I tram di Milano

Milano possiede un bellissimo museo dei trasporti su rotaie: sono i suoi tram, dai gloriosi "1500" del 1928 fino ai Jumbo Tram degli anni Settanta, che danno alla città un profilo inconfondibile.


La "1500": instancabile dal 1928

Una 1500 "Peter Witt" in servizio a Milano.

La circolazione tranviaria a Milano entrò per la prima volta in crisi negli anni Venti. L'aumento dei passeggeri imponeva l'uso di "treni tranviari" (motrice e rimorchio) lenti e scarsamente economici a causa della presenza di ben tre agenti (il manovratore e due bigliettai). I tram erano gli Edison, antiquati e poco capienti. Per rimediare alla situazione venutasi a creare, il direttore dell'Azienda Tranviaria del Comune di Milano ing. Gaetano D'Alo ed il caposervizio della segreteria tecnica ing. Giovanni Cuccoli, studiarono l'opportunità di impiegare grandi vetture tranviarie a carrello derivate dal modello "Peter Witt" diffusissimo negli USA. L'Azienda Tranviaria fece pertanto realizzare due vetture campione di tram definiti rivoluzionari presso le Officine Carminati & Toselli di Milano.


Le 1500 rappresentavano una vera e propria rivoluzione: molto più leggere (cosa che limitava il consumo di energia elettrica e l'usura dei binari), capacità di oltre 100 passeggeri, velocità massima di 42 Km/h, ampie porte con predellini rientrabili a manovra pneumatica e ruote di piccolo diametro per facilitare l'incarrozzamento. L'interno era molto elegante, con sedili in legno scuro e lampadari di vetro lavorato.


Vettura 1502 in livrea giallo/crema, anno 1928.

Nel giro di un anno i due prototipi vennero allestiti ed il primo di essi venne messo in servizio il 27 novembre 1927, seguito a breve distanza dalla seconda unità. I lusinghieri risultati ottenuti in sede di sperimentazione portarono all'acquisto di ben 500 unità, ordinate nel giugno 1928 alle industrie specializzate, che assunsero la numerazione aziendale 1503-2002. Nell'aprile 1929 i primi esemplari delle 1928 vennero presentati al pubblico su una linea per la Fiera Campionaria. Rispetto alle "Edison" le 1500 rappresentavano una vera e propria rivoluzione: molto più leggere (cosa che limitava il consumo di energia elettrica e l'usura dei binari), capacità di oltre 100 passeggeri, velocità massima di 42 Km/h, ampie porte con predellini rientrabili a manovra pneumatica e ruote di piccolo diametro per facilitare l'incarrozzamento. L'interno era molto elegante, con sedili in legno scuro e lampadari di vetro lavorato.


ATM 1541 della linea 24, al capolinea accanto al Duomo negli anni Trenta.

Negli anni '30 venne aperta una "semiporta" posteriore, eliminando una parte del salottino di coda. L'apertura di questa porta era comandata da una pedana a pressione direttamente dal passeggero. In quegli anni le 1500 contribuirono in maniera determinante alla mobilità dei milanesi e divennero parte integrante dell'immagine di Milano. Durante i bombardamenti dell'agosto 1943 le 1500 subirono gravi danni ed in seguito l'ATM riprese faticosamente il servizio tramviario, mettendo in circolazione vetture smotorizzate, al traino di vetture non danneggiate e, in alcuni casi, con il compensato al posto dei vetri.


ATM 1981, anno 1974, con pantografo e presa ad asta.

Dal dopoguerra ad oggi

La serie delle 1500 ha subito negli anni molti aggiornamenti, sia negli apparati elettrici che meccanici, mantenendo aggiornate le vetture nella parte tecnica senza però stravolgerne l'inconfondibile aspetto estetico. Da questo punto di vista le modifiche, una meccanica e l'altra estetica, che più hanno contribuito a variare l'aspetto delle 1500 sono state: la sostituzione della presa di corrente ad asta (la 'perteghetta' dei milanesi) con i pantografi di tipo asimmetrico e l'applicazione della livrea arancio, nella metà degli anni '70, con la quale le vediamo circolare nelle vie di Milano ai giorni nostri.

Riferimenti sitografici

Adriano Bosetti, I tram di Milano

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