Lo strumento medioevale
 
 
Lo strumento medioevale è normalmente di medie dimensioni, con cinque o sei file di canne, il cui numero, all'epoca, è ormai consueto e prevalente in Italia; non ha registri propri, ma un blocco unico di file di canne inseparate, cosicché per ciascuna nota suonano più canne; per ogni tasto le canne sono accordate all'uni-sono, secondo i vari armonici di quinta e di ottava, col sistema pitagorico in vigore dall'antichità, sistema eccellente per la musica puramente monodica come il canto detto "gregoriano".
Negli ultimi decenni del secolo, tuttavia, si fa strada il sistema di accordatura "del tono medio", che soppianta quello pitagorico, e permette accordi maggiori eufonici su tutte le note allora praticate dalla polifonia.
 
Non esisteva una normativa generale e il diapason cambiava da città a città e perfino da chiesa a chiesa, dipendendo dall'intonazione dell'organo, che naturalmente non poteva essere cambiata. Generalmente il diapason degli organi tendeva a essere più alto della norma, perché questo significava canne più corte e quindi un certo risparmio sul costo della lega metallica.
 
La funzione liturgica dell'organo è quella prevalente dell'alternanza con il coro, cioè in un canto a struttura antifonica l'organo risponde al coro elaborando la melodia; verso la metà del secolo cominciano a svilupparsi nuove forme musicali a carattere improvvisativo con funzione di preludio ai canti.
 
Fin verso la metà del Settecento l’organo è ancora uno strumento comprensivo di varie arti: quella organaria si mantiene unita in misura sempre alta a quella della scultura lignea e della pittura. Ma nel volgere di poche generazioni – sul finire del Settecento – inizia una fase di declino: da un punto di vista teorico, l’organo perde quel substrato straordinario di motivazioni e significati simbolici che possedeva nelle età precedenti; dal punto di vista costruttivo viene meno progressivamente anche la sua polivalenza artistica: i complessi architettonici cassa-cantoria si impoveriscono e la loro fattura, pur stilizzata e gradevole, non raggiunge più il fasto e l’esuberanza precedenti.
 

A ben vedere, nel periodo 1750-1870, l’organo italiano mantiene la sua funzione di rappresentatività che già possedeva nelle epoche passate: nel Medioevo esso rappresentava niente meno che la cosmologia cristiana applicata ai suoni.

E se nel Rinascimento e nel Barocco l’organo rappresentava inoltre sinteticamente tutte le arti tanto da meritarsi il titolo di “re degli strumenti”, a cavallo tra Sette e Ottocento l’organo diventa rappresentativo di qualcosa di totalmente diverso e, certamente, molto profano: l’orchestra prima e, poi, la banda.

Il classicismo è il momento in cui in vari centri europei (Vienna, Mannheim, Milano, Parigi, Londra) nascono importanti orchestre per le quali scrivono i maggiori compositori del tempo, compresi Haydn e Mozart.

Gli organari non si lasciano sfuggire gli stimoli artistici e sonori promossi dai timbri degli strumenti orchestrali e così inseriscono nei loro organi registri come il Corno Inglese, la Flutta o Flauto traversiere, i Corni da caccia, il Clarone, la Viola, l’Ottavino, l’Oboe, il Violoncello e poi, ad imitazione bandistica, la coppia Bombardino-Bombardone (specialmente usata da Lingiardi) e, in area veneta, il Flicorno, l’Eufonio e il Cimbasso.