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Dal 25 maggio 2012

Il Divisionismo

Cinque dipinti di Giuseppe Pellizza appartenenti alla collezione Guido Rossi del Museo arricchiscono dal 25 maggio 2012 il rinnovato percorso espositivo della Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ''il Divisionismo''.

Il progetto culturale condiviso tra il Museo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona



Il progetto culturale condiviso tra il Museo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona concretizza il suo avvio con l’esposizione, per i prossimi tre anni, dell’importante nucleo di 5 dipinti di Giuseppe Pellizza appartenenti alla collezione Guido Rossi del Museo che arricchiranno il rinnovato percorso espositivo della Pinacoteca tortonese. Tra le collezioni delle due Istituzioni esiste una grande affinità di autori, opere, temi, che nel Divisionismo e nel Naturalismo del secondo Ottocento di area lombardo piemontese hanno uno dei propri punti di forza. Da Giuseppe Pellizza a Carlo Fornara, da Giovanni Segantini a Camillo Innocenti, sono molti gli autori che accumunano le due collezioni.

Queste le opere proprietà del Museo oggetto del comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona: L’appeso, Mele e uva e La carne, tre nature morte di solido impianto naturalista; il Mediatore Giani, importante ritratto ancora influenzato dalla maniera del maestro Cesare Tallone e che si potrà ammirare a seguito dell’intervento conservativo realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona; La Processione, primo capolavoro simbolista creato con la nuova tecnica divisa tra il 1892 e il 1895, diventano protagonisti delle sale dedicate a Giuseppe Pellizza da Volpedo, uno dei massimi maestri del Divisionismo intimamente legato al territorio tortonese.

Esposte fino agli anni ’80, le collezioni d’arte del Museo vengono successivamente messe in sicurezza per inadeguatezza degli spazi. Da quel momento alcuni dei dipinti prendono parte a mostre temporanee e inizia nel corso degli ultimi anni un importante lavoro di tutela, conservazione e studio delle opere, con lo scopo di poterle di nuovo esporre in via permanente al Museo, perpetrando la prospettiva di dialogo tra Arte e Scienza che lo ha caratterizzato sin dalla sua la fondazione. In questa direzione è la recente pubblicazione di una selezione di oltre 500 tra le più importanti opere delle collezioni d’arte sono ora consultabili nel catalogo online sul sito del museo. Un lavoro di ricerca, studio e valorizzazione che si è avvalso, sul fronte delle opere dell’Otto-Novecento, del coordinamento scientifico di Giovanna Ginex e del contributo di Omar Cucciniello, autore di una selezione di 70 approfondite schede critiche.

Collezioni d'Arte del Museo



Quando Guido Ucelli, industriale milanese e fondatore del Museo nel 1953, stende il piano strategico di sviluppo dell’Istituzione, ha fin da subito un’idea ben chiara: un moderno Museo della Scienza può superare la tradizionale divisione tra sapere scientifico e cultura umanistica, permettendo ad Arte e Scienza di dialogare e compenetrarsi.

In questa luce viene scelta come nume tutelare del Museo una figura emblematica, allora come oggi, della fusione dei saperi: Leonardo da Vinci. Ed è proprio con una mostra dedicata a celebrarne il cinquecentenario che il Museo inaugura nel 1953, presentando una serie di modelli di macchine e strumenti realizzati a partire dall’interpretazione dei suoi disegni. Trasformata in esposizione permanente, la Galleria Leonardo è ancora oggi il nucleo centrale rispetto all’attività del Museo.
Nel 1952 un accordo con la Sovrintendenza ai Beni Artistici porta al Museo un cospicuo nucleo di affreschi provenienti dai depositi della Pinacoteca di Brera realizzati da maestri lombardi del Rinascimento. Si realizza così un felice connubio tra i modelli leonardeschi, affreschi e la suggestione della sede museale, un monastero olivetano del XVI secolo.

