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Natura
e artificio
A
partire dal celebre mito di Dedalo e Icaro, i racconti e le
cronache registrano diversi tentativi - di solito falliti
- compiuti da temerari sperimentatori: alcuni episodi sono
senz'altro leggendari, ma altri hanno verosimilmente una base
storica, come quello di Giovanni Battista Danti che alla fine
del '400 cerca di sorvolare la Piazza Grande di Perugia e
finisce sul tetto di una chiesa vicina, riuscendo tuttavia
a cavarsela.
Tutti questi proto-aviatori hanno in comune la scelta di utilizzare
una coppia di ali, attaccate direttamente alle spalle o alle
braccia o, come sogna il monaco inglese Ruggero Bacone, applicate
ad una vera e propria macchina volante, "come se si trattasse
di un uccello che vola".
Fin dall'inizio quindi il volo è concepito come una
imitazione di quello naturale degli uccelli, che costituisce
del resto l'unico possibile parametro di riferimento.
Anche Leonardo segue la medesima linea di ricerca, ma in lui
l'osservazione degli uccelli, inizialmente generica ed occasionale,
assume col tempo importanza determinante, divenendo la base
per lo sviluppo di una teoria del volo e condizionando la
progettazione delle sue stesse macchine. Tale progettazione
non esaurisce quindi la ricerca vinciana, che si estende anche
all'indagine fisica del mezzo che rende il volo possibile,
quindi all'aria, ai venti e al loro comportamento. Ed è
proprio questo che differenzia Leonardo da contemporanei e
predecessori: l'aver affrontato il problema del volo in un'ottica
globale, cercando di cogliere le diverse componenti in gioco
e fondendo assieme studio teorico e pratica sperimentale.
Gli
studi sulla resistenza dell'aria
L'interesse per il volo si manifesta
in Leonardo fin dagli anni giovanili trascorsi a Firenze,
ma è dopo il suo trasferimento a Milano, intorno al
1482, che il problema comincia ad assumere in lui un rilievo
particolare.
L'osservazione,
sia pure generica, degli uccelli lo convince che il volo non
ha in sé nulla di misterioso - a differenza di quanto
pensano gli scienziati dell'epoca - ma è un fenomeno
puramente meccanico, dovuto al colpo d'ala nell'aria.
Il fatto che l'aria sia comprimibile, ed eserciti quindi una
resistenza in grado di sostenere un corpo, costituisce una
delle intuizioni fondamentali di Leonardo, portandolo a concludere
la possibilità anche per l'uomo di volare: "...che
per queste... ragioni potrai conoscere l'uomo colle sua congegnate
e grandi ale, facendo forza contro alla resistente aria e
vincendo, poterla soggiogare e levarsi sopra di lei".
Una delle prime applicazioni di questa intuizione è
il famoso progetto di paracadute risalente al 1485
circa, costituito da una struttura rigida di forma piramidale,
rivestita di tela di lino inamidata, per renderla compatta
e impermeabile all'aria. Le dimensioni sono notevoli: 7,20
m di base per 7,20 m di altezza.
All'incirca contemporanea è un'altra applicazione del
principio della resistenza dell'aria, la cosiddetta vite
aerea, in cui si è voluto riconoscere un prototipo
dell'elicottero. Alla base della macchina vinciana sta infatti
l'intuizione che l'aria, in determinate condizioni, può
comportarsi come un corpo solido: un oggetto che si avviti
al suo interno deve quindi sollevarsi verso l'alto, esattamente
come una vite, girando, penetra nel legno. L'apparecchio si
compone di una vite senza fine, di circa 10m di diametro,
realizzata con una struttura in canne rivestita di tela di
lino inamidata e rinforzata mediante una bordura metallica.
La vite è imperniata su un asse di rotazione, messo
in movimento grazie alla spinta di alcuni uomini che camminano
intorno ad esso o tramite il veloce svolgimento di una fune
avvolta attorno alla sua base.
Struttura
della macchina volante: le ali
Paracadute e vite aerea costituiscono
un caso isolato nello sviluppo degli studi vinciani sul volo.
