CENTO DI QUESTI ANNI, MARCELLA!

CENTO DI QUESTI ANNI, MARCELLA!

In occasione del suo centesimo compleanno, il Museo celebra la vita e le opere di Marcella Pedone, nata il 27 aprile 1919, intraprendente fotografa documentarista attiva nella seconda metà del Novecento.

A caccia di scatti perfetti per documentare mondi oggi spariti, Marcella Pedone ha girato il mondo con mezzi di fortuna, si è inerpicata su montagne, ha vissuto tra pescatori e contadini, si è calata nelle miniere e avventurata in fabbriche e cantieri.

Nel 2017 Pedone ha donato al Museo la sua banca immagini di 170.000 scatti accumulati in oltre cinquanta anni di attività, insieme alle macchine fotografiche Rolleiflex, Hasselblad, Mamya e Nikon utilizzate per produrli in oltre cinquanta anni di lavoro.

“Vita agra ma stimolante di una fotografa italiana attiva nella seconda metà del 900”*


LA VITA DI MARCELLA PEDONE

Di famiglia toscana ma milanese d’adozione, Marcella Pedone nasce a Roma il 27 aprile 1919.

Spirito libero e curioso, viaggia moltissimo, soprattutto in nord Europa e in Germania, dove acquista la sua prima macchina fotografica, una Rolleiflex.
Per le Università popolari serali, le Volkshochschulen, organizza proiezioni dei propri scatti accompagnate da canti popolari, che presentano al pubblico tedesco un’Italia in gran parte sconosciuta: un paese prevalentemente preindustriale in via di trasformazione, “raffinato e insieme arcaico”. Il successo le regala una discreta notorietà e la collaborazione con la più importante agenzia fotografica tedesca: la Bavaria.

Tornata in Italia, avvia una collaborazione con Ferrania, che le affida la sperimentazione e la promozione della sua pellicola a colori: fotografica ma anche cinematografica in 16 mm, che lei testa in diverse condizioni di luce. Dotata di una cinepresa Bell&Howell e libera nella scelta dei soggetti, Marcella Pedone entra in quegli anni nel mondo prettamente maschile della produzione documentaria.

Due anni dopo, il fallimento dell’azienda la induce ad avviare una carriera autonoma.

Priva del sostegno economico e produttivo di grandi aziende, Marcella Pedone si ritaglia un proprio spazio nel settore dell’editoria divulgativa e scolastica, creando una fornitissima banca di immagini, in cui fosse possibile scegliere i migliori soggetti per i vari prodotti editoriali.

Il lavoro di Pedone si distingue nel settore per l’attitudine documentaristica, la preparazione rigorosa, lo sguardo antropologico.

Riratto di Marcella Pedone

“L’avventurosa caccia all’immagine significativa è per caratteri forti”*


LA COLLEZIONE AL MUSEO

Cavatori di zolfo

La collezione di Marcella Pedone si presenta con un carattere di organicità eccezionale, per la sua completezza nel testimoniare la professione fotografica documentaristica.
Tra gli elementi donati al Museo spicca il “negozio-archivio” di 170.000 scatti, ma sono stati acquisiti anche sette corpi macchina, tredici obiettivi, diversi set di accessori (cavalletti, lampeggiatori, borse professionali e filtri). La raccolta è completata da attrezzatura per la ricerca sul campo (magnetofoni e microfoni) e per la presentazione pubblica dei materiali (proiettori per pellicole e diapositive, teli e amplificatori).

La collezione mostra bene come la storia della fotografia non possa essere ridotta alla sola storia degli oggetti iconografici, delle ‘fotografie’; né, viceversa, alla mera storia della tecnologia, delle ‘macchine’. La cultura materiale della tecnica fotografica, la poetica dell’autrice, la sua prassi lavorativa e il contesto storico-sociale in cui si è svolta, sono tutte parti di un unico sistema.

L'insieme rivela inoltre informazioni preziose anche su altre storie: la condizione femminile nell'industria culturale, l’editoria scolastica e educativa, la scienza in pubblico (in questo caso l’etnografia ‘popolare’ delle Volkhochschulen) e la cine-fotografia didattica nel secondo dopoguerra.

La banca immagini

Sola, a bordo della inseparabile roulotte, Marcella Pedone percorre l’Italia in un arco temporale che parte dal dopoguerra ed arriva agli anni più recenti, componendo una biografia per immagini in cui natura, società, ambiente, feste, tradizioni, documentano la trasformazione del Paese da società agricola a realtà industriale. Racconta innanzitutto un’Italia minore, ai cui riti collettivi riconosce un forte valore identitario: la sua descrizione delle manifestazioni legate alla cultura popolare, che osserva con attenzione etnografica, costituisce spesso l’ultima testimonianza di usanze ormai scomparse.