Il legame Arte e Scienza diviene ancora più esplicito quando, nel 1958, il Museo riceve in lascito l’importante raccolta d’arte dell’industriale tessile Guido Rossi, composta da dipinti e sculture dell’Ottocento Italiano e del primo Novecento. Questo gesto apparentemente anomalo è giustificato non solo dall’amicizia con Ucelli, ma anche dalla volontà di sottolineare quell’unione tra Arte, Industria e Collezionismo che l’imprenditoria lombarda tra Otto e Novecento aveva ben rappresentato, e di cui Ucelli e Rossi erano tra gli ultimi epigoni.

Nel giro di pochi anni giungono al Museo altre raccolte d’arte, tra cui quella dell’ingegnere Francesco Mauro, professore del Politecnico di Milano e anch’egli amico di Guido Ucelli, che annovera, oltre a dipinti e sculture, un importante nucleo di manufatti cinesi e giapponesi. All’inizio degli anni ’70 è il turno della donazione Capitani, con 25 dipinti del XIX secolo, e della donazione del pittore Aldo Mazza, composta da un fondo di opere dell’artista e del nonno Giuseppe.


La Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona



La Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, aperta ufficialmente nel 2001, ha raccolto negli anni un’interessante collezione che, formatasi inizialmente con l’obiettivo di valorizzare un importante primo nucleo di dipinti del grande maestro Giuseppe Pellizza da Volpedo, espone ora, grazie a mirate acquisizioni e significativi comodati, altre rappresentative opere dei celebri artisti italiani che, tra Otto e Novecento, hanno aderito al Divisionismo.

La Pinacoteca che conta oggi oltre ottanta opere rappresenta un unicum nel panorama museale italiano presentandosi nella sua completezza al pubblico il prossimo 25 maggio con opere di Carlo Fornara, Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Giovanni Segantini, e molti altri, proponendo una grande varietà di linguaggi pittorici legati alla teoria divisionista - dalla miscela ottica dei colori complementari per ricreare l’effetto della luce.

Il progetto è stato condiviso da alcuni collezionisti privati, e più di recente dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano che hanno generosamente condiviso gli obiettivi culturali della Fondazione C.R. Tortona attraverso il comodato di opere significative.
La Pinacoteca non mira quindi solo alla costituzione di un patrimonio artistico di proprietà, ma alla formazione di una collezione destinata alla fruizione pubblica, costituita quindi con un filo logico e valido sotto il profilo critico, ma anche accessibile ai destinatari dell’impegno culturale della Fondazione.

Con l’occasione viene presentato al pubblico il catalogo della collezione, edito da Skira. Si tratta di un’opera che presenta la collezione secondo un necessario criterio cronologico che prende in esame il periodo che va dalla sperimentazione cromatica della Scapigliatura, all’applicazione più matura della tecnica divisa da parte degli artisti socialmente impegnati degli anni Novanta dell’Ottocento fino agli approcci empirici nell’ambito simbolista ed ai primi saggi dei Futuristi per i quali il divisionismo costituiva il linguaggio della modernità.

Il percorso espositivo della collezione, a differenza del catalogo, si sviluppa invece attraverso sezioni tematiche mirate ad evidenziare anche le affinità tra le opere delle diverse aree geografiche, cercando confronti insoliti, a volte perfino sorprendenti. Ne sono un esempio il rapporto tra Serafino Macchiati e Giacomo Balla durante un breve sodalizio parigino del 1900 o tra Guglielmo Amedeo Lori, Plinio Nomellini e Benvenuto Benvenuti, uniti dalla comune matrice toscana, filtrata attraverso il maturare delle loro personali poetiche.
A capolavori, quali Piazza Caricamento di Plinio Nomellini, Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets) di Angelo Morbelli, Il seminatore di Carlo Fornara, Ona staderada di Emilio Longoni, di recente acquisizione, si affiancano, in comodato, opere altrettanto significative di Giovanni Segantini, Vittore Grubicy, Gaetano Previati e Giuseppe Pellizza, tra cui spicca la celebre Processione del maestro tortonese concessa in comodato, insieme ad altre affascinanti opere, dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

L’unicità della collezione deriva anche dalla presenza di opere di notevole originalità di firme meno conosciute, come Cariatidi di Baldassare Longoni, Stazione Termini di Giovanni Battista Crema e Il traino del cannone di Giuseppe Cominetti.
Tra gli esponenti dei diversi divisionismi non va dimenticato il tortonese Angelo Barabino, a cui è stato attribuito un doveroso omaggio attraverso una sala espositiva che ne rappresenta la produzione più intensa e creativa.
La collezione è inoltre arricchita da testimonianze pre-divisioniste, comunque pertinenti alle ricerche tecniche e sociali degli artisti che diventarono, pochi anni dopo, importanti interpreti del divisionismo come Pellizza, Nomellini e Longoni.

