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24 settembre 2011 - 19 febbraio 2012

La meraviglia della natura morta. 1830-1910 | Dall'Accademia ai maestri del Divisionismo

Il Museo partecipa alla mostra curata da Giovanna Ginex e organizzata da Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona con tre dipinti di nature morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo della Collezione Rossi.

Descrizioni opere



Le tre nature morte collezionate da Guido Rossi appartengono agli studi dal vero che Pellizza realizza tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Sono caratterizzate da un solido realismo, debitore della maniera di Cesare Tallone. Il colore è steso con pennellate morbide e corpose e le forme sono plasmate dalla luce. Il recente restauro de "L'appeso" ha rivelato l'attenzione di Pellizza nell'uso di diversi tipi di bianco per far risaltare le sfumature del piumaggio del gallo, così come dei raffinati tocchi di lacca rossa che ne evidenziano la cresta. La pulitura ha consentito di apprezzare il modo in cui Pellizza dipinge le imperfezioni dell'intonaco, caratterizzato da irregolarità e colature di colore.
Il dipinto "L'Appeso" è stato restaurato appositamente per la mostra e dotato di una nuova cornice, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

LA MOSTRA



A partire dal 2001 la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ha messo a disposizione del pubblico la sua collezione d’arte che, grazie ad una serie di selezionate acquisizioni, rappresenta oggi un qualificato polo di studio e valorizzazione della pittura italiana tra Ottocento e Novecento, con particolare riferimento alle figure di maggiore rilievo del Divisionismo.

Nel segno di una continuità programmatica, la Fondazione presenta ora una mostra dedicata al genere della natura morta nell’Ottocento italiano d’area settentrionale, analizzando in particolare il fenomeno del collezionismo d’epoca.

La rassegna, curata dalla storica dell’arte Giovanna Ginex e intitolata La meraviglia della natura morta. 1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo, parte da una riflessione riguardo allo speciale rapporto tra il genere della natura morta, le Accademie di Belle Arti, intese come aree d’influenza e divulgazione delle arti - ovvero luogo di formazione e aree culturali entro le quali gravitano gli artisti selezionati - e la nuova committenza borghese.
L’esposizione, che si propone come una mostra di studio, presenta una serie di nature morte tra le più affascinanti della pittura italiana dell’Ottocento, di cui un cospicuo nucleo - diciassette opere - sedici delle quali oggetto di un attento restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona - proviene dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, con la quale è stato siglato in occasione della rassegna uno specifico accordo di collaborazione.

Il percorso critico ed espositivo parte dal terzo decennio dell’Ottocento, quando si affermano anche in Lombardo-Veneto gli esempi di un genere artistico rinnovato dal gusto Biedermeier e dall’influenza della scuola pittorica di Lione; si presentano dipinti - tra gli altri - di Francesco Hayez e Domenico Induno, nell’ambito milanese, mentre da Brescia giunge la pittura di animali di Francesco Inganni, apprezzata dal principe Odone di Savoia, e le esposizioni dell’Ateneo bresciano premiano la perizia dell’ornatista Tommaso Castellini.
Nel 1863 viene creato all’Accademia di Belle Arti di Brera un nuovo corso alla Scuola di Ornato, dedicato alla decorazione e alla pittura di fiori, affidato a Luigi Scrosati: da qui deriva un ulteriore slancio al rinnovamento del genere, che va diffondendosi anche presso una committenza alto borghese e imprenditoriale milanese e lombarda desiderosa di adeguare l’arredo e le collezioni d’arte delle proprie dimore ad un raggiunto, cospicuo benessere e riconoscimento sociale.

Da Brera, o comunque dal suo ambito, dall’Ateneo di Brescia e dall’Accademia Carrara di Bergamo, esce la generazione di artisti della “nuova scuola lombarda”, figlia della Scapigliatura; giovani provenienti anche da altre regioni d’Italia e dal Canton Ticino - come Adolfo Feragutti Visconti e Luigi Rossi -, che tra la metà degli anni Settanta e gli anni Ottanta dell’Ottocento dimostrano straordinarie capacità innovative nell’uso del colore, nel gesto pittorico e nei soggetti delle loro opere. Il genere della natura morta rientra a pieno titolo nella loro produzione: nelle rassegne espositive la sua presenza cresce in modo esponenziale, costituendo al tempo stesso banco di prova e importante occasione di vendita sia per maestri del naturalismo quali Filippo Carcano, Mosè Bianchi, Eugenio Gignous, Giuseppe Barbaglia e Cesare Tallone, sia per i più giovani, Gaetano Previati, Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Giovanni Sottocornola, Giuseppe Pellizza da Volpedo, protagonisti della rivoluzione divisionista dall’apertura del decennio a seguire.
Questi artisti rinnovano il genere della natura morta anche dal punto di vista stilistico. “Da levigato particolare all’interno di una scena di genere o di un ritratto - scrive Giovanna Ginex nel suo saggio in catalogo - la natura morta diventa soggetto unico del dipinto, scompigliando l’ordine e la rassicurante fissità di fiori e frutta, sparigliando gli elementi, sconvolgendo le simmetrie e abbandonando i modelli fiamminghi e Biedermeier: le ceste si aprono e ne sfuggono frutti imperfetti e maturi”.

