Radioricevitore a transistor, portatile - Brionvega ts 214

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Categoria principale Industria Manifattura e Artigianato
CostruttoreBrionvega S.a.S.
Periodo sec. XX
Anno1967
Numero inventario9709
CollocazioneDeposito
Altezza7,5 cm
Larghezza26 cm
Lunghezza15 cm
Peso-
Materialimateriale plastico, metallo
Acquisizione Società Aros

Descrizione

Apparecchio di forma rettangolare con involucro in plastica grigia e nera e maniglia in metallo che può essere utilizzata per appoggiare il radioricevitore. Guardando il radioricevitore appoggiato sulla maniglia, sulla parete frontale si hanno la scala di sintonia con le indicazioni numeriche per le onde medie OM (con indicazioni numeriche da 52 a 160 x10kHz) e corte OC (con indicazioni numeriche da 6 a 12MHz) e due manopole per la regolazione del volume e la ricerca della sintonia. Nella parte superiore si hanno quattro tasti per la commutazione di gamma, l'accensione e la ricerca automatica. Sempre nella parte superiore una griglia in metallo protegge l'altoparlante circolare. Sul lato destro si ha una presa auricolare, a sinistra una per l'alimentatore e una per l'antenna. Sotto è presente una griglia per l'aerazione dei circuiti interni a transistor e sul retro si trova il vano per le batterie.

Funzione

Ricezione di frequenze radio ad onde medie e corte a modulazione di ampiezza (AM) per l'ascolto di programmi radiofonici.

Modalità d'uso

L'apparecchio funziona con alimentazione in corrente alternata proveniente dalla rete elettrica. Una volta acceso l'apparecchio e regolato il volume, si sintonizza il canale desiderato agendo sull'apposita manopola. Le stazioni radiofoniche trasmettono voci e suoni modulando le onde radio che diffondono dalle loro antenne. Si ha così il segnale trasmesso (a bassa frequenza trattandosi di suono). L'onda radio ha la frequenza della stazione trasmittente ed ampiezza dipendente dalla potenza della trasmittente. Il segnale viene applicato alla corrente oscillante che determina l'onda radio ovvero che alimenta l'antenna trasmittente. La radio funziona da ricevitore ovvero preleva dalla corrente oscillante in arrivo il segnale a frequenza acustica da amplificare e ritradurre in suoni. La supereterodina è un circuito a conversione di frequenza, capace di ricevere e demodulare una vasta gamma di frequenze assicurando una ricezione priva di interferenze, crepitii e oscillazioni. Attraverso questo circuito era possibile convertire le frequenze ricevute ad una frequenza fissa chiamata frequenza intermedia alla quale operavano tutti i circuiti di filtraggio e demodulazione. Voci e suoni vengono poi riprodotti da vibrazioni meccaniche del riproduttore sonoro (ovvero il cono dell'altoparlante).

Notizie storico-critiche

Il brevetto di Guglielmo Marconi del 1896 del sistema di Telegrafia senza fili (Wireless Telegraph) per la trasmissione di impulsi adatti per il codice Morse, aprì la strada alle comunicazioni via etere a grande distanza. La trasmissione di suoni fu poi resa possibile con l'invenzione della valvola termoionica (diodo a vuoto) a cura dell'inglese Sir John Ambrose Fleming nel 1904. Nel 1906 fu la volta dell'Audion (triodo a vuoto) a cura dell'americano Lee De Forest. L'invenzione della supereterodina, brevettata nel 1918 da Edwin H. Armstrong, ma successivamente attribuita a Lucien Levy, rese possibile la modulazione di frequenza. Negli anni '20 e '30 gli apparecchi cominciarono a diffondersi nelle case. Erano realizzati senza economia e con particolare attenzione all'eleganza degli apparecchi: mobili in legno, con manopole di comando esterne, valvole esterne, antenna a telaio e altoparlante a tromba. Lo sviluppo tecnologico portò poi a circuiti e valvole migliori e quindi ricezioni migliori, altoparlanti interni magnetodinamici o elettrodinamici, ricezioni non solo in modulazione di ampiezza ma anche di frequenza (1939). Nel 1947, un gruppo di ricerca dei Bell Laboratories (Stati Uniti) costituito da W. Shockley, J. Bardeen e W. Brattain, inventò il transistor: un componente attivo allo stato solido che poteva sostituire i tubi elettronici ingombranti e dispendiosi. A metà anni '50 nascono le nuove radio a transistor: più piccole e leggere, ben presto con prestazioni più elevate. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla fine degli anni '50 la maggior parte degli arredi domestici era realizzato, almeno in Italia, in legno, in tubolare metallico, in imbottiti tradizionali, secondo processi già collaudati dalla produzione artigianale, destinati quindi a piccoli mercati locali o alle piccole serie. Diventava quindi necessaria una riorganizzazione della produzione, sia internamente alle aziende, sia attraverso le rete dei terzisti, per garantire una vera serialità e omogeneità dei prodotti, e per rispondere alla crescente esigenza di una produzione veloce. L'avvento del transistor amplificò ulteriormente queste esigenze dando la possibilità di ottenere apparecchi tascabili con componenti miniaturizzati. I transistor e gli altri componenti elettronici erano montati e saldati sulla piastrina di un circuito stampato in maniera automatizzata e custodia in plastica stampata a caldo. In questi anni il design si pose come interlocutore strategico delle piccole e medie industrie tecnologiche e, grazie ai nuovi materiale plastici, potè reinterpretare il rapporto tra l'utente e gli oggetti quotidiani. Vennero ideati oggetti facilmente lavabili, impilabili, studiati per risolvere problemi di componibilità e di flessibilità.

Riferimenti Bibliografici:

  • Soresini F. ''Breve Storia della Radio'' 1976 Milano
  • Ravalico D. E. ''La Moderna Supereterodina'' 1943 Milano
  • Tarabella E. ''Un po' di Storia della Radio e delle "Macchine Parlanti"'' 1993 Massarosa (LU)
argomento categoria:Telecomunicazioni via radio lunghezza:1

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