Il cospicuo numero di opere di Giuseppe Pellizza presenti nella collezione dell’Ente ha fatto si che le sue opere si dipanassero lungo tutto il percorso espositivo, sala per sala, rimarcando la grande importanza dell’autore nella collezione. Dell’artista tortonese sono presenti opere che risentono della lezione di Cesare Tallone, Bergamo alta e Ponte di Nossa, un’intera sezione è dedicata ai suoi ritratti, sia del periodo pre-divisionista, Autoritratto, Ritratto del cugino Pietro Giani, Ritratto dei genitori, Testa di vecchio, Il Mediatore Giani (in comodato dal MUST di Milano), Testa di bambina, Testa di donna (Palmina), che divisionista come Ritratto di Giovanni Cantù, o Ritratto di Sofia Abbiati o Il mio Sindaco, magistralmente accompagnati da ritratti di Morbelli (Anima triste), e poi ancora Ranzoni, Sottocornola, Fornara, tutte opere di grande qualità tecnica ed espressiva.

Da una serie di dipinti tra Scapigliatura e Naturalismo, in un percorso di paesaggi e nature morte, emergono opere di artisti, che successivamente sperimenteranno la pittura divisionista, in cui elementi a volta meticolosi nella cura delle precise inflessioni atmosferiche e stagionali, tendono a svelare sentimenti in contrasto con la rassicurante poetica del Naturalismo. Inverno a Lugano di Vittore Grubicy del 1887 è di una forza grafica sconvolgente, Piogge autunnali di Giuseppe Carozzi del 1888 è animato da uno spiccato intento naturalista.
Del grande Giovanni Segantini troviamo i Malvoni, opera giovanile, dipinta nel 1881, prima del sodalizio in Brianza con Longoni, di cui è esposta la magnifica Natura morta con frutta candita e caramelle del 1887, un'opera davvero innovativa dove l'artista prefigura la pennellata dai colori divisi che adotterà in seguito.

Dal 1891 in poi i soggetti adottati dagli artisti privilegiano le tematiche sociali e nelle loro opere riecheggiano i forti conflitti nel lavoro e tra le classi. Sono già esempio della pittura sociale, La donna dell'emigrato del 1888 di Pellizza da Volpedo e Lo sciopero del 1889 di Plinio Nomellini. E’ noto il rapporto d’amicizia tra i due artisti e l’importante influenza di Piazza Caricamento del 1891 di Nomellini sul Quarto Stato di Pellizza. Ormai i soldati di Fattori sono diventati operai, la fabbrica ha sostituito la caserma militare. Le ricerche scientifiche sul colore e le ideologie sociali maturano di pari passo.

Altre tele significative di questa sezione sono: Mattino in officina del 1893 di Plinio Nomellini, Il ritorno dei naufraghi al paese di Giuseppe Pellizza del 1894 (carboncino su cartone), Cantiere del 1897 di Raffaello Gambogi, Mi ricordo quand'ero fanciulla (Entremets) del 1903 di Angelo Morbelli. Alcune delle quali sono state esposte nel 2000, come esempi tra i più significativi della pittura tra ‘800 e ‘900, nella mostra 1900 Art at the Crossroads alla Royal Academy di Londra. Nel 2008 sempre a Londra alla National Gallery nella mostra Radical Light Italy's Divisionist Painters sono stati esposti altri lavori oggi presenti in Pinacoteca.

A Milano Emilio Longoni, nello stesso periodo, illustra la condizione del proletariato urbano in uno dei suoi capolavori, Ona Staderata (La venditrice di frutta), esposta alla Famiglia Artistica nel 1891 e alle Esposizioni Riunite nel 1894, l’ultima esposizione dell'opera è del lontano 1982 alla Permanente di Milano e di recente è stata acquisita dalla Fondazione.