La maggior parte delle macchine volanti che Leonardo progetta,
infatti, è dotata di ali, di solito battenti. E proprio
all'ala - alla sua forma, struttura e realizzazione - egli
riserva una ricerca ampia e particolareggiata, che evolve
nel corso degli anni benché in modo non sempre facile
da seguire.
Dopo
varie ricerche, egli sembra orientarsi verso un tipo di ala
"a sportelli", di forma simile a quella del pipistrello,
che suddivide in tre zone per le quali prevede l'impiego di
materiali diversi - legno di abete, fustagno ricoperto di
piume e taffetà inamidato teso sopra una rete a maglie
larghe - seguendo un criterio di progressivo alleggerimento
strutturale. La combinazione rete-taffetà, separandosi
durante l'alzata e ritornando ad aderire durante l'abbassata,
dovrebbe agevolare il movimento dell'ala, riducendo lo sforzo
nella prima fase e meglio sfruttando la resistenza dell'aria
nella seconda.
Questa
soluzione "a sportelli" tuttavia non soddisfa Leonardo
che finisce per abbandonarla, preferendo alla fine un rivestimento
continuo, ritenuto evidentemente più funzionale.
L'ala tipo pipistrello - a sportelli o a rivestimento
continuo - non è comunque una scelta definitiva né
vincolante. Una delle ultime macchine progettate dall'artista,
infatti, adotta un tipo di ala completamente diverso, con
un'ossatura vagamente simile a quella di una mano e una copertura.
Nell'ambito degli studi sull'ala, accanto a quelli di tipo
strutturale un ruolo primario hanno poi quelli per misurarne
la portanza, cioè per valutare la sua capacità
di sostenere in volo la macchina e il suo pilota. A questo
scopo l'artista escogita diverse esperienze, fra le quali
la più nota è quella cosiddetta dell'attrezzo
per la prova di ali battenti. Si tratta di un'ampia ala
palmare di 12 m x 12 m, fissata ad un pancone del peso di
circa 68 kg e azionata da una doppia leva. Agendo rapidamente
sulla leva, se il pancone si alza da terra prima che l'ala
si abbassi, la portanza di quest'ultima è da ritenere
soddisfacente.
Struttura
della macchina volante: il motore
Gli studi sull'ala non si limitano
ad esaminarne forma e struttura, ma si estendono anche ai
suoi movimenti e soprattutto al motore che ha il compito di
produrli.
Tale
motore è generalmente l'uomo, con l'unica eccezione
di una macchina ideata intorno al 1495, in cui l'energia propulsiva
è fornita da una molla a ricarica periodica.
Di norma invece è il pilota che provvede personalmente
all'azionamento delle ali, tramite diversi tipi di complicati
dispositivi fra i quali Leonardo finisce per preferire un
sistema basato sullo scorrimento verticale di una o più funi
avvolte su una coppia di cilindri o carrucole sovrapposte.
Il movimento alternato delle funi - quando una sale, l'altra
scende - provoca la battuta delle ali.
Data la complessità del meccanismo motore, cui si
aggiunge il notevole peso della macchina, diventa determinante
l'energia che l'uomo è in grado di produrre. Per moltiplicarla
quanto più possibile, Leonardo studia il modo di combinare
il peso del pilota con l'azione di diversi suoi muscoli -
quelli di gambe, braccia, dorso e perfino della testa -. Parallelamente
si concentra sulla posizione più funzionale da far
assumere al volatore, ponendolo sia disteso che in piedi e
optando infine per questa seconda soluzione che, oltre ad
essere più comoda, garantirebbe a suo avviso una migliore
stabilità di volo.
Espressione di questo complesso di studi è una macchina
ad ala battente con struttura d'appoggio verticale, che
risale al periodo intorno al 1495, in cui il pilota, collocato
in posizione eretta entro un apposito alloggiamento, aziona
con i piedi un meccanismo a funi e carrucole, tramite il quale
viene messa in movimento una coppia di ali.
Il
ritorno all'osservazione degli uccelli
Gli
studi vinciani sulle macchine volanti si concentrano negli
anni fra 1482 e 1499, ossia durante il periodo del primo soggiorno
a Milano.
Come si è visto si tratta principalmente di dispositivi
ad ala battente, con cui Leonardo tenta di riprodurre artificialmente
la struttura e i movimenti dei volatili, facendo così
della sua macchina una sorta di uccello meccanico.
