calda lucentezza dell'ottone e del bronzo), ma al loro interno continueranno a celare capolavori della meccanica di precisione.


Lo sapevi che...

Giovanni Dondi tra il 1348 e il 1364 progetta e costruisce l'Astrario, che mostra i movimenti dei pianeti, del sole e della luna regolati dal battere di un orologio. È la realizzazione meccanica della concezione tolemaica dell'universo. La ricostruzione dell'Astrario, realizzata da Luigi Pippa e terminata nel 1963 è conservata nella sezione di Orologeria del Museo. Lo spazio centrale in cui è collocato testimonia l'importanza che l'oggetto ha, sia all'interno della collezione del Museo, sia nella storia dell'orologeria come uno dei capolavori dell'epoca medievale.
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