Tecnica

Arno aveva visitato per la prima volta il Museo nel 1957, anno del suo trasferimento a Milano: un filo biografico non casuale attraverso cui si esprime la forte affinità tra la fotografia e la tecnologia. Hammacher è un artista che ha sempre considerato necessario acquisire una profonda conoscenza della tecnologia per trasmettere il proprio "punto di vista", continuando a sperimentare e innovare.

Il lavoro più recente di Hammacher è incentrato sull'approfondimento "di una tecnologia mista nella fase di riproduzione cioè un riavvicinamento alle autochromes di Lumière" e alle osservazioni sul colore di Van Gogh e di Seurat.

Per tali ricerche, condotte utilizzando per la stampa pigmenti minerali a base d'acqua su carta di pura cellulosa, Hammacher lavora ad Amsterdam dal 2001 con il maestro stampatore Bernard Ruijgrok, mentre per le stampe originali appositamente realizzate in occasione di questa mostra, si è invece affidato al laboratorio Chrome di Milano e all'abilità di Sergio Zaffaroni. Arno giudica i risultati raggiunti con questa tecnica superiori a quelli ottenuti con la stampa tradizionale, sia nella calibrazione del colore, sia nella scala dei grigi.

Arno continua a lavorare "in analogico", ovvero con pellicole - negativi in bianco e nero o a colori o positivi su pellicola - utilizzando poi lo scanner per calibrare il colore: a video corregge e modifica ogni singolo particolare dell'immagine. Il fotografo è sempre presente durante queste operazioni, non delegando la sua autorialità in nessuno dei momenti di produzione dell'opera e lavorando ad ogni dettaglio, con più prove, fino al raggiungimento del risultato voluto. Ogni stampa è dunque un'opera unica, irripetibile.

In modo speculare rispetto all'impegno sul piano della sperimentazione attorno alla tecnica di stampa e alla sua centralità rispetto all'esito finale della visione, Hammacher effettua almeno dal 2003 una decisiva svolta verso la relativizzazione della tecnica di ripresa, che assume ora un carattere del tutto secondario rispetto al rilievo assoluto assegnato alla concentrazione sul "punto di vista" del fotografo - ovvero all'operazione concettuale compiuta dall'autore - e in solo seconda battuta alla restituzione finale dell'immagine alla fruizione, ovvero, come si diceva, alla tecnica di stampa.

Dal 2002, strumento perfettamente opportuno ad una tale risoluzione, è stata ed è tuttora, la QuickSnap-Single use camera, prodotta dalla Fuji.