Premessa indispensabile, però, è che il pilota
riesca a sviluppare l'energia sufficiente per muovere le ali
con la necessaria rapidità , ma Leonardo ben presto
si rende conto che questo non è possibile.
A partire dal 1503, pertanto, ritorna ad osservare il volo
degli uccelli, questa volta in modo accurato e sistematico,
allo scopo di comprenderne esattamente la dinamica.
Si rende così conto che, se gli uccelli di piccola
taglia utilizzano la battuta d'ala per volare, quelli medio-grandi,
in particolare i rapaci, si librano nell'aria affidandosi
alle correnti e fanno ricorso alla battuta solo per correggere
o stabilizzare la traiettoria. Il loro è quindi un
volo veleggiato che non richiede l'impiego di una grande energia,
bensì abilità e istinto per dirigerlo nel modo
migliore.
Dall'ala battente al volo librato
Da
queste osservazioni Leonardo trae la convinzione che, sfruttando
il sostegno e la spinta dell'aria e delle correnti - come
fanno gli uccelli più grandi - anche l'uomo può
essere in grado di volare.
Ne consegue un radicale mutamento di prospettiva: l'artista
ora non cerca più di riprodurre meccanicamente l'animale,
ma di servirsi degli stessi principi fisici che esso utilizza
e quindi la macchina volante, abbandonata l'impraticabile
soluzione dell'ala battente, si orienta verso un'ala fissa
sul tipo dell'aliante.
Anticipazioni di questa linea di ricerca si riscontrano già
in disegni del periodo milanese.
Un esempio è l'aliante con estremità manovrabili,
in cui le ali sono divenute rigide, quindi funzionali ad un
volo librato, benché presentino ancora estremità
articolate e movibili mediante tiranti, così da consentire
piccoli aggiustamenti direzionali. Il pilota è collocato
in posizione eretta al centro della macchina, che regge direttamente
sulle spalle con l'aiuto di una particolare imbracatura.
Ancor più avanzato è un altro progetto, che
ricorda da vicino il moderno deltaplano. Qui l'ala è
unica e il volatore, che vi è sospeso al di sotto,
controlla la planata orientando mediante funi le estremità
della superficie alare.
Questi studi, che anticipano la svolta del pensiero aeronautico
vinciano, procedono quindi verso una progressiva semplificazione
e trovano la loro logica conclusione nei disegni dell'ultimo
periodo (1510-1515), in cui l'ala è ridotta ad una
semplice tavola che l'uomo, appeso, conduce a terra con oscillazioni
a zig-zag, simili a quelle di un foglio di carta lasciato
cadere.
Il percorso di ricerca compiuto da Leonardo approda dunque
ad una soluzione assai avanzata, non soltanto dal punto di
vista tecnico ma anche concettuale. L'imitazione della natura
si traduce così nella creazione di qualcosa di totalmente
nuovo che, pur sfruttandone le leggi, in essa non trova riscontro.
La
strumentazione
La
progettazione di macchine non esaurisce l'interesse di Leonardo
per il volo, che si estende anche a problemi collaterali come
quello della strumentazione di supporto.
Essa comprende strumenti specifici per la navigazione aerea
- come un inclinometro, destinato a verificare l'assetto della
macchina volante - e soprattutto una serie di strumenti meteorologici
- igroscopi, anemoscopi, anemometri - che testimoniamo come
all'artista non sfugga l'importanza delle condizioni atmosferiche
per la buona riuscita del volo.
Fondamentale, ad esempio, è la determinazione della provenienza
e dell'intensità del vento. Per individuare la prima
Leonardo disegna un anemoscopio a banderuola, che ruota
su se stesso disponendosi nella stessa direzione della corrente
d'aria, mentre per calcolare la seconda progetta un anemometro
a lamina metallica verticale incernierata su un'asta di supporto.
La lamina è libera di oscillare sotto la pressione del
vento ed il suospostamento lungo una scala graduata semicircolare
ne indica l'intensità.
I
due studi, che Leonardo tiene separati, sono stati unificati
nel modello esposto per la loro complementarità.
in collaborazione con Apogeo
Editore
www.apogeonline.com
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