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    Andrea Pisano (sec. XIV). Dedalo
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    Libro delle montagne e dei mari (sec. XVII). Un abitante di Ki Kouang sul suo carro volante.
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    La navicella volante nella ricostruzione del Museo della Scienza e della Tecnologia
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La navicella volante

Il sogno di volare accompagna fin dall'antichità  la storia dell'uomo.
A partire dal celebre mito di Dedalo e Icaro, i racconti e le cronache registrano diversi tentativi - di solito falliti - compiuti da temerari sperimentatori: Svetonio ricorda ad esempio il caso dell'attore romano che nel 60 d.C. muore effettuando un lancio durante una festa organizzata da Nerone per celebrare l'eternità dell'Impero. A loro volta cronache quattrocentesche riferiscono il caso del più fortunato Giovanni Battista Danti che, nel tentativo di sorvolare la Piazza Grande di Perugia, finisce sul tetto di una chiesa vicina e riesce a cavarsela.

A fianco di questi episodi, che hanno probabilmente una base storica, molti altri sono del tutto leggendari: dai carri volanti che la tradizione cinese vuole guidati dagli abitanti del favoloso regno di Ki Kouang alla macchina sognata nel XIII secolo dal monaco inglese Ruggero Bacone, munita di ali battenti "come se si trattasse di un uccello che vola".

Fin dall'inizio quindi il volo umano è concepito come una imitazione di quello naturale degli uccelli, che si cerca di riprodurre nel modo più semplice - utilizzando una coppia di ali direttamente attaccate alle spalle o alle braccia del pilota - oppure ricreando artificialmente l'uccello, ossia elaborando una vera e propria macchina volante, munita di ali battenti.

Anche Leonardo all'inizio dei suoi studi segue questa stessa linea di ricerca, ma a differenza di contemporanei e predecessori affronta il problema in un'ottica rigorosamente tecnico-scientifica, supportata da un principio fisico basilare: l'aria è comprimibile ed esercita quindi una resistenza in grado di sostenere un corpo. Su questo sostrato si innestano i numerosi disegni di ornitotteri - ossia di macchine volanti che si sforzano di imitare la struttura
ed il comportamento degli uccelli - in cui l'artista analizza con pari attenzione sia la forma e il funzionamento dell'ala che la dinamica dell'apparato motore.

Quest'ultimo è quasi sempre azionato direttamente dal pilota, che per produrre quanta più energia possibile, mette in gioco, oltre al proprio peso, l'azione dei muscoli più diversi: quelli di gambe, braccia, dorso e perfino della testa.

Quanto all'ala, dopo svariate ricerche e probabilmente anche sperimentazioni, Leonardo sembra orientarsi verso un tipo che richiama quella del pipistrello e che realizza con un'ossatura in canna ricoperta da un rivestimento continuo e compatto.

Una delle sintesi più affascinanti di tutti questi studi è la cosiddetta navicella volante, costituita da una cabina di pilotaggio a forma di imbarcazione, in cui il pilota può stare in piedi o seduto, munita di una coppia di grandi ali tipo-pipistrello e di una enorme coda.

Un meccanismo a viti e madreviti, cui sono collegate le radici delle ali, provvede al loro azionamento, alleviando contemporaneamente la fatica dell'equipaggio, che in questo caso - dato il peso e le dimensioni della macchina - è presumibile debba essere costituito da più di una persona. La presenza della coda, caso unico in tutto il corpus dei disegni vinciani, non è di facile interpretazione: suo compito è probabilmente quello di favorire la stabilità  del volo, in particolare durante la fase di atterraggio, e forse addirittura di fungere da timone.

Benché gli studi sulle macchine volanti si concentrino soprattutto negli anni del primo soggiorno milanese - dal 1482 al 1499 - tuttavia l'interesse di Leonardo per il volo si estende fino ad abbracciare l'intero arco della sua esistenza. La sua indagine si amplia progressivamente nel corso del tempo ed egli affiancherà  al tentativo di riprodurre mimeticamente la struttura e la dinamica degli uccelli, lo studio dei principi fisici che ne regolano il volo, in un'ottica omni-comprensiva. La lunga strada verso la realizzazione dell'antico sogno del volo umano sarà  quindi ancora molto lunga.

in collaborazione con Apogeo Editore



 


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