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29 GENNAIO 2015

TURING, UN ENIGMA A PORTATA DI MANO

I prodigi di Alan Turing si possono incontrare anche a Milano. Dopo aver visto il film «The Imitation Game» che racconta la magnifica e tragica storia del grande matematico britannico, l’emozione della stupenda pellicola può continuare varcando la soglia del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci» soffermandoci davanti alla macchina Enigma protagonista del film assieme allo scienziato.

Turing riuscì a decifrare i codici generati da Enigma che le forze armate tedesche impiegavano nella trasmissione dei messaggi. Nascosto con il suo gruppo di crittografi nella casa di campagna di Bletchley Park a 75 chilometri da Londra, riuscì a costruire la macchina «Bomba» con la quale decrittava velocemente i codici germanici anticipando gli eventi e annullando l’efficacia delle azioni belliche nemiche. Così gli alleati riuscirono a vincere la Battaglia dell’Atlantico provocando la disfatta dei temibili sommergibili U-boats. Ma non solo. Su tutti i fronti le informazioni carpite portarono alla vittoria degli alleati mentre Hitler non ne comprendeva la ragione. Pure il successo dello sbarco in Normandia che segnò il crollo definitivo di Berlino aveva radici a Bletchley Park, dove si riuscì a capire la dislocazione delle forze da affrontare nel D-Day.

 

Un esemplare della macchina Enigma sconfitta dall’intelligenza di Alan Turing arrivò al Museo milanese grazie alla donazione di una generosa signora milanese, Lina Galeazzi, nel 1987. Anche se non sono rimaste tracce del misterioso percorso compiuto dallo strumento si sa che risale al 1937 e di certo era stata utilizzata in qualche ufficio della Penisola. I segnali codificati provenienti dall’Italia erano infatti diventati di grande interesse a partire dal 1935 durante la guerra in Abissinia, e da allora lo Stivale diventava un’area di continua sorveglianza. Da Bletchley Park seguivano soprattutto i messaggi legati al traffico navale e fu così che la Royal Navy riuscì a conquistare prima la vittoria di Taranto e poi quella più importante di Capo Matapan nel 1941, tanto che l’ammiraglio Sir Andrew Cunningham, comandante della flotta nel Mediterraneo, andò personalmente nella segretissima residenza per congratularsi con i crittografi fornitori delle preziose indicazioni.

La macchina Enigma era stata inventata nel 1918 da Arthur Scherbius che la produsse in varie versioni ad uso commerciale. Ma continuò poi a perfezionarla attraendo l’interesse dei militari che l’acquisirono facendone una vera arma da guerra. Inizialmente il modello utilizzato in Italia era appunto di tipo commerciale, ma dal 1940, dopo l’adesione al conