Nave a sperone mobile

Nave a sperone mobile

Nave a sperone mobile

Inventario n.9406
Galimberti Armando, 1972 - 1974

"Modo di sfondare un naviglio. Ma prima bisogna sieno ingarigliati, cioè appiccati insieme in modo che tu dal tuo canto possi spiccare a tua posta, a ciò che quando il naviglio va in fondo, non tirassi con sé il tuo. E fassì così. Tira un peso in alto e poi la lascia, e nel cadere darà tal botta, come si fa a un palo a castello e nel cadere tira dirieto una testa d’un trave, il quale è in polo per ritto; e quando la testa di sopra d’esso legno viene, e quella di sotto va e sfonda il naviglio. Ma fa che’l legno sia tagliente, a ciò che nel correre al colpo, l’acqua non faccia resistenza. E soprattutto fa che le catene che tengano i navili appiccati insieme, si posino a tua posta tagliare dal lato tuo, a ciò che l’avversario naviglio nel sommergere non ti tirassi con seco."

Si tratta di uno dei due modelli di navi a sperone mobile che rievocano le antiche imbarcazioni rostrate romane, munite cioè di speroni per poter agganciare le navi nemiche e combattere a distanza ravvicinata. Questa imbarcazione è munita di un doppio sperone: il primo è inserito in un pozzo aperto nello scafo, posizionato sotto il pelo dell’acqua e collegato tramite corde all’albero della nave. Il secondo, formato da due speroni accoppiati, è fissato direttamente alla prua e manovrato tramite corde. Leonardo raccomanda che siano di legno affilato per potere rompere lo scafo nemico e allo stesso tempo disincastrarsi con facilità.

Il modello è basato sul disegno:

  • Manoscritto B f. 90 v. (1487-1492)
    Paris, Institut de France