Lontani dalla città, ma comunque ispirati dal duro lavoro dei campi, sono Giovanni Segantini e Carlo Fornara. Sempre del 1891 è La raccolta del fieno di Segantini, magnifica opera decisamente divisionista in comodato da collezione privata, così come Il seminatore di Fornara, dipinto nel 1895, piccola ma potente immagine di vita contadina, esposta alla Biennale di Venezia con altre opere divisioniste.

Il percorso del Divisionismo e la sua forte connotazione sociale vengono bruscamente interrotti dai moti del 1898, con la brutale repressione delle proteste popolari soprattutto a Milano. Questo si riflette nella pittura agli albori del Novecento: esempio di dramma sociale si ritrova in Lagrime di Giuseppe Mentessi, opera sinora esposto solo a Palazzo delle Albere a Trento.
Molti degli artisti impegnati nel sociale e alcuni come attivisti politici, si ritirano dalla scena milanese, dedicandosi a soggetti diversi, come il paesaggio; la scomparsa di Segantini nel 1899 contribuisce alla dispersione del gruppo. Pellizza si ritira a Volpedo, dedicandosi a studi di paesaggio come i poetici Mattino di maggio e Paesaggio. Nubi di sera sul Curone, ma anche a soggetti umanitari che virano al simbolismo come il bellissimo disegno Fiore reciso (o Il Morticino) del 1903, che riassume tutto il fascino dell’omonimo dipinto conservato al Musée d'Orsay a Parigi. Anche Morbelli si dedica al paesaggio, ma continua la pittura di soggetti sociali, ora più introspettiva e malinconica con Anima triste del 1910.
Anche Giacomo Balla si converte al Divisionismo. Ospite di Serafino Macchiati a Parigi tra il 1900 e il 1901 Balla esegue Paesaggio mentre Macchiati in La charrue abandonnée del 1903 rivela sensibilità per il tema della invadenza industriale sulla vita contadina.

Il testimone divisionista viene poi raccolto dai Futuristi che usano la tecnica divisa per esprimere temi moderni. In Pinacoteca troviamo di Umberto Boccioni il disegno Casa in costruzione del 1910, dove il grande artista affronta le amate tematiche cittadine, decisamente ottimista sulle opportunità della nuova epoca industriale. Alberto Grubicy, attento al gusto commerciale dell'epoca, sceglie comunque opere ed artisti che possano stare nella scia del duo Segantini-Previati, utilizzando la tecnica in modo luminoso per illustrare temi meno turbativi: ottimi esempi in Pinacoteca sono Sera d'aprile di Carlo Fornara del 1915 e La punta di Manerba di Pier Focardi del 1907, insieme ad un nucleo consistente di opere di Angelo Barabino, noto pittore tortonese, che alterna splendidi paesaggi a lavori dalla forte matrice sociale, tutti di grande forza espressiva.

Nella collezione figurano inoltre lavori divisionisti di area toscana, romana e ligure di artisti come il già ricordato Nomellini, ed ancora Benvenuto Benvenuti, Adriano Baracchini Caputi, Llewelyn Lloyd, Guglielmo Amedeo Lori, Giovanni Battista Crema, Camillo Innocenti, Giuseppe Cominetti, artisti di grande interesse, al pari dei più celebri, per la storia del Divisionismo italiano.
Infine le sculture di Leonardo Bistolfi, (I contadini, 1887 e La famiglia, 1915), artista divisionista in pittura che si formò nell’ambiente degli Scapigliati, e di Paolo Troubetzkoy, (Busto di Segantini, 1896), allievo di Ranzoni, forniscono un complemento alla quadreria della Fondazione esemplificando ottimamente temi e protagonisti di un movimento complesso e variegato come il Divisionismo italiano

Informazioni


Pinacoteca "Il Divisionismo"
Palazzetto medievale - Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
Corso Leoniero, 2 - angolo Piazza Duomo - Tortona (Al)
Fondazione C.R. Tortona
tel. 0131.822965
fax 0131.870833

info@fondazionecrtortona.it

Le opere proprietà del Museo oggetto del comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

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