Bobina d'accordo a induttanza variabile -

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Categoria principale Industria Manifattura e Artigianato
InventoreMagni Franco
CostruttoreMagni Franco
Periodoinizio sec. XX
Anni1911 - 1912
Numero inventario9901
CollocazioneDeposito
Altezza35 cm
Diametro20 cm
Peso1 kg
Materialilegno, ottone, rame
Acquisizione Eredi Magni

Descrizione

La bobina a induttanza variabile (induttore variabile) è costituita da un avvolgimento di grosso filo di rame isolato avvolto su di un cilindro in legno. Questo cilindro posa su di un basamento circolare in legno su cui è fissata anche una guida in ottone che percorre l'intera lunghezza della bobina. Tale guida è fissata anche sulla faccia superiore del cilindro in legno. Su questa guida può scorrere un cursore di contatto in ottone che striscia contro le spire (appositamente scoperte in quella zona per consentire il contatto elettrico). Completano l'induttore due serrafili in ottone; uno posto nell'estremità superiore della guida in ottone e l'altro sulla testa del cilindro in legno. Di seguito riportiamo la descrizione dell'ingegner Magni di questo elemento circuitale nella sua pubblicazione del 1912 (pag. 19): "Selfinduzioni. - Se ne costruirono molteplici di diversa forma e regolabili spira per spira come pure in modo continuo, mettendo cioè in rotazione il tamburo colla spira di grosso filo di rame nudo che il contatto laterale fosse obbligato a spostarsi lungo la spirale seguendo il passo della vite formato dal filo."

Funzione

Questo induttore variabile (denominato da Magni LA1) faceva parte del banco sperimentale utilizzato da Franco Magni per le sue ricerche sulla radiotelegrafia del 1911/12 (brevetto n° 127804). In particolare questo elemento era inserito nel complesso del circuito trasmittente. L'intero complesso trasmittente era composto da un doppio circuito di oscillazione che veniva governato da un commutatore messo in rotazione da un motore elettrico. La rotazione del commutatore "accendeva" alternativamente i due circuiti oscillanti, denominati dall'inventore A1 e B1. Il generatore delle oscillazioni ad alta frequenza era comune ai due circuiti A1 e B1 ed era rappresentato da una lampada ad arco voltaico tra elettrodi in carbone del tipo Vigreux e Brillié con sistema di regolazione automatica della distanza tra i carboni. Quando il commutatore veniva messo in rotazione chiudeva alternativamente il contatto tra l'oscillatore ad arco e i circuiti A1 e B1. Entrambi questi due circuiti era formati da un condensatore (C) e da un'induttore variabile o selfinduzione (L) così che, sollecitati alternativamente dalle oscillazioni a largo spettro delle scariche della lampada, questi si mettevano in oscillazione secondo il loro periodo naturale (proporzionale alla radice del prodotto di L e C). Queste oscillazioni di frequenza definita venivano poi trasferite attraverso connessioni elettriche o induttive all'antenna a telaio corrispettiva (A1 e B1). In questo modo dal circuito trasmittente venivano irradiati due segnali a frequenze diverse (10.600 Hz e 10.000 Hz) che nel ricevitore venivano eterodinati (principio dei battimenti) per ottenere un segnale udibile.

Riferimenti Bibliografici:

  • Magni F. ''Radiotelegrafia a stazioni sintonizzate / basato sul principio dei suoni di combinazione per differenza'' 1912 Torino
  • Bramanti c. ''L'ing. Franco Magni'' 2005 Albino (Bergamo)
argomento categoria:Telecomunicazioni via radio lunghezza:1

Immagini

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