Alla natura riserva uno sguardo che intende cogliere insieme la bellezza estetica e una vita più segreta e profonda, ma con rigore filologico ne documenta anche l’antropizzazione, la progressiva modernizzazione che trasforma il territorio in uno spazio sempre più artificiale.

Il gesto artigiano, l’abilità e la fatica sono al centro degli scatti dedicati al mondo del lavoro, che arrivano a comporre veri e propri ‘reportage’ di notevole valore documentario, come quelli dedicati alla mattanza del tonno o al lavoro dei cavatori di zolfo siciliani.

Marcella Pedone riconosce alla fotografia documentaristica una particolare ricchezza espressiva, che declina attraverso una grande attenzione alla composizione formale: nelle sue fotografie si riconosce il ricordo dei principali generi pittorici – ritratto, paesaggio, pittura sociale e di genere – che la fotografa declina attraverso una griglia grafica giocata in prevalenza sulle direttrici oblique e in particolare sulla figura del triangolo.

Neve
Hasselblad

L’attrezzatura

Come racconta lei stessa, Marcella Pedone si era dotata degli strumenti di produzione che nel suo orizzonte di lavoro, il mercato editoriale scolastico e turistico, “erano il meglio”: per la loro qualità manifatturiera, ma anche per il prestigio professionale collegato. Pedone ha continuamente aggiornato la sua dotazione in funzione dell’evoluzione della tecnologia e delle richieste del mercato, oltre che della propria personale poetica.
Nella collezione troviamo macchine come la Rolleiflex 3,5A (1951), la Mamya Super 23 (1968) la Hasselblad 500C (1967-80), la Nikon F1 (1971-74), con i relativi set di obbiettivi e accessori. La conquista e il mantenimento della strumentazione professionale avevano costi rilevanti: l’acquisto del set Hasselblad comportò negli anni ’60 una spesa di circa 35 milioni di lire (l’equivalente di circa 350.000 euro). Nel filmato, Marcella Pedone commenta tre delle sue macchine.
La collezione permette di osservare in dettaglio come era fatta la ‘bottega viaggiante’ di una fotografa documentarista freelance nel secondo dopoguerra.
La sua acquisizione rimanda ad una tradizione del Museo, che sin dalle origini accosta agli ambiti produttivi industriali su larga scala la ricostruzione di botteghe artigiane in diversi settori, a testimoniare la varietà delle situazioni storiche in cui opera l’homo faber.

“Sono stata gentilmente relegata in periferia.
Ma lì, così pochi lo sapevano,
c’era la bellezza ad attendere gli esclusi”*


LA VALORIZZAZIONE DELLA COLLEZIONE

Il lavoro di Marcella Pedone è stato a lungo misconosciuto: ciò è avvenuto a causa della posizione subalterna sia della fotografia destinata all'ambito editoriale divulgativo rispetto ad altri ambiti più prestigiosi, come per esempio la fotografia pubblicitaria; sia della sua condizione femminile rispetto a quella dei colleghi uomini. La collezione e la vita di Pedone sono dunque diventate oggetto di indagine da parte del Museo e del mondo accademico.

Dal 2017 è attivo un progetto di ricerca dell’Università degli Studi di Padova, con la collaborazione del Museo, a cura del prof. Mirco Melanco, docente di cinema del reale presso il Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell'arte, del cinema e della musica. A novembre 2020 sarà pubblicata una monografia a firma di Melanco con il prof. Denis Lotti e la dott.ssa Romina Zanon, prossima autrice di una tesi magistrale dedicata a Marcella Pedone.

Nel 2018 la collezione è stata oggetto di una tesi di laurea triennale sulla conservazione degli archivi fotografici, presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi di Milano (tesi di Andrea Pozzi, relatore prof. Leonardo Gariboldi, correlatori Giovanni Cella e Paola Redemagni del Museo).

Come ha osservato Zanon, l’azione fotografica di Marcella Pedone, sebbene di impostazione artistica, condivide con l’approccio scientifico dell’indagine etnografica diversi elementi del processo: le sue immagini possono dare un volto, storicamente e artisticamente valido, ai momenti evolutivi del contesto sociale e ambientale italiano nella seconda metà del Novecento. Al Museo, parte del patrimonio fotografico di Pedone sarà dunque valorizzato proprio all’interno di una prossima esposizione permanente, dedicata allo sviluppo economico e infrastrutturale dell’Italia nel secondo dopoguerra, attualmente in corso di preparazione.

Contadini

Bibliografia
Luigi Boledi (a c. di) C'era una volta in Italia: i filmati di Marcella Pedone, Quaderni Fondazione Cineteca italiana, Milano: Regione Lombardia, 2012
Mirco Melanco Quando le Donne non osavano: Marcella Pedone viaggiatrice, fotografa e cineasta etnografica (“Imago”, vol. 18, 2/2018, pp. 139-150)

* Le citazioni provengono dall'autobiografia inedita di Marcella Pedone.