Diapason elettromagnetico, da 128 Hz -

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Categoria principale Fisica
CostruttoreLe Materiel d'Enseignement
Periodo sec. XX
Anno1954
Numero inventario4445
CollocazioneDeposito
Altezza12 cm
Larghezza13 cm
Lunghezza34 cm
Peso-
Materialilegno, materiale isolante, metallo
Acquisizione Le Materiel d`Enseignement

Descrizione

Il dispositivo è formato da due parti, un diapason ed un'elettrocalamita di alimentazione, fissati su una base in metallo. Questa, a sua volta, è posizionata su una tavoletta di supporto ad L in legno. Il diapason è disposto orizzontalmente ed è costituito da un'asta in metallo ripiegata ad U con uno stelo per il fissagio alla base. Alle estremità dei rebbi sono inseriti due piccoli parallelepipedi in metallo la cui posizione può essere regolata mediante una vite. Tra i rebbi del diapason è disposta un'elettrocalamita collegata elettricamente a ciascuno di essi. L'elettrocalamita può scorrere lungo un binario per avvicinarsi o allontanarsi dal centro del diapson. Lateralmente è situato un interruttore periodico costituito da una vite, fissata con uno stelo alla base, che tocca una lastrina metallica solidale ad uno dei rebbi del diapason. Agli estremi dei rebbi sono fissati due specchietti piani circolari da galvanometro. Sulla base in metallo sono inseriti anche due morsetti a boccola per i collegamenti elettrici.

Funzione

Questo dispositivo era utilizzato per produrre vibrazioni persistenti di frequenza costante ed era usato come campione di frequenza o per azionare dispositivi a distanza o mandare segnali. Probabilmente era utilizzato in laboratori didattici per esperienze di acustica.

Modalità d'uso

Nei diapason, le vibrazioni dei rebbi sono smorzate. L'elettrocalamita permette di ottenere oscillazioni persistenti. Diapson ed elettrocalamita fanno parte di uno stesso circuito: chiudendo il circuito con una pila l'elettrocalamita attira uno dei rebbi e il circuito si apre, di conseguenza l'elettrocalamita si disattiva ed il rebbio torna nella posizione iniziale. In questa posizione, chiude il circuito, viene attirato dall'elettrocalamita, il circuito si apre e così via. Il suono prodotto dal dipason viene mantenuto fino a quando il circuito viene alimentato.

Notizie storico-critiche

Questo dispositivo faceva probabilmente parte del materiale in dotazione al "Centro di Fisica Sperimentale" dell'allora denominato "Museo della Scienza e Tecnica Leonardo da Vinci" di Milano. L'idea del Centro di Fisica nacque contestualmente alla nascita del Museo: l'allestimento prevedeva una sezione di Fisica con scopi didattici che contenesse esperimenti in atto, a disposizione permanente del visitatore. Ma la visione di un evento all'interno di una vetrina non era sufficiente: iniziò così la raccolta di strumenti ed accessori moderni per realizzare esperimenti che potessero essere effettuati direttamente dall'utente. Da subito questa attività sperimentale attirò l'attenzione di funzionari ministeriali ed insegnanti. Nel frattempo, nel 1955, nel nuovo edificio del Museo, detto Monumentale, vennero collocati le aule, i laboratori, gli impianti, le officine, le sale studio, necessari per ospitare il nascente Centro di Fisica Sperimentale. Nello stesso anno venne organizzato il primo corso per insegnanti degli Istituti Tecnici, organizzato dal prof. Tommaso Collodi, già Ispettore Centrale P.I. ed allora Direttore Didattico Nazionale per l'Istruzione Tecnica. I risultati furono così soddisfacenti che anche i Licei e gli Istituti Magistrali cominciarono ad organizzarne per i loro professori. Oltre alla qualità delle attività offerte, quest'iniziativa si inseriva in un contesto di difficoltà legate alla fine della Guerra , di povertà dei gabinetti scolastici, di scarsa preparazione di molti insegnanti. Il Museo offriva alla Scuola uno strumento efficace ed immediato per risalire la china. I corsi di aggiornamento dei professori, inizialmente della durata di sei giorni, divennero ben presto di dieci/quindici giorni e comprendevano: un gruppo di conferenze tenute da professori universitari o esperti qualificati, lezioni sperimentali, esercitazioni individuali o in piccoli gruppi, lezioni a livello secondario tenute dagli stessi partecipanti, proiezioni di materiale sul tema, visite d'istruzione. Fin dall'inizio molte scuole cominciarono ad affluire al centro di Fisica con i loro studenti per assistere a lezioni sperimentali. Il prestigio del Museo e del suo Centro di Fisica ebbero autorevolissimi riconoscimenti anche in campo internazionale soprattutto attraverso l'O.C.D.E. (Organisation de Coopération et de Développement Economique) che riconosceva l'importanza dell'insegnamento scientifico e promuoveva nuovi metodi d'insegnamento e di sperimentazione. Altre due importanti iniziative si affiancarono, a metà degli anni sessanta, alle attività del Centro di Fisica: la creazione di una mostra permanente di materiale scientifico-didattico (realizzata con materiali forniti dalle ditte costruttrici) e la nascita di una biblioteca di consultazione specializzata riguardante l'insegnamento della Fisica a livello secondario. Il Centro di Fisica, fiore all'occhiello del Museo, è rimasto in funzione fino al 1984.

Riferimenti Bibliografici:

  • Perucca E. ''Guida pratica per esperienze didattiche di Fisica Sperimentale'' 1937 Bologna
argomento categoria:Acustica lunghezza:1

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