A queste nuove firme si rivolge un collezionismo e un mecenatismo che predilige in modo specifico le arti contemporanee: tra gli altri, ricorrono i nomi dei coniugi Benedetto e Teresa Junck, di Giovanni Torelli, e del cotoniere e banchiere Carlo Dell’Acqua, fino ad arrivare ai primi anni del nuovo secolo, con la raccolta della famiglia italo-elvetica Chiattone, da cui proviene una coppia di tele di Ambrogio Alciati.

Il progetto scientifico della mostra ha portato alla selezione di una sessantina di opere di importanti artisti tra le migliori rappresentazioni del genere, provenienti principalmente dalle raccolte storiche di musei, fondazioni e altri istituti, organizzate in tre aree, nelle quali il dato cronologico dialoga con una lettura critica della committenza e delle varie declinazioni del genere: dal nitore di un precoce capolavoro di Hayez, al tema della Vanitas che attraversa i tre decenni presi in considerazione dalla rassegna, alla ricostruzione di una “sala del collezionista” con tele di Filippo Carcano, Adolfo Feragutti Visconti, Arnaldo Ferraguti, Emilio Longoni e Giovanni Segantini commissionate dall’editore e collezionista Giuseppe Treves per una delle sue dimore, fino alla pura cromia divisionista delle composizioni di Gaetano Previati che chiudono la rassegna entrando nel Novecento. Completano il percorso due sculture di Paolo Troubetzkoy raffiguranti i collezionisti Giovanni Torelli e Teresa Junck Garbagnati.

Accanto all’importante nucleo di opere dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, la rassegna presenta opere provenienti, tra le altre, dalla collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona e dalle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, della Galleria d’Arte Moderna di Genova, del Museo della Città - Santa Giulia di Brescia, del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, della Raccolta d’Arte Lamberti di Codogno, del Museo del Paesaggio di Verbania, del Museo Civico di Belle Arti di Lugano, della Civica Galleria d’Arte-Villa dei Cedri di Bellinzona, del Museo Segantini di St. Moritz, dal Touring Club Italiano di Milano, dalla raccolta della Banca di Credito Cooperativo di Barlassina e da altre importanti collezioni di singoli privati.

La mostra è accompagnata da una sezione dedicata ad analisi scientifiche multispettrali e spettroscopiche (tra le altre: radiografia, riflettografia, XRF, spettrofotometria) svolte da Gianluca Poldi e Thierry Radelet su tre dipinti esposti - di Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza - a siglare uno specifico approccio metodologico per quanto riguarda le opere di artisti della prima generazione divisionista. Gli esami scientifici, volti a documentare i problemi conservativi così come a conoscere i materiali usati e approfondire la tecnica pittorica degli autori, hanno affiancato fruttuosamente l’analisi storico-artistica.

La mostra è corredata da un ampio catalogo scientifico edito da Skira con testi di Giovanna Ginex, Alberto Finozzi e Cristiana Sburlino, Maria Fratelli, Gianluca Poldi e Thierry Radelet, Aurora Scotti, Monica Vinardi e Paola Zatti.

Giuseppe Pellizza | (Volpedo, 1868 - 1907)



Nato a Volpedo in provincia di Alessandria nel 1868 da una famiglia di piccoli proprietari contadini, Giuseppe Pellizza si forma all'Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini, perfezionandosi poi tra Roma, Firenze, Genova e soprattutto a Bergamo, come allievo particolare di Cesare Tallone. Dal 1890 rientra a Volpedo per approfondire lo studio dell'uomo e della natura. La sua arte è fedele fin da subito alla poetica del vero e utilizza una pittura morbida e a impasto in opere dal robusto realismo, influenzate dallo stile macchiaoiolo e dalla maniera di Tallone. Dagli anni '90 aderisce alla corrente del Divisionismo, affrontando la rappresentazione del mondo contadino di Volpedo in bilico tra l’analisi sociale e un delicato simbolismo. Muore suicida nel suo studio di Volpedo nel 1907.

Informazioni


La meraviglia della natura morta. 1830-1910
Dall'Accademia ai maestri del Divisionismo

a cura di Giovanna Ginex

Tortona | Spazi espositivi della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
24 settembre 2011 - 19 febbraio 2012

info@fondazionecrtortona.it
www.fondazionecrtortona.it/

"L'appeso", inv. 1781
1893
Olio su tela, 71x60,2 cm
Firmato e datato in basso a destra, Pellizza da Volpedo 1893 [firma e data apocrife]

Informazioni

La meraviglia della natura morta. 1830-1910 Dall'Accademia ai maestri del Divisionismo a cura di Giovanna Ginex Tortona | Spazi espositivi della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona 24 settembre 2011 - 19 febbraio 2012 info@fondazionecrtortona.it www.fondazionecrtortona.it/


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