Apparecchio fotografico aereo, per uso obliquo, a pellicola 12x17cm -

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Categoria principale Industria Manifattura e Artigianato
CostruttoreOfficine Galileo, OMI
Periodo sec. XX
Anno1930
Numero inventario4973
CollocazioneDeposito
Altezza23 cm
Larghezza36 cm
Lunghezza43 cm
Peso-
Materialicuoio, legno, metallo
Acquisizione Granata

Descrizione

Questa macchina fotografica a pellicola è costruita prevalentemente in metallo ed ha forma all'incirca trapezoidale. Lateralmente sono inserite due grosse maniglie in legno ed una cinghia in cuoio per il trasporto e l'impugnatura. Nella parte posteriore è alloggiato il porta pellicole (formato 12x17cm). Lateralmente ad essa si trova un grossa rotella che permette l'avanzamento della pellicola e che dispone di un contafotogrammi costituito da una finestrella che consente la lettura del numero della posa (da 0 a 79). Davanti al porta pellicole è inserita la camera vera e propria sulla quale sono montati un mirino Newtoniano richiudibile e il dispositivo di scatto. La camera termina con il porta obiettivo coperto da un tappo in metallo, con un dispositivo di regolazione del diaframma (posizioni possibili 4,5 - 6,3 - 9) e una leva per l'inserzione di un filtro giallo. All'interno del porta obiettivo è inserito l'obiettivo a fuoco fisso con il filtro collegato tramite un dispositio ribaltabile.

Funzione

Questo apparecchio fotografico era utilizzato per la realizzazione di fotografie aeree ovvero per riprese in volo.

Modalità d'uso

Questo apparecchio veniva tenuto in mano dal fotografo attraverso le due impugnature in legno. Il fotografo inquadrava il soggetto attraverso il mirino, regolava l'apertura del diaframma ed inseriva, se necessario, il filtro giallo (per sottolineare il contrasto, soprattutto in presenza di nebbia o nuvole). Infine premeva il pulsante di scatto dell'otturatore. Al termine della ripresa, girava la rotella per l'avanzamento della pellicola.

Notizie storico-critiche

Le esigenze di realizzare fotografie aeree erano, inizialmente di tipo militare e numerose furono gli apparecchi fotografici in dotazione agli avieri americani ed inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Un altro settore in cui si sviluppò la fotogrammetria era quello dei rilievi topografici: nel 1851 il Capitano del Genio francese Laussedat iniziò a studiare il modo per sostituire le prospettive disegnate a mano con le fotografie e nel 1858 realizzò la prima macchina fotogrammetrica composta da una fotocamera abbinata ad un cannocchiale collimatore. Gli apparecchi fotografici per uso aereo di tipo obliquo, usati a mano libera, nascono dall'adattamento di fotocamere terrestri alle esigenze di volo. Gli apparecchi per aerofogrammetria veri e propri, destinati alle riprese verticali erano installati in posizione fissa sui velivoli. Questi apparecchi spesso mancano di quasi tutti gli elementi che rendono riconoscibile una macchina fotografica in quanto tale (mirino, pulsante di scatto, comando dei tempi) e la forma e le dimensioni, non più soggette all'ergonomia, sono funzionali alle parti interne. Hanno comandi elettrici remoti e spesso possono avere più di un obiettivo. A partire dai primi del '900 gli eserciti utilizzarono osservatori sugli aerostati per guidare il tiro delle artiglierie. Durante la Prima Guerra Mondiale le ricognizioni aeree erano fondamentali per la tattica degli eserciti e durante la Seconda Guerra Mondiale divenne sistematica e di fondamentale supporto per la pianificazione delle missioni di bombardamento e per la valutazione degli effetti. Tra le due guerre, intanto si sviluppò l'uso delle fotografie aeree per la realizzazione di carte topografiche. Negli anni '20 e '30 la fotografia aerea svolgeva anche compiti celebrativi e di propaganda. Oggi, l'avvento delle immagini da satellite ha reso obsoleto l'uso delle riprese aeree per scopi militari o topografici.

argomento categoria:Fotografia lunghezza:1

Immagini

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