| I Serassi, dinastia di organari tra le più celebri d'Italia e d'Europa, si dedicano all'arte organaria per sei generazioni, dal 1720 al 1895; il loro nome è un simbolo, la loro arte, inimitabile e unica, è patrimonio culturale della Lombardia. La lunga serie di fatti che cadenzano la vita dei Serassi sembra non disturbare la loro eccezionale operosità. Il loro vivere è governato dalle ferree antiche leggi famigliari, che valorizzano l'autorità degli anziani, il rapporto gerarchico tra i membri, l'enorme forza derivante dalla unità di intenti e dalla solidarietà reciproca. Esemplare è la loro stabilità e continuità di convivenza; hanno come cardini di vita la cultura (musicale, letteraria, matematica, fisico-meccanica), la laboriosità, la religiosità (nella dinastia Serassi si contano cinque sacerdoti, di cui quattro vissuti contemporaneamente e una suora). Dotati di carattere mite, di curiosità intellettuale e di spiccato ingegno inventivo, anche quando hanno raggiunto ricchezza e celebrità senza pari, essi non hanno altri interessi se non il lavoro. |
| Il loro ben meritato successo è testimoniato dal grande numero di pregevoli organi (circa un migliaio), raccolti ovunque da plauso e favore , dai lusinghieri collaudi di celebri maestri, dai preziosi doni avuti, dai favori dei Principi, Imperatori e Papi, dai prestigiosi riconoscimenti legali e letterari, oltre che dalla grande ricchezza raggiunta. |
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Brescia, Duomo vecchio: organo di Giovanni Giacomo
Antegnati (1536) con ampliamento dei F.lli Serassi (1836). |
| Membro di spicco della famiglia Serassi è Giuseppe Antonio; egli infatti arriva ad essere considerato il più grande artista organaro del suo tempo, perché, con le sue invenzioni geniali, porta l'organo italiano al massimo sviluppo. Nel 1781, ad esempio, a soli trentun anni, nella chiesa di S. Alessandro in Colonna a Bergamo realizza l'eccezionale invenzione del sistema trasmissivo sotterraneo di catenacciatura lunga trentatré metri sospesa su pendoli, che consente all'organista di suonare, stando in cantoria sulla sinistra del presbiterio, l'organo contrapposto collocato sulla destra. A lui, ben convinto che il problema tecnico-costruttivo fosse superabile, si deve il più notevole progresso dell'arte organaria tanto che "tutti i fabbricatori contemporanei lo rispettarono come Maestro e lo presero ad imitare come modello" (G. B. Castelli). |
Le sue principali invenzioni, diventate poi di necessario utilizzo per gli altri costruttori, furono in ordine di tempo: il perfezionamento del somiere di tipo "a vento" mediante la creazione, semplice ma efficacissima, dei borsini (1792), cioè guarnizioni di pelle collocate sopra gli aghi dei piccoli ventilabri; ciò consente non solo una perfetta tenuta d'aria nel somiere, ma anche uguaglianza e costante distribuzione della stessa in tutte le parti, cosicché, come scrive l'inventore, "il suono si fa più vivace ed uguale; in conseguenza mantiene maggiormente l'accordatura, l'intonazione"; il meccanismo di unione delle tastiere (1808) con il quale, mentre si suona, è possibile, senza alzare le mani e i piedi, perciò senza interrompere l'esecuzione musicale, far suonare contemporaneamente il primo e il secondo organo; la Terza e la Quarta mano (1815) con cui l'organista raddoppia le note gravi e acute, come fosse presente e operante un secondo organista; l'estensione delle tastiere (1816) nella parte acuta fino a raggiungere sessantanove tasti con notevole ampliamento delle possibilità esecutive, tanto da permettere la divisione della tastiera in due metà di notevole estensione. |
| La loro produzione fu la più massiccia nel campo dell'organaria classica italiana. I loro strumenti erano basati sulla più rigida tradizione fonica italiana, che affondava le radici direttamente negli antichi positivi e nei grandi gioielli del 1500 e 1600. |
| Analizzando alcuni dei loro strumenti possiamo dire che forse essi raggiunsero il massimo della perfezione consentita dalle tecnologie di allora, senza però mai darlo a vedere troppo palesemente. Alcuni loro organi sono dei veri e propri capolavori di intonazione, di perfezione timbrica e di equilibrio fonico. Il fatto poi che essi fossero molto attenti a quanto succedeva negli altri paesi europei è dimostrato dal fatto che adottarono, migliorandole di molto, diverse innovazioni estere come, ad esempio, i registri spezzati, di provenienza spagnola. |
| Se una colpa ebbero i Serassi, fu quella di 'perdere il treno' del passaggio dal classico al moderno. Rifiutando molte delle nuove tecnologie e chiudendosi in una specie di ristretta visione classica dell'organo, non si accorsero che i tempi stavano mutando e che il Mondo stesso cambiava più rapidamente di quanto fosse immaginabile. |
I Serassi lasciarono alcuni discepoli ed allievi, tra cui Giacomo Locatelli, i Lingiardi, i Delorenzi e Camillo Guglielmo Bianchi che, seppur continuando nella loro opera, non poterono mai anche solo minimamente eguagliarli e neppure essi si resero conto del nuovo che sopraggiungeva, rimanendo alfine schiacciati anch'essi da quel grande monopolizzatore che fu Bossi. Molti di essi dovettero chiudere bottega mentre altri dovettero piegarsi a farsi assumere come semplici operai presso gli altri organari che avevano intrapreso la strada della Riforma Ceciliana . L'era dell'organo italiano classico era definitivamente chiusa. |