Gli autori in mostra
EDOARDO DALBONO
(Napoli, 1841-1915)
La famiglia gli offre notevoli stimoli culturali: la madre Virginia è appassionata di letteratura e compone versi, mentre il padre,
Carlo Tito, è un noto letterato e critico d'arte. L'avvicinamento al disegno e alla pittura è precocissimo.
Nel 1850 il padre lo porta con sé a Roma, dove soggiorna per circa un anno. Tornato a Napoli, Dalbono si iscrive all'Accademia delle belle arti,
dove frequenta i corsi di Giuseppe Mancinelli.
Presto, però, avverte la necessità di integrare lo studio con la conoscenza diretta di pittori più moderni:
si avvicina alla Scuola di Resina, ma non ha una piena adesione ai modi propugnati dalla Scuola e il confronto con De Gregorio,
De Nittis e Cecioni amplia i suoi orizzonti.
In lui rimane forte l'ammirazione per Morelli e per il realismo descrittivo dei fratelli Palizzi.
GIUSEPPE DE NITTIS
(Barletta, 1846 - Saint Germani en Laye, 1884)
Dopo l'apprendistato presso il barlettano Giovanni Battista Calò, maestro di scuola partenopea, nel 1861 si iscrisse all'Istituto di belle arti di Napoli.
Espulso per indisciplina, nel 1863 fondò, insieme a Marco De Gregorio, Federico Rossano e Adriano Cecioni, la Scuola di Resina,
ispirata a una pittura rigorosamente dal vero, eseguita en plein air.
Nel 1864 fece la prima apparizione ufficiale presentandosi alla III Promotrice napoletana con due quadri dallo stesso titolo: "L'avanzarsi della tempesta".
Nello stesso periodo realizzò una serie di opere dedicate al tema del paesaggio meridionale, pugliese e napoletano.
Nel 1867, durante un soggiorno a Firenze, riscosse grande successo presso i macchiaioli che nella sua arte vedevano realizzarsi
le loro tesi finalizzate ad armonizzare la forma con il colore. Morì a soli 38 anni.
Nessuno può immaginare oggi di quale straordinaria notorietà godesse da vivo questo artista.
GIOVANNI FATTORI
(Livorno, 1825 - Firenze, 1908)
Tra il 1845 e il 1846 si trasferisce a Firenze. Nei primi anni di studio, più che per la sua abilità nell'arte, si segnala per la sua irrequietezza
e i suoi entusiasmi patriottici.
Attorno al 1853 Fattori comincia a frequentare il Caffè Michelangelo, luogo di ritrovo di molti artisti toscani.
Proprio nelle sale del Caffè nasce il movimento antiaccademico dei macchiaoli, al quale Fattori si avvicina in modo progressivo.
Il definitivo avvicinamento di Fattori alla via realista è favorito dalla gioia per l'esito della seconda guerra di indipendenza
e dalla sensazione che la pittura si debba adeguare ai radicali cambiamenti politici e sociali che avverte imminenti.
Molto lontano dal dannunzianesimo estetizzante che si va affermando, Fattori trova ispirazione nella Maremma,
affrontando più volte il tema dei butteri e delle mandrie.
La sua arte è la conseguenza di una visione disincantata del mondo, addolcita solo dalla presenza della natura.
FRANCESCO PAOLO MICHETTI
(Tocca da Casauria, 1851 - Francavilla, 1929)
Trasferitosi a Chieti prende lezioni da Francesco Paolo Marchiani, grazie al cui interessamento può iscriversi all'Accademia di belle arti di Napoli.
Nel 1868 incontra Edoardo Dalbono che favorisce il suo inserimento nell'ambiente artistico partenopeo.
Autentico enfant prodige, Michetti integra gli insegnamenti accademici di Domenico Morelli con la frequentazione di Filippo Palizzi
e degli artisti della Scuola di Resina.
Le sue opere ottengono immediato apprezzamento anche in Francia. A questa affermazione in terra straniera contribuisce in modo rilevante la mediazione
di Giuseppe De Nittis. Proprio a Parigi, Michetti scopre le potenzialità artistiche della fotografia.
In questi anni la sua modernità si manifesta anche nel superamento delle distinzioni gerarchiche tra la pittura e le arti minori:
oltre alla fotografia si dedica anche alla realizzazione e decorazione di cornici, concepite come parti essenziali dei quadri.
Si esprime anche nella grafica, illustrando il "Canto novo" di Gabriele D'Annunzio, al quale è legato da amicizia fraterna.
FILIPPO PALIZZI
(Vasto, 1818 - Napoli, 1899)
Il padre Antonio è un esperto di diritto con buona cultura e idee liberali e vede con propensione la passione verso l'arte di Filippo
e di altri suoi figli (Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo).
Nel 1837 Filippo Palizzi ottiene un sussidio provinciale che gli permette di iscriversi all'Istituto delle belle arti di Napoli.
Nel volgere di pochi mesi, però, abbandona le lezioni alla ricerca di insegnamenti meno tradizionali, e frequenta la scuola antiaccademica
del pittore Giuseppe Bonolis, legato alla cerchia di Francesco De Sanctis.
Le prime opere di Palizzi, con raffigurazioni di animali, tema a lui molto caro, vengono accolte con entusiasmo.
Di carattere burbero e poco incline al compromesso, rinuncia ai privilegi acquisiti per compiere un viaggio in Moldavia
che lo porta a toccare anche Malta, la Turchia e i paesi danubiani.
Esegue ritratti di notabili e boiardi, oltre a vedute e paesaggi, nei quali si avverte un'eco della Scuola di Posillipo.
ATTILIO PRATELLA
(Lugo, 1856 - Napoli, 1949)
I genitori poco propensi a valorizzare la sua predisposizione per l'arte lo indirizzano verso una formazione tecnica.
Conclusi gli studi ottiene un sussidio che gli permette di iscriversi all'Accademia di belle arti di Bologna,
ma la sua vocazione per la pittura in senso naturalista viene soffocata dal conservatorismo degli insegnanti.
Finalmente nel 1880 un nuovo sussidio gli dà la possibilità di iscriversi a un corso di perfezionamento presso l'Accademia di belle arti di Napoli.
Ma la borsa gli viene revocata per prese di posizione repubblicane dei suoi famigliari.
Trova occupazione presso un antiquario, per cui orna porcellane in stile Capodimonte, e presso la pasticceria Caflisch,
dove decora confezioni di legno per i dolci. Pratella continua anche a dipingere.
Nel 1890 la Promotrice premia il suo dipinto "Il mattino", acquistato poi dalla Galleria d'Arte Moderna di Capodimonte.
Finalmente Pratella raggiunge il successo e può dedicarsi solo alla pittura.
Francesco Paolo Michetti - Contadinella
Filippo Palizzi - All'abbeverata
Edoardo Dalbono - Dopo la Pioggia
Filippo Palizzi - Alla porta di casa





