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sabato 21 e domenica 22 gennaio 2012

Esposizione Bisiluro da corsa e visite speciali

Il ritorno al Museo della Bisiluro da corsa DaMolNar dall’esposizione “Carlo Mollino. Maniera Moderna”, tenutasi con successo presso l’Haus der Kunst di Monaco di Baviera, è l’occasione ideale per esporre la storica vettura.
Nelle due giornate del 21 e 22 gennaio il pubblico potrà ammirare la Bisiluro all’interno del Padiglione Navale, dove verrà realizzato un allestimento apposito.

Domenica 22 alle ore 12,00; 15.00 e 17.00, sono previste visite speciali con il curatore e con gli esperti del Museo Casa Mollino (Fulvio e Napoleone Ferrari), che con il loro punto di vista aiuteranno a scoprire questo oggetto unico.
Per partecipare alle visite non è necessaria la prenotazione. È sufficiente presentarsi in uno degli orari indicati all’infoToti all'interno del Padiglione Aeronavale.

Questa esposizione rientra nell’ambito delle azioni di valorizzazione della collezione Trasporti Terrestri intraprese dal Museo, che mira a mettere in luce i veicoli e gli oggetti di questa collezione attraverso i prestiti a importanti mostre e la rotazione in esposizioni temporanee presso il Museo (come il weekend speciale Vespa & Lambretta o la mostra Democratizing Technology).

La Bisiluro da corsa DaMolNar | 1955

Appositamente costruita per la 24 Ore di Le Mans del 1955, è frutto della sperimentazione di soluzioni nuove ed eterodosse da parte di Mario Damonte, Carlo Mollino, Enrico Nardi, da cui il nome DaMolNar.

La Bisiluro nasce soprattutto per massimizzare l’efficienza aerodinamica, prerogativa vantaggiosa per ogni mezzo di trasporto, che diventa imprescindibile per piccole vetture destinate a gare di durata.

Mollino imposta il lavoro in senso inverso rispetto alla normale progettazione di una autovettura ovvero adatta lo chassis alla forma della carrozzeria, non soggiogando le linee più efficienti alle esigenze meccaniche.

Per quanto il disegno di Mollino sembra prendere spunto dall’esperienza di Pietro Taruffi (1949) con il suo Bisiluro, si intuisce da alcuni schizzi del 1954 che Mollino si farà invece ispirare dalle forme della OSCA MT4 (1953), vettura dotata di grandi rientranze nella parte laterale del cofano motore, nel tentativo di renderla più penetrante.
Mollino produrrà una serie di disegni in cui si percepisce distintamente che sta scavando e modellando il volume centrale della vettura tentando di ottenere un sottile profilo alare.

Il disegno finale e la successiva realizzazione della vettura, mostra uno schema totalmente asimmetrico costituito da due carlinghe distinte, la sinistra contenente il motore e la trasmissione, l’altra destinata al capiente serbatoio del carburante all’interno del quale viene ricavato l’angusto spazio dedicato al pilota. Le due fusoliere sono tra loro collegate da un telaio a tubolari.

L’abitacolo, dalle dimensioni minime, era corredato di un volante dal caratteristico design disegnato da Mollino e realizzato da Enrico Nardi, ovalizzato nella parte inferiore, per facilitare l’inserimento delle gambe del pilota, ma soprattutto in grado di abbassare il piantone dello sterzo in modo significativo. Interessante anche l’astuzia aerodinamica adottata per lo specchio retrovisore retrattile tramite un comando interno.
Viene progettato e realizzato anche un ingegnoso freno aerodinamico composto da due alettoni piani e controrotanti, posizionati nella parte centrale della carrozzeria tra i due siluri. Il sistema viene facilmente comandato da un pedale aggiuntivo posto nella parte destra dell’abitacolo ed ha lo scopo di decelerare il veicolo senza scomporne l’assetto, alleggerendo lo stress del freno a tamburo.

Il compito di Enrico Nardi fu quello trovare tutte le soluzioni meccaniche e di farle stare entro alle forme dettate dall’architetto torinese.
Per il telaio riprenderà alcuni disegni della FIAT 1100 e della Lancia Appia, chiudendo il differenziale dentro il siluro di sinistra a ridosso della ruota posteriore.
Per il motore verrà scelto il 4 cilindri Giannini G2 da 734cc. Il propulsore bialbero ad ingranaggi, progettato dal famoso ingegnere romano Carlo Gianini (con una sola N mentre l'azienda è con doppia N), è direttamente tratto dall’innovativo quattro cilindri impiegato nel 1953 e nel 1954 sulla Moto Guzzi da Gran Premio.
Il 750 G2 – nella speciale configurazione per Le Mans – è in grado di spingere i 450 kg della vettura oltre i 215 km/h.

L’avventura francese di Le Mans dura circa due ore. Infatti verso le 18.00, dopo aver fatto segnare tempi strepitosi per la sua categoria con velocità media sul giro di 148 km/h, la profilatissima vettura italiana subisce uno sbandamento a seguito del sorpasso di una grossa Jaguar e finisce fuori pista senza alcuna conseguenza per Mario Damonte, che la stava conducendo.




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