Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci"

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Emittenti radiofoniche

I radioamatori e l'inizio del broadcasting

I pionieri della radiofonia italiana

All’inizio degli anni Venti in Italia non esistono ancora emittenti pubbliche né compagnie private.
Un decreto del regime fascista stabilisce che l’impianto e l’esercizio delle radiocomunicazioni sono riservati allo Stato: è dunque vietato trasmettere, ma anche possedere un semplice ricevitore per captare le emittenti straniere. Nonostante questo, molti radioamatori ascoltano le prime radio europee e alcuni, come Donner Flori, iniziano a trasmettere sperimentalmente programmi di intrattenimento e informazione (broadcasting).

Quella di Erminio Donner Flori è la storia di un vero e proprio pioniere che, interessato a tutte le nuove tecnologie, realizza nella propria casa di Milano un laboratorio sperimentale di radiotecnica. La stazione, assemblata con apparecchi industriali e completa di una grande antenna sul tetto, viene impiegata nel 1923 per trasmettere parole e musica suonata con un grammofono.

Erminio Donner Flori nel suo laboratorio.
Fotografia tratta da: Beltrami, Le vie d’Italia - rivista mensile del TCI, febbraio 1924

Microfono della Gaumont utilizzato da Donner Flori nella sua stazione di broadcasting del 1923

Nel 1924 l’Unione Radiofonica Italiana (URI) inaugura finalmente la prima stazione pubblica a Roma. Il segnale era debole e non raggiungeva il nord Italia. Nell’estate del 1925, un gruppo di appassionati milanesi guidati da Eugenio Gnesutta, per spingere l’URI ad aprire una stazione a Milano, attiva per pochi mesi un’emittente pirata chiamata Posto zero. Quest’azione porterà alla nascita della prima stazione radio URI milanese alla fine del 1925.

Il Gruppo di radioamatori che fondarono l’emittente pirata Posto Zero sul tetto di via Santo Spirito 14 accanto alla sottile antenna.
Foto Archivio Alberto Gnesutta

La stazione radiofonica sperimentale di Erminio Donner Flori. Milano, 1923

La spartana stazione radiofonica milanese Posto Zero. Foto Archivio Alberto Gnesutta