Leonardo, Milano e l'acqua
«Acqua è fra i quattro elementi il secondo
men greve e di seconda volubilità.
Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento
[...].
Volentieri si leva per lo caldo in sottile vapore per l'aria.
Il freddo la congela, stabilità la corrompe. [...] Piglia ogni
odore, colore e sapore e da sé non ha niente.[...]»
Manoscritto C, f. 26v
Nel XIX secolo, l'avvento delle ferrovie e l'invenzione del motore a scoppio favoriscono i trasporti su ferro e su strada, facendo diminuire sempre più l'importanza dei Navigli come sistema di comunicazione. A Milano, la rete del Naviglio interno inizia a destare preoccupazioni igieniche a causa delle acque putride e costituisce inoltre un ostacolo all'espansione della città.
Nel 1480, pochi anni prima dell'arrivo di Leonardo a Milano, il fiorentino
Giovanni Ridolfi sottolinea l'operosità della città
«molto ben artigianata [...] de ogni arte», colma
di ruote idrauliche usate per «follare i tessuti, preparare
la carta, segare il legname, battere il metallo, macinare il grano».
Milano, racchiusa dalla cerchia dei Navigli, utilizza il fossato difensivo
costruito tra il 1157 e il 1158 per l'irrigazione delle campagne, il
movimento delle ruote idrauliche e la navigazione.
I numerosi disegni contenuti nei codici provano come l'interesse di Leonardo per le opere idrauliche e per l'acqua non sia che un aspetto del suo metodo di osservazione e rappresentazione del paesaggio, allo stesso tempo, artistico, naturalistico e ingegneristico.
«Prima farò alcuna esperienza avanti che io proceda»,
annota Leonardo quando decide di impegnarsi nel miglioramento delle
opere idrauliche.
Tra i Navigli Milanesi quello a cui Leonardo dedica maggiore attenzione
è il Naviglio Grande.
Vale 50 ducati d'oro, rende 125 mila ducati l'anno il Naviglio ed
è lungo 40 miglia e largo braccia 20».
Leonardo manifesta una grande attenzione per le opere realizzate dagli
"idraulici pratici", e in particolare per i manufatti dei Navigli e
la resistenza delle loro sponde.
«Nessun canale che esca fuori dai fiumi sarà durevole
se l'acqua del fiume donde nasce, non è integralmente rinchiusa
come il Canal di Martigiana (Martesana) e quel ch'esce di Tesino
(il Naviglio Grande).»
Cod Atl. f. 184 v.
Studio
e rilievo dei corsi d'acqua e dei Navigli
Il sistema idroviario del Ducato, dotato di porticcioli e di depositi
di materiali, consente a Milano di ricevere, con minor spesa, pietre,
calcine, grano, ferro e soprattutto il legname. Si rimedia così
alla mancanza di grande fiume.
Leonardo osserva e rileva le imbarcazioni sui Navigli.
«Le maggiori barche che si faccino, sono larghe 7 braccia
e 1/2 e lunghe 42 braccia e alte di sponde 1 braccio e 1/2»
Leonardo, osservando e rilevando le conche in uso nel Milanese, descrive
(o progetta?) alcuni miglioramenti, come il disegno dei gradoni e l'inserimento
di un portello inferiore incluso nelle porte ad angolo.
«Bisogna legare i Navili che non abbiano cagione di correre
innanzi verso il loco basso, dove cade l'acqua del Portello, che giungendo
là l'acqua, che cade d'esso Portello infra l'altra acqua poi
cadrebbe nella barca e subito la empirebbe e sommergerebbe.»
Il
perfezionamento delle conche
Dopo Filarete che progetta Sforzinda, una città ideale in onore
di Francesco Sforza, anche Leonardo è affascinato dall'idea di
pianificare una città come un organismo formalmente compiuto.
Le vie d'acqua sono importanti quanto le strade ma «a volere
che questa cosa abbia effetto [...] è necessario eleggere sito
accomodato come porsi vicino ad un fiume il quale ti dia i canali...
».
Durante il soggiorno a Vigevano, città cara agli Sforza, Leonardo
descrive una ingegnosa opera di bonifica di terreni paludosi fatta per
mezzo dell'acqua.
La "scala di Vigevano" descritta da Leonardo viene inizialmente utilizzata
per bonificare e in seguito per portare l'acqua su un prato marcitoio
in forte pendio: è un manufatto di grande interesse sia per la
tecnica della bonifica che per quella dell'irrigazione.
I
sistemi di irrigazione e bonifica dei terreni
Durante la dominazione francese, Leonardo studia due tracciati di
canali per completare la navigazione tra Milano e il lago di Como, già
possibile da Trezzo sull'Adda a Milano grazie al Naviglio della Martesana
ma impraticabile nel tratto vorticoso dell'Adda in corrispondenza della
Gola di Paderno.
In uno schizzo che illustra i laghi brianzoli, il Lambro e la parte
terminale del Lago di Lecco, Leonardo prende in considerazione un canale
che porti dal lago al Lambro e quindi a Milano. Questa ipotesi, subito
scartata, ha il merito di regalare alla cartografia lombarda la prima
immagine dei laghi minori, fino ad allora completamente ignorati dai
cartografi.
Nel 1506 Leonardo riceve l'incarico di progettare una nuova residenza
per il governatore di Milano Charles d'Amboise.
Questo incarico gli offre l'occasione di studiare il Nirone e la Fontelunga,
i due corsi d'acqua che delimitavano l'area scelta.
I canaletti derivati avrebbero dovuto alimentare i giochi d'acqua del
"giardino di delizie" e servire allo scarico delle acque nere.
Il
giardino della delizie e i ponti mobili
Dopo la morte di Leonardo, i suoi studi e le proposte per i Navigli
vengono ripresi da altri ingegneri. Il Naviglio di Paderno, inizialmente
finanziato da Francesco I, viene progettato da Giuseppe Meda, pittore
e geniale ingegnere, nella seconda metà del '500. I numerosi
problemi tecnici ed economici fanno interrompere però i lavori
sul finire del secolo.
L'opera viene terminata nel 1777 per iniziativa dell'amministrazione
austriaca.
I Navigli Milanesi oggi: in rosso i tratti coperti o interrati









