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Nel primo decennio del Settecento, le guerre
continentali spinsero verso la Gran Bretagna alcuni tra i migliori strumentisti
d'Europa; la loro presenza con tribuì alla creazione della grande
orchestra, destinata ad accompagnare la compagnia d'opera italiana, che
proprio in quel periodo si stava insediando a Londra. Ormai la musica
italiana aveva compiuto altri passi verso uno stile ancora più
ampio e grandioso, tanto nella produzione operistica quanto in quella
strumentale.
Con Alessandro Scarlatti e Giovanni Bononcini, l'opera italiana aveva
sviluppato una grandiosità espressiva adeguata al virtuosismo di
una nuova generazione di cantanti-attori. Il Settecento avrebbe avuto,
tra i castrati, divi come Nicolini, Senesino e Farinelli, e controparti
di pari talento tra le voci femminili (tranne nella Roma papale, dove
alle donne era vietato calcare le scene e i ruoli femminili erano interpretati
da uomini). Sempre nel XVIII secolo il libretto per l'"opera seria"
italiana fu portato a un alto livello di qualità poetica da Pietro
Metastasio, attivo in Italia e alla corte imperiale di Vienna.
Nella musica strumentale, la fama di violinista, direttore e compositore
di Arcangelo Corelli si diffuse rapidamente in tutta Europa nell'ultimo
ventennio del Seicento; basti pensare che i suoi Concerti grossi (come
l'Op. 6) erano celebri ben prima che venissero pubblicati nel 1714, anno
successivo alla sua morte. Tuttavia, nella loro struttura in più
movimenti e nello stile armonico ricercato essi risultavano essere in
un certo senso antiquati: il gusto allora all'avanguardia preferiva i
vivaci concerti in tre movimenti di Antonio Vivaldi, l'anticonvenzionale
"prete rosso", virtuoso di violino e autore, oltre che di concerti,
di musica operistica e da chiesa. Ciononostante, le sonate e i concerti
corelliani segnarono una tappa importante nello sviluppo dello stile musicale.
Nelle sue composizioni, la tonalità aveva definitivamente rimpiazzato
la varietà dei modi e i sistemi armonici modali caratteristici
della musica rinascimentale. Altri compositori del tardo barocco, tuttavia,
conservarono l'uso occasionale di pratiche modali più antiche,
utilizzate in contrasto con il prevalente sistema armonico di scale maggiori
e minori.
Il tardo barocco vide anche importanti progressi nella musica per strumenti
a tastiera. La tradizione francese della musica per clavicembalo, elegante
e assai ornata, raggiunse l'apice nelle opere di François Couperin,
il cui primo libro di Ordres (suite) fu pubblicato nel 1713. Le suite
di Couperin erano composizioni in più movimenti che affiancavano
pezzi "di carattere" alla danza; i compositori tedeschi e inglesi
autori di suite in stile francese adottarono per lo più una struttura
con quattro tipi di danze: alemanna, sarabanda, corrente e giga.
La produzione dei clavicembali fiorì nel periodo barocco grazie
ai fabbricanti fiammingo-olandesi, tedeschi, francesi e italiani. Il pianoforte,
inventato quasi per caso da uno dei principali fabbricanti italiani nel
tardo Seicento, acquistò una sua autonomia artistica solo un secolo
dopo. Il clavicembalo e l'organo erano i principali strumenti a tastiera
del periodo, ma anche il clavicordo venne spesso utilizzato come strumento
da camera e da studio, soprattutto in Germania.
Nelle mani di costruttori quali Schnifger, Smith o Silbermann, l'organo
raggiunse il culmine del suo sviluppo nel medio e alto barocco: i differenti
gusti tonali rappresentati da questi e dai fabbricanti di organi francesi
trovano riscontro nella musica per organo di compositori come Dietrich
Buxtehude, William Croft, Johann Pachelbel e Louis Marchand. La forma
binaria in un solo movimento della sonata per clavicembalo fu sviluppata
da Domenico Scarlatti, figlio di Alessandro, il quale trascorse gli anni
della maturità al servizio della corte spagnola.
Il tardo barocco è dominato anche da due altri compositori nati
entrambi nel 1685, Johann Sebastian Bach
e Georg Friedrich Händel. Tra i contemporanei, raggiunsero
entrambi la fama come esecutori, ma per noi la loro importanza è
legata alla loro opera di compositori. Entrambi diedero contributi fondamentali
a tutti i generi più importanti del periodo, e la loro musica è
un compendio di tutte le tendenze stilistiche del tardo barocco. Nelle
cantate da chiesa e nelle passioni, Bach immise nello stile vocale italiano
la solennità tedesca, e le sue suite per tastiere mostrano una
contaminazione altrettanto efficace con lo stile francese. Pur lavorando
chiaramente all'interno della tradizione del basso continuo, l'interesse
di Bach per le possibilità intellettuali ed emotive della fuga
e dell'imitazione diede alla musica del tardo barocco una dimensione che
le mancava. Händel era attirato principalmente dall'opera italiana:
fu questo genere che lo portò dalla nativa Germania prima in Italia
e poi a Londra. Fu nella città inglese che, dopo aver prodotto
alcune tra le opere più notevoli del tardo barocco, si dedicò
a sviluppare un nuovo tipo di oratorio inglese, destinato all'esecuzione
teatrale. Questo sviluppo, impostogli in una certa misura dai mutamenti
nel gusto musicale londinese, gli offrì l'opportunità di
unire la sua perizia di autore di arie a un energico stile corale che
già aveva adottato nella musica da chiesa.
Bach morì nel 1750 e la carriera creativa di Händel cessò
praticamente al sopraggiungere della cecità, dopo il completamento
dell'oratorio Jefta, nel 1751. Una singolare coincidenza metteva fine,
esattamente a metà del secolo, al grande periodo barocco. Nella
produzione successiva di Händel si trovano alcune anticipazioni del
nuovo linguaggio melodico e armonico che avrebbe caratterizzato il periodo
successivo, quello dello stile classico.
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