Cronografo elettrico - Modello Leybold 313 04

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Categoria principale Misura del tempo
CostruttoreE. Leybold's Nachfolger AG
Periodo sec. XX
Anno1953
Numero inventario4036
CollocazioneDeposito
Altezza32,5 cm
Larghezza18 cm
Lunghezza30 cm
Peso-
Materialigomma, metallo
Acquisizione Chima Soc.

Descrizione

Questo strumento, in metallo, è di forma parallelepipeda. Una maniglia posta superiormente ne consente il trasporto. Sulla parete frontale troviamo due scale circolari concentriche con le relative lancette indicatrici. Una consente misure da 0 a 100 secondi con suddivisione in secondi, l'altra misure da 0 a 1 secondo con intervalli di 1/100 di secondo. Sotto alle scale sono inseriti l'interruttore di accensione e le boccole da 4mm per i collegamenti, con relativo schema elettrico stampato sul pannello stesso che indica come utilizzare l'apertura e la chiusura dei contatti per l'avvio. Lateralmente è inserita la leva di azzeramento e posteriormente è sulla faccia posteriore è inserita una presa per l'inserzione del cavo di collegamento alla rete (mancante). Lo strumento è azionato da un motore sincrono autoavviante e il collegamento del meccanismo indicatore al motore avviene per mezzo di un innesto elettromagnetico con un relé, comandato a mano o da contatti meccanici. Le correnti di comando di ca. 50mA sono prelevate da un lato alimentazione incorporato.

Funzione

Misure del tempo in esperimenti didattici, soprattutto nella dimostrazione di leggi fondamentali della Meccanica. In questo caso, l'avvio del cronografo può essere operato mediante contatti elettromeccanici azionati dal fenomeno studiato. Alcuni esempi di misure possibili: misura del percorso in funzione del tempo su rotaia con avvio volante o con avvio all'inizio del moto, determinazione dell'accelerazione di gravità, misura della velocità nella caduta libera, misura del tempo per conteggi d'impulsi col contatore d'impulsi, misura della frequenza mediante conteggio d'impulsi, determinazione della sensibilità di un galvanometro a specchio balistico, ecc. Per queste misure vengono utilizzati numerosi altri strumenti quali: rotaia con carrello, magnete di tenuta, piastre di contatto, tasto morse, sorgenti di tensione continua, banco d'ottica, contatore d'impulsi, oscillatore RC (ad esempio il modello Leybold 587 00), strumento da dimostrazione a bobina mobile (ad esempio il modello Leybold 531 86), galvanometro a specchio, ecc.

Notizie storico-critiche

Questo dispositivo faceva parte del materiale fornito dalle case costruttrici per la "Mostra di Materiale Scientifico Didattico per l'Insegnamento della Fisica" e successivamente venne usato nel "Centro di Fisica Sperimentale" dell'allora denominato "Museo della Scienza e Tecnica Leonardo da Vinci" di Milano. L'idea del Centro di Fisica nacque contestualmente alla nascita del Museo: l'allestimento prevedeva una sezione di Fisica con scopi didattici che contenesse esperimenti in atto, a disposizione permanente del visitatore. Ma la visione di un evento all'interno di una vetrina non era sufficiente: iniziò così la raccolta di strumenti ed accessori moderni per realizzare esperimenti che potessero essere effettuati direttamente dall'utente. Da subito questa attività sperimentale attirò l'attenzione di funzionari ministeriali ed insegnanti. Nel frattempo, nel 1955, nel nuovo edificio del Museo, detto Monumentale, vennero collocati le aule, i laboratori, gli impianti, le officine, le sale studio, necessari per ospitare il nascente Centro di Fisica Sperimentale. Nello stesso anno venne organizzato il primo corso per insegnanti degli Istituti Tecnici, organizzato dal prof. Tommaso Collodi, già Ispettore Centrale P.I. ed allora Direttore Didattico Nazionale per l'Istruzione Tecnica. I risultati furono così soddisfacenti che anche i Licei e gli Istituti Magistrali cominciarono ad organizzarne per i loro professori. Oltre alla qualità delle attività offerte, quest'iniziativa si inseriva in un contesto di difficoltà legate alla fine della Guerra , di povertà dei gabinetti scolastici, di scarsa preparazione di molti insegnanti. Il Museo offriva alla Scuola uno strumento efficace ed immediato per risalire la china. I corsi di aggiornamento dei professori, inizialmente della durata di sei giorni, divennero ben presto di dieci/quindici giorni e comprendevano: un gruppo di conferenze tenute da professori universitari o esperti qualificati, lezioni sperimentali, esercitazioni individuali o in piccoli gruppi, lezioni a livello secondario tenute dagli stessi partecipanti, proiezioni di materiale sul tema, visite d'istruzione. Fin dall'inizio molte scuole cominciarono ad affluire al centro di Fisica con i loro studenti per assistere a lezioni sperimentali. Il prestigio del Museo e del suo Centro di Fisica ebbero autorevolissimi riconoscimenti anche in campo internazionale soprattutto attraverso l'O.C.D.E. (Organisation de Coopération et de Développement Economique) che riconosceva l'importanza dell'insegnamento scientifico e promuoveva nuovi metodi d'insegnamento e di sperimentazione. Il Centro di Fisica, fiore all'occhiello del Museo, è rimasto in funzione fino al 1984. Altre due importanti iniziative si affiancarono, a metà degli anni sessanta, alle attività del Centro di Fisica: la creazione di una Mostra Permanente di Materiale Scientifico-Didattico (realizzata con materiali forniti dalle ditte costruttrici) e la nascita di una biblioteca di consultazione specializzata riguardante l'insegnamento della Fisica a livello secondario. La Mostra, realizzata nel 1965, raccolse molte apparecchiature presentate dalle case costruttrici di materiale didattico allora presenti sul mercato: Alfa Tecnica, Didattica Amatori, S.A.E.L., Brizio Basi, Esso Standard Italiana, Forniture Scolastiche, Leybold-Chima, Officine Galileo, Phywe Italiana, G.B. Pravia & C., Philips, Polaroid, S.E.C.I.,, S.I.A.S., Silvestar, U.N.A. La partecipazione da parte delle aziende era gratuita ma il Museo si riservava di scegliere fra il materiale presentato quello ritenuto più conveniente ed efficace per la scuola. Il materiale venne presentato allestito su tavoli con esperimenti già pronti e realizzabili dai docenti o dai tecnici del Museo. La Mostra, realizzata nel 1965, raccolse molte apparecchiature presentate dalle case costruttrici di materiale didattico allora presenti sul mercato: Alfa Tecnica, Didattica Amatori, S.A.E.L., Brizio Basi, Esso Standard Italiana, Forniture Scolastiche, Leybold-Chima, Officine Galileo, Phywe Italiana, G.B. Pravia & C., Philips, Polaroid, S.E.C.I.,, S.I.A.S., Silvestar, U.N.A. La partecipazione da parte delle aziende era gratuita ma il Museo si riservava di scegliere fra il materiale presentato quello ritenuto più conveniente ed efficace per la scuola. Il materiale venne presentato allestito su tavoli con esperimenti già pronti e realizzabili dai docenti o dai tecnici del Museo.

Riferimenti Bibliografici:

  • Fisica apparecchi ''Fisica / apparecchi di fisica per l'insegnamento /Leybold PH 58 I-2'' 1968 Milano
  • Mostra permanente ''Mostra permanente del materiale scientifico didattico per l'insegnamento della Fisica / catalogo - guida'' 1965 Milano
argomento categoria:Meccanica lunghezza:1

Immagini

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