Una bandiera misteriosa

Nella nuova area comune ai dipartimenti Energia e Materiali del Museo è esposta una misteriosa bandiera italiana.
Scopri con noi di che cosa si tratta seguendo il percorso a tappe che, da ora al 1 dicembre, ci porterà a conoscere sempre più dettagli sulla storia di questo oggetto, sull'impresa scientifica che racconta e sui temi di fondo che introduce.
A che cosa è servita? Quando è stata realizzata? Come è stata fatta? Dove è stata piantata? Su che valori si reggeva? Perché non è più là? Perché ora è qui? Chi ce l'ha data? Quanto vale? È importante? Ricapitoliamo...
Alcuni estratti dal Trattato sull'Antartide

I Governi dell'Argentina, dell'Australia, dei Belgio, del Cile, della Repubblica Francese, del Giappone, della Nuova Zelanda, della Norvegia, dell'Unione Sud-Africana, dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e d'Irlanda del Nord e degli Stati Uniti d'America,

riconoscendo che giova all'interesse di tutta l'umanità che l'Antartide sia riservata per sempre soltanto ad attività pacifiche e non divenga né il teatro né il motivo di vertenze internazionali;
apprezzando l'ampiezza dei progressi attuati dalla scienza grazie alla cooperazione internazionale in materia di ricerca scientifica nell'Antartico;
persuasi che sia conforme agli interessi scientifici e al progresso dell'umanità di istituire una solida struttura che consenta di proseguire e di sviluppare tale cooperazione, fondandola sulla libertà della ricerca scientifica nell'Antartide, come essa è stata praticata durante l'Anno Geofisico Internazionale; convinti che un Trattato inteso a riservare l'Antartide soltanto per attività pacifiche e a mantenere in questa regione l'armonia internazionale gioverà agli intenti ed ai principii della Carta delle Nazioni Unite;

hanno convenuto quanto segue:

Art. I
Nell'Antartide sono autorizzate soltanto attività pacifiche (.)

Art. II
La libertà della ricerca scientifica nell'Antartide e la cooperazione a tale scopo, come esse sono state praticate durante l'Anno Geofisico Internazionale, sono proseguite conformemente alle disposizioni del presente Trattato.

Art. III
Per rafforzare nell'Antartide la cooperazione internazionale in materia di ricerca Scientifica (.) le Parti contraenti convengono di procedere, in tutta la misura possibile:
a) allo scambio di informazioni concernenti programmi scientifici nell'Antartide (.);
b) a scambi di personale scientifico tra spedizioni e stazioni in questa regione;
c) allo scambio delle osservazioni e dei risultati scientifici ottenuti nell'Antartide, che saranno resi liberamente disponibili. (.)

Art. IV
(.) Durante la validità del presente Trattato, non deve essere presentata alcuna nuova rivendicazione né estesa una rivendicazione di sovranità territoriale precedentemente fatta valere.

Art. V
Nell'Antartide, sono vietate le esplosioni nucleari e l'eliminazione di scorie radioattive (.)

Art. VI
Le disposizioni del presente Trattato si applicano alla regione situata a Sud del 60° grado di latitudine Sud, compresi tutti i tavolati glaciali (.)

Art. VII
(.) Tutte le regioni dell'Antartide, comprese le stazioni, gli impianti e il materiale ivi situati, come anche tutte le navi e gli aeromobili nei punti di sbarco e di imbarco di merci o di personale nell'Antartide sono accessibili in qualsiasi momento all'ispezione di tutti gli osservatori designati. (.)

Art. X
Ciascuna Parte contraente si obbliga ad adottare provvedimenti adeguati, compatibili con la Carta delle Nazioni Unite, per impedire, nell'Antartide, qualsiasi attività contraria ai principii o alle intenzioni del presente Trattato.

Art. XIII
Il presente Trattato è sottoposto alla ratificazione degli Stati firmatari. Resta aperto all'adesione di qualsiasi Stato membro delle Nazioni Unite o di qualsiasi altro Stato che potrebbe essere invitato ad aderirvi con il consenso di tutte le Parti contraenti (.)

La bandiera è esposta al livello -1 dell'Edificio Monumentale del Museo, nell'area comune ai dipartimenti Energia e Materiali.
La sua storia, ancora misteriosa, riguarda un argomento che è tra i più importanti oggi in tema di ambiente e che si collega a moltissimi aspetti presenti nei due dipartimenti: dalle risorse, ai processi produttivi ai nostri consumi.

