La storia delle macchine da calcolo:
Altre macchine del Seicento
Pascalina del 1652. Replica conservata al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.
Nella seconda metà del XVII secolo vi furono altri tentativi di realizzare macchine per il calcolo. Nel 1659 l'italiano Tito Livio Burattini, al servizio del re di Polonia, costruì una macchina per le addizioni, simile alla pascalina, che regalò la Granduca di Toscana, oggi purtroppo scomparsa.
Nel 1666 l'inglese Samuel Morland realizzò due addizionatrici senza meccanismo di riporto e una originale moltiplicatrice basata sui bastoncini di Nepero.
Ancora in Francia, nel 1678, Renè Grillet de Roven costruì una addizionatrice a nove ruote, simile alla pascalina, ma dotata dei bastoncini di Nepero per la moltiplicazione e nel 1685 Claude Perrault costruì un addizionatore a barrette scorrevoli.
Che ruolo ebbero tutte queste invenzioni? Devono essere tutte considerate come prototipi ingegnosi, ma inaffidabili, soggetti a frequenti guasti e, soprattutto, lenti.
Che ruolo ebbero tutte queste invenzioni? Dall'esame degli esemplari rimasti e dalle memorie scritte, al di là delle elogiative descrizioni dei loro inventori e degli ammiratori, devono essere tutte considerate come
prototipi ingegnosi, ma
inaffidabili, soggetti a
frequenti guasti e, soprattutto,
lenti, tanto da non poter competere con i calcoli con carta e penna eseguiti da contabili ben addestrati. Anche il loro
costo esorbitante impediva che avessero un ragionevole mercato.
Tre erano generalmente i principali difetti progettuali o costruttivi che rendevano le macchine aritmetiche del Seicento difficili da usare:
1. il meccanismo di riporto, quando presente, non funzionava sempre con sicurezza. Soprattutto non era quasi mai in grado di 'propagare' il riporto come dovrebbe avvenire nel caso di somme del tipo 9999+1
2. in tutte era impreciso il sistema che bloccava le ruote numeratrici esattamente in corrispondenza di una cifra, l'attrito e l'inerzia causavano spesso il fermarsi delle ruote un po' prima o un po' dopo la cifra calcolata, causando errori di lettura del risultato e dei calcoli successivi
3. in tutte mancava un meccanismo di azzeramento veloce per poter iniziare un nuovo calcolo.