Le ricadute e le implicazioni sociali della robotica

Due robot della Mitsubishi Electric

Sempre di più la robotica e il corretto funzionamento di sistemi automatici entrano a far parte della vita delle persone, con risvolti sociali e spesso anche etici.
Il Museo si confronta, su questi temi, con la comunità scientifica e con il suo pubblico.

All'interno del ciclo Fatti un'opinione, i cui incontri si rivolgono ai cittadini, agli scienziati e alle aziende, sono trattati i possibili scenari legati alle ricadute sociali della robotica.
L'obiettivo è informare il pubblico non esperto rispetto alle presenza della robotica nella vita di tutti i giorni; stimolare gli scienziati e le aziende a riflettere sulle implicazioni sociali ed etiche del loro lavoro e creare un terreno comune di confronto tra il pubblico non esperto e i ricercatori.
Il punto di vista adottato è, in prima istanza, quello del cittadino che vuole informarsi sulle ricadute che la robotica può avere sulla propria quotidianità. Ogni tematica affrontata presenta argomenti controversi, elementi positivi ed elementi potenzialmente negativi. Durante gli incontri sono introdotte e descritte le tecnologie attualmente applicate nei vari campi della robotica, per poi indagarne le implicazioni e gli scenari futuri.
La "roboetica", l'etica applicata alla robotica, è un valido approccio per affrontare in modo trasversale le tematiche trattate di volta in volta. I quesiti posti sono tantissimi.
Quali sono i limiti alle funzioni che un robot può avere? Dobbiamo aver paura degli scenari aperti dalla robotica? Quali sono le implicazioni per l'uomo nell'uso dei robot?
Dalle esplorazioni spaziali e sottomarine, all'automazione industriale e la robotica di servizio fino all'applicazione della robotica al corpo dell'uomo, con il tema del cyborg e dell'integrazione tra uomo e macchina.

A questo ultimo tema è dedicato l'incontro del 30 novembre 2008.
Le nuove tecnologie, fra cui la robotica occupa un grande spazio, sono sempre più a supporto e servizio del corpo umano: ripristinare la funzionalità di un arto o di un organo con un sostituto meccanico; permettere ad una persona paralizzata di agire con l'uso del pensiero; comunicare a distanza con macchine o uomini attraverso un microchip innestato sotto pelle e collegato al sistema neurologico. Esempi di ricerca nei laboratori e casi reali della quotidianità.
Oggi i prodotti sono sempre più fruibili ed efficienti, tanto da permettere ad un atleta senza una gamba di confrontarsi con atleti normodotati. Esistono protesi passive, attive o addirittura controllate dai nostri pensieri per garantire la piena funzionalità dell'organo sostituito.
La distanza fra ciò che è ritenuto organico e naturale e ciò che è ritenuto non organico e artificiale si riduce, ma fino a che punto è possibile spingersi? Esiste una linea, virtuale, che ciascuno di noi non vorrebbe sorpassare? Quali parti dell'uomo sono imprescindibili, la cui sostituzione o alterazione modifica il nostro senso di "umano"? Ha senso porsi la domanda?
C'è il rischio di creare dei superuomini? E' destino dell'uomo ibridarsi con le macchine? Quanto tutto ciò è fantascienza? Quanto invece è realtà?

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