Nella spedizione Italo - Francese in Antartide del '93 eravamo in sei: un responsabile logistico, due meccanici, un addetto alle comunicazioni e due scienziati. Io ero il leader scientifico e avevo anche l'incarico di eseguire le misure. Dovevamo rilevare alcune caratteristiche del territorio nella regione di Dome Concordia, all'interno del continente antartico, per individuare con precisione il sito adatto a sviluppare successive ricerche.

Su alcuni aspetti della spedizione registrammo un fallimento: bisognò rimandare a missioni seguenti sia la misura degli spessori del ghiaccio della Calotta antartica che la determinazione della topografia del fondo roccioso sottostante. Riuscimmo però a ottenere la topografia della superficie della Calotta attorno a Dome Concordia, e a individuare il punto della sommità del Domo. Lì, simbolicamente, fu posta la bandiera. Negli anni seguenti, il luogo che avevamo individuato fu meta di molte spedizioni e divenne sede della base scientifica internazionale Concordia.
Nel frattempo la bandiera andò smarrita.

Nel 2003, di ritorno da una spedizione Italo-Russa-Australiana, mi fermai per fare rifornimento di carburante alla base antartica francese di Dumont d'Urville. Un meccanico della base mi aspettava. Aveva trovato in officina, nascosta tra una montagna di cianfrusaglie, la bandiera del '93. Mi disse con fierezza: "Ecco la tua bandiera!". Con un po' di riluttanza, perché sentivo che la bandiera non era "mia" ma "nostra", la accettai e la portai con me. Adesso l'ho consegnata al Museo per condividerla con una famiglia più grande, a memoria e simbolo di uomini che hanno avuto il privilegio di operare in pace e libertà.


Ignazio Ezio Tabacco


I grafici riportati in questa finestra sono tratti1 da un articolo apparso sulla rivista Nature nel maggio del 2008. Rappresentano due tra i principali risultati della ricerca condotta a Dome Concordia per conoscere il passato climatico del nostro pianeta. Raccontano un viaggio scientifico a ritroso nel tempo compiuto nelle condizioni ideali per spingersi più indietro possibile. I dati riportati provengono infatti da un "archivio climatico naturale" formatosi nel corso delle ere geologiche: il ghiaccio della Calotta antartica.

Che relazione hanno con la bandiera?
Negli strati superficiali della coltre glaciale sono racchiuse solo informazioni climatiche relativamente recenti. Per una ricerca paleo-climatica bisognava quindi spingersi ad analizzare il ghiaccio di profondità con carotaggi attraverso tutta la Calotta, fino al fondo roccioso, lungo il massimo spessore possibile. L'obiettivo della spedizione italo-francese del 1993 era stato proprio questo: individuare con precisione il sito con i migliori requisiti di "archivio di lungo periodo", dove sarebbero stati poi effettuati i carotaggi. Ecco perché la bandiera, piantata per il tempo di una foto proprio in quel punto, racchiude simbolicamente il valore dei risultati scientifici ottenuti in seguito: 800.000 anni di dati climatici acquisiti analizzando carote prelevate lungo tutta la coltre glaciale fino a 3270 m di profondità.

Perché il ghiaccio profondo racchiude informazioni paleo-climatiche?
La Calotta Polare si forma per la precipitazione della neve che si accumula ordinatamente, anno dopo anno, trasformandosi lentamente in ghiaccio. Il processo di accumulo avviene in tempi lunghissimi: il ghiaccio in superficie sarà quello più giovane, quello in profondità sarà più vecchio. La neve che si forma per condensazione in atmosfera, conserva tutte le specifiche caratteristiche chimiche e fisiche associate alle condizioni climatiche esistenti al momento della precipitazione. Queste caratteristiche si mantengono nella trasformazione della neve in ghiaccio. Dallo studio delle carote di ghiaccio, nota la relazione tra profondità ed età del ghiaccio, si possono quindi ricavare informazioni sul clima del passato e in particolare sulle variazioni di temperatura che si sono succedute nel tempo. Inoltre, durante la trasformazione di neve in ghiaccio, rimangono intrappolate alcune bolle d'aria, dal cui studio si può ricavare la composizione dell'aria del passato e, in particolare, il valore delle concentrazioni dei gas serra.

