Il rapporto fra

Parola e Canto & Musica e Strumento

nella musica medioevale

 
 
Cercando il rapporto fra Parola e Canto e Musica e Strumento si è sollecitati a ricercare le implicazioni armoniche e ritmiche che la parola, in contemporaneità fonica e significante, determina. È logico pensare che la musica vocale accompagnata da quella strumentale è ancora chiaramente di derivazione vocale, come per esempio di imitare con la Voce (primo strumento assolutamente soggettivo) il canto degli uccelli, lo stormir delle fronde, etc. Da tale tentativo vocale si passò a realizzazioni strumentali ad hoc: tutto ciò che doveva essere eseguito su strumenti doveva essere trasferito per imitazione sugli strumenti stessi.
 
Ci si trova così di fronte a due tendenzialità: il soggettivo-oggettivo della espressione verbale ed il soggettivo-soggettivo della manifestazione sonora; dalla oggettività della introspezione del segnale verbale e musicale, alla labilità della fattura musicale.
 
Con il canto si realizza, nel campo dell'arte musicale, la ricerca umanistico-rinascimentale di una realtà poetico-musicale di continuità greco-latina. Difatti, determinatosi dopo la metà del '600 l'impoverimento culturale della conoscenza umanistica, l'estetica si rivolgerà alla ricerca costruttiva di armonie che manifestino impressioni ed aneliti trasmessi all'ascolto al quale viene lasciata la più ampia libertà di interpretazione; ed una tale ricerca nulla ha, esteticamente parlando, a che spartire con la profonda introspezione della espressione verbale che viene promossa nel periodo umanistico-rinascimentale, introspezione che porta alla affermazione del canto come l'alto traguardo del Rinascimento.
 
Il contributo artistico del poeta (intendendo con questo termine, creatore) consiste nel fatto che, inteso in senso classico, la musica, viene proposta soggettivamente e recepita, nella formulazione significato-suono-ritmo, oggettivamente, perché gli elementi che compongono la formulazione sono razionali pur avendo differenziate le cariche emotive:

Il canto vive della PAROLA e quindi nella VOCE UMANA, perché è una realizzazione sonora sensitiva e razionale (anzi un FATTO sonoro sensitivo e razionale) ed è espressione soggettiva del Pensiero che per la propria razionalità viene captata oggettivamente.

Il ricevente (= l'ascoltatore), partendo dalla base oggettivante della espressione, dà libero sfogo alla propria fantasia.
 
Quando, invece, il fatto artistico è soggettivamente formulato mediante una scelta di elementi sonori non oggettivati da termini significanti, il ricevente capta una sollecitazione che, per non essere qualificabile razionalmente, agisce direttamente nella sua sfera fantastica e provoca, quindi, una sensazione soggettiva che non sempre, e se non per caso fortuito, si riferisce alla sensazione soggettiva dell'emittente (= cantante / strumento).
 
Da qui deriva ciò che si potrebbe chiamare labilità della fattura musicale quale arte del suono in contrapposizione alla poesia-musica espressione fonetica del pensiero perché essenzialmente razionale ed emozionalmente attiva. È evidente che la musica strumentale suscita sensazioni e crea atmosfere sonore, mentre la musica vocale ha, in assoluto, la facoltà di dire, nel canto, le sensazioni e le impressioni; è, cioè, la linea più diretta della comunicazione umana.
 
Non solo si andava ricercando il sempre più stretto rapporto fra la parola-significato, l'armonia ed il ritmo, ma si andava realizzando la musicalità del linguaggio ricercando la rilevazione emotiva della dizione modulata che si articola in quei micro-intervalli, captabili dall'orecchio umano, presenti nella realizzazione degli strumenti musicali costruiti proprio per riprodurre le accentuazioni e le frequenze differenziate dei diversi idiomi.
Si è alla ricerca di un equilibrio di architettura armonica che tenga conto solo delle affinità dei suoni riferibili ad un sistema formarto da un linguaggio musicale nel quale la parola, se presente, assume solo carattere esplicativo delle intenzioni emotive proposte dall'autore all'esecutore e, attraverso di esso, all'ascoltatore.
 
Il problema della ricognizione fonico-semantica della PAROLA era noto già a retori, oratori, poeti e musici dell'alta Antichità e fu recepito indubbiamente, seppure con deduzioni differenziate, da teorici poetico-musicali del Rinascimento. Tutto ciò porta a quella essenza musicale della composizione poetica e della capacità interpretativa del lettore o dell'attore.
 

È indubbio che le formulazioni acustiche giunte a noi dimostrano verità scientifiche che possono validamente essere confrontate con risultati di indagini condotte con apparecchiature moderne: I teorici classici e rinascimentali riuscirono ad individuare, conoscere ed approfondirne lo studio, i rapporti più sottili, cioè le FREQUENZE.

Il fenomeno vocale e musicale si rivela quando di esso si ha una descrizione precisa ed oggettiva nell'ambito del tempo ed in quello della frequenza; se, cioè, il concetto di RITMO può essere associato alla grandezza del tempo ed i concetti di ARMONIA e TIMBRO possono essere associato alla grandezza della frequenza. Il fenomeno vocale ha effettivamente in sé quegli elementi di ritmo, armonia e timbro, sicuramente determinati dalla scelta razionale di un particolare contesto e la spinta emotiva che esso riceve all'atto della formulazione fonica, che possono essere individuati ed analizzati.

