La macchina aritmetica di Giovanni Poleni

La storia delle macchine da calcolo:
La pascalina di Blaise Pascal

Pascalina (Tavola della Encyclopédie di Diderot e d'Alembert) - dettaglio.

Il secondo tentativo di costruzione di una macchina aritmetica fu quello di Blaise Pascal (1623 - 1662) matematico, fisico, filosofo e teologo francese.


Nel 1642 suo padre, Étienne Pascal, era intendente di finanza a Rouen, in Normandia, incarico che lo costringeva a frequenti e lunghi calcoli. Il figlio, allora solo diciannovenne, ma già brillante matematico, pensò di aiutarlo costruendo per lui uno strumento che alleviasse la noiosa incombenza.

L'ingegno di Pascal produsse quella macchina che oggi viene ricordata con il nome di pascalina, un addizionatore a ruote simile a quello di Schickard. Dopo vari tentativi e la ricerca di un abile artigiano che la costruisse, nel 1645 riuscì a presentare la sua invenzione a Pierre Seguire, cancelliere di Richelieu, ottenendone apprezzamento e l'incoraggiamento a migliorarla.

Con l'aiuto di un orologiaio di Rouen, Pascal produsse pascaline di varie dimensioni - forse una cinquantina -, comprese versioni non decimali per il calcolo di pesi e valute.


Nel 1649 il Re Sole, Luigi XIV, concesse a Pascal il "privilegio" che gli garantiva l'esclusiva di unico produttore e commercializzatore. Contrariamente a Schickard, Pascal pubblicizzò la sua invenzione in tutta Europa, grazie alla corrispondenza con molti sapienti dell'epoca.

La parte forse più innovativa della pascalina era il suo meccanismo di riporto, che permetteva una certa affidabilità, anche quando si doveva propagare su più ruote successive, come nella somma 9999 + 1. Il meccanismo ideato impediva però la reversibilità del movimento e la sottrazione poteva essere eseguita solo ricorrendo al trucco della "somma con il complemento".

Con l'aiuto di un orologiaio di Rouen, Pascal produsse pascaline di varie dimensioni - forse una cinquantina -, comprese versioni non decimali per il calcolo di pesi e valute. Alcuni esemplari furono donati ad importanti personaggi europei, come la regina Cristina di Svezia e Maria-Luisa Gonzaga, regina di Polonia. Tramite il fisico olandese Christian Huygens, un modello raggiunse Londra, dove fu presentato alla Royal Society, ottenendo lodi anche da Robert Hooke, che era inizialmente piuttosto scettico.

La prima descrizione della pascalina pubblicata a stampa apparve nel 1652 sul periodico Muse Historique, ma senza illustrazioni, coerentemente con quanto sostenuto da Poleni di non conoscerne "la descrizione del meccanismo" e non sapere "se essa sia stata resa manifesta". Dalla pascalina tratta ampiamente la Grand Encyclopédie di Diderot nel 1779. Nel 1650 Pascal fu colto da una crisi religiosa che portò a termine il suo interesse per la fisica e la matematica, quindi anche per la sua 'creatura' meccanica.

La pascalina lasciò una durevole eredità tecnologica; macchine sostanzialmente simili, anche se decisamente più perfezionate, soprattutto nel meccanismo del riporto, continueranno ad essere costruite fino agli anni '60 del secolo scorso. Già agli inizi del Settecento due copie della pascalina furono costruite anche nella lontana Cina. Solo nove esemplari originali della pascalina sopravvivono oggi in musei e collezioni private.


Lo sapevi che...

Le monete e le misure dell'epoca spesso si dividevano in 12 o 20 unità, come nel caso di franchi, denari e soldi, o sterline, scellini e penni.

Guarda la gallery fotografica

Facebook

Seguici su Facebook

Youtube

Seguici su Youtube

Gallery fotografiche

Gallery fotografiche

Twitter

Seguici su Twitter

TripAdvisorCommenta su TripAdvisor Audio

Sezione Audio