Che cosa si legge nei grafici?
Sull'asse orizzontale è riportata la scala dei tempi, comune ai due grafici che va dal 1950 (lo zero di riferimento) fino a 800.000 anni fa. Sull'asse verticale, invece, ogni grafico riporta un parametro diverso: variazione di temperatura (in gradi centigradi) in un caso, e concentrazione di CO2 (in parti per milione) nell'altro. Il grafico in alto mostra l'andamento della temperatura2 sul pianeta nel corso del tempo, non in termini assoluti ma di variazione, cioè di gradi centigradi in più o in meno rispetto alla temperatura media attuale del pianeta (presa come zero). Il grafico in basso mostra l'andamento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera terrestre nel corso del tempo3. Dal confronto tra i due grafici risulta evidente, su un arco temporale di 800.000 anni, il succedersi di periodi freddi (glaciali) intervallati da più brevi periodi caldi (interglaciali) con una marcata covarianza, cioè l'andamento sempre strettamente correlato, sia in aumento che in diminuzione, tra il dato di temperatura e quello della CO2.

1La figura è stata ridisegnata per semplicità di lettura. L'originale compare in Nature, Vol. 453, No. 7193, pp. 379-382, 15 May 2008.
2Le temperature non vengono misurate direttamente dalle carote di ghiaccio ma sono ricavate dall'analisi dell'acqua di precipitazione che le ha formate. Il metodo utilizzato, chiamato termometro isotopico, si basa su una relazione empirica tra la composizione isotopica dell'acqua (ad es. il rapporto Idrogeno / Deuterio) e la temperatura di condensazione presente al momento della precipitazione. Analizzando le carote di ghiaccio si misura direttamente la loro composizione isotopica e da questa si ricavano le temperature.
Nota la corrispondenza tra profondità ed età del ghiaccio, si ricavano poi le variazioni temporali della temperatura riportate nel grafico.
3La freccia viola, a destra nel grafico, ci riporta all'oggi mostrando il valore (fuori scala) di 386 ppm raggiunto da questo gas serra all'inizio del 2009. Questo dato non compare nel grafico originale poiché non riguarda la ricerca paleo-climatica condotta a Dome Concordia. I dati sul clima recente non vengono infatti desunti dallo studio delle carote di ghiaccio ma da altri tipi di archivi naturali e con altre analisi scientifiche.


Questa bandiera, collegata all'esperienza scientifica e ai risultati del progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antartica), introduce il tema del riscaldamento globale che è parte della più ampia questione dei cambiamenti climatici. L'argomento, che costituisce una delle principali preoccupazioni ambientali, impegna da tempo la comunità scientifica ed è da alcuni anni al centro del dibattito sociale per la sue ricadute a livello politico ed economico, con interrogativi che coinvolgono Istituzioni, Governi, sistemi d'impresa e singoli cittadini in tutto il pianeta.

Insieme a questo fattore, di stretta attualità ambientale e di grande rilevanza scientifica, la bandiera porta con sé diversi aspetti culturalmente significativi: la pace come presupposto per l'attività scientifica e la collaborazione tra Paesi nelle attività di ricerca; lo studio del passato come presupposto per la comprensione del presente e la conoscenza scientifica come percorso dove i singoli passi, anche difficili e coraggiosi, condotti con metodo e senza garanzie, sono elementi sempre imperfetti, parziali, di un processo in divenire.

La bandiera è dunque importante per i molti valori che riassume. Li esprime, in modo semplice e potente, a partire dal suo aspetto: materiali di fortuna, fantasia e tecnica, arte dell'arrangiarsi ma sapendo quel che si fa. E poi attraverso la sua lunga storia: le circostanze in cui è stata realizzata, lo spirito con cui è stata cucita, il luogo in cui è stata piantata; i risultati scientifici che sono seguiti e il premio Cartesio della Commissione Europea conferito al Progetto EPICA nel 2007; le persone che l'hanno voluta, fatta, ritrovata, conservata; la famiglia che ha voluto condividerla con una "famiglia più grande", quella dei visitatori che oggi scoprono una piccola grande storia passeggiando per le sale del Museo e navigando sul web.

A breve un ultimo episodio per ricapitolare tutta la vicenda...

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