Antenna trasmittente a telaio -

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Categoria principale Industria Manifattura e Artigianato
InventoreMagni Franco
CostruttoreMagni Franco
Periodoinizio sec. XX
Anni1911 - 1912
Numero inventario9832
CollocazioneDeposito
Larghezza50 cm
Lunghezza50 cm
Profondità5 cm
Peso1 kg
Materialilegno, rame
Acquisizione Eredi Magni

Descrizione

Questa antenna a telaio è costituita da una struttura in legno di forma quadrata con dimensione dei lati di 50 cm circa su cui è avvolto a spira un filo di rame isolato del diametro di 2 mm. Riportiamo come descrive questo elemento circuitale l'ingegner Magni nella sua pubblicazione del 1912 (pag. 16): "in luogo dell'antenna al trasmettitore e ricevitore si posero dei telai di cm 50x50 comprendenti 3 spire ciascuno di grosso filo di rame (2 mm di diametro). Questi telai erano appesi su due funicelle parallele attaccate alle pareti del laboratorio in modo da poterli far scorrere e quindi variare a piacimento le mutue induttanze."

Funzione

Questa antenna a telaio (denominata da Magni "B1") faceva parte del banco sperimentale utilizzato da Franco Magni per le sue ricerche sulla radiotelegrafia del 1911/12 (brevetto n° 127804). In particolare questo elemento era inserito nel complesso del circuito trasmittente. Nella fotografia allegata è ben visibile l'iscrizione "B1" che denota come questa antenna a telaio (una delle quattro presenti) era dedicata al secondo (B) circuito trasmittente (1). L'intero complesso trasmisttente era composto da un doppio circuito di oscillazione che veniva governato da un commutatore messo in rotazione da un motore elettrico. La rotazione del commutatore "accendeva" alternativamente i due circuiti oscillanti, denominati dall'inventore A1 e B1. Il generatore delle oscillazioni ad alta frequenza era comune ai due circuiti A1 e B1 ed era rappresentato da una lampada ad arco voltaico tra elettrodi in carbone del tipo Vigreux e Brillié con sistema di regolazione automatica della distanza tra i carboni. Quando il commutatore veniva messo in rotazione chiudeva alternativamente il contatto tra l'oscillatore ad arco e i circuiti A1 e B1. Entrambi questi due circuiti era formati da un condensatore (C) e da un'induttore variabile o selfinduzione (L) così che, sollecitati alternativamente dalle oscillazioni a largo spettro delle scariche della lampada, questi si mettevano in oscillazione secondo il loro periodo naturale (proporzionale alla radice del prodotto di L e C). Queste oscillazioni di frequenza definita venivano poi trasferite attraverso connessioni elettriche o induttive all'antenna a telaio corrispettiva (A1 e B1). In questo modo dal circuito trasmittente venivano irradiati due segnali a frequenze diverse (10.600 Hz e 10.000 Hz) che nel ricevitore venivano eterodinati (principio dei battimenti) per ottenere un segnale udibile.

Riferimenti Bibliografici:

  • Magni F. ''Radiotelegrafia a stazioni sintonizzate / basato sul principio dei suoni di combinazione per differenza'' 1912 Torino
  • Bramanti c. ''L'ing. Franco Magni'' 2005 Albino (Bergamo)
argomento categoria:Telecomunicazioni via radio lunghezza:1

Immagini

Immagine oggetto


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