Per la conoscenza delle onde armoniche, poi, si rimanda a Pitagora e al suo sistema metodologico.

 
L’ analisi elettroacustica del segnale verbale e musicale ci consente di riconoscere alcuni parametri caratteristici che, espressi sotto forma di grafici, permettono l’interpretazione del messaggio trasmesso. Messaggio che la tecnica moderna ci permette di analizzare con più facilità, ma che fu indubbiamente presente nella ricerca tecnica ed estetica dei grandi polifonisti e monodisti del '500 e '600, perché i gradi ed i salti di tutte le nazioni del mondo secondo la loro pronuncia originale, non procedono solamente per gradi di tono, e di semitoni naturali, ed accidentali, ma per Diesis, semitoni, toni, e per salti non armonici; in mod0 che con questa divisione tutte le nazioni del mondo potranno scrivere i loro accenti e comporli a quante spartite a loro pare. Perché?
 
Perché la musica fatta sopra le parole non è fatta per altro se non per esprimere il concetto, le passioni e gli effetti di quelle con l'harmonia. Si può dunque ritenere che gli studiosi avessero modo di individuare ed analizzare i vari accenti verbali ed anche di riprodurli su di uno strumento musicale. Ci si rifaceva chiaramente alla conoscenza e alla riproduzione delle frequenze (concetto di armonia e timbro) e all' osservazione acuta del ritmo nelle pronuncie lunghe e brevi, conoscenza, riproduzione ed osservazione da riferirsi alla razionalità della espressione (espressione del concetto) ed alle componenti emotive da realizzarsi nell'armonia (esprimere le passioni e gli effetti di quelle con l'harmonia).
 
Nella MELODIA (oratione - armonia - ritmo) che nasce nella mente del poeta-musico in contemporaneità di volontà creativa e di tensione emotiva si trova il messaggio verbale parlato o modulato caratterizzato dalla presenza oggettiva di particolari elementi ritmici, armonici e timbrici propri della intenzione di scelta e di espressione dell'interprete: il canto unisce in sé armonia e ritmo che nascono dalla parola, mentre la Melodia pone l'accento sulla derivazione fonico-semantica del SUONO UMANO nella determinazione della PAROLA, espressa con quella particolare emozione che ne ha determinato la scelta lessicale in riferimento al suono ed al ritmo che l'emozione stessa detta.
 

E' l introspezione soggettiva-oggettiva della emozione che determina il rivelarsi della parola modulata (il « parlar cantando ») e che dà la variabilità soggettiva agli elementi instabili che si trovano nella costituzione dei suoni verbali sulla costante dei suoni basali; ed è dai suoni basali e dai suoni scaturiti dagli elementi instabili che nascono l'ARMONIA e il TIMBRO, mentre dai nuclei dinamici da essi costituiti, nasce il RITMO; armonia (e timbro) e ritmo, quindi, di assoluta natura emozionale, determinati dalla formulazione del concetto, l’ORAZIONE, per cui, in ricezione, l'espressione viene captata oggettivamente nel tendere alla rivelazione espressiva della parola e nel ricercare in essa la realizzazione della Melodia in cui armonia e ritmo siano determinati e non determinanti. La PAROLA è dunque prerogativa assoluta della razionalità manifestata mediante la VOCE UMANA.

 

Il rapporto armonico è assolutamente polifonico e si allarga agli estremi limiti del contesto contrappuntistico e dell'armonia verticale sempre di derivazione verbale e della ricerca della dizione emotiva, oltre che armonico, con la modulazione verbale, con la ricerca degli affetti, con la raffinatezza della espressività sonora, che quasi illumina il testo, per raggiungere la profondità più nascosta della espressione verbale (nella individuazione ed esaltazione delle parole-significato-emozione).

Si può pertanto affermare che:

- l'intenzione determina la scelta delle parole da dirsi;

- l'intenzione controlla, dopo averlo determinato, il modo di dire le parole scelte;

- le parole scelte hanno particolari frequenze;

- il modo di dire le parole scelte determina particolari SUONI caratteristici.

 

La SCELTA è, indubbiamente, in funzione della intenzione emotiva e quindi le parole, in tal caso, danno i TEMI della modalità (armonia) nella esaltazione interpretativa (anche questa, frutto di una intenzione in sintonia con la volontà espressiva contenuta nella parola scelta) del poeta-musico, anche (e forse soprattutto, sotto un certo aspetto) se poeta e musico sono due entità pensanti diverse.

 
La parola scritta viene presa quale emblema letterario, se ne capta l'essenza fonico-semantica e se ne intuisce la portata emotiva rispetto alla verità dell'evento naturale. L' ARTE è facoltà intuitiva dell'evento naturale e si deve (e si può) cercare di verificare, mediante i mezzi a disposizione, il grado di avvicinamento dell'evento artistico all'evento naturale. Questo grado di avvicinamento alla verità è verificabile nel concetto di IMITAZIONE: abbiamo l'IDEA (l'essenza) del letto; abbiamo il costruttore del letto; abbiamo il riproduttore del letto; la distanza del riproduttore dell'immagine dalla verità è facilmente recepibile; la trascrizione emblematica del testo, riproduzione dell'emblema letterario del testo in quello musicale.
 
La conoscenza della Voce umana e delle sue possibilità caratterizzanti è forse la chiave della conoscenza del canto, conoscenza che si può raggiungere solo a prezzo di un approfondimento del mondo estetico nel quale si è attuata l'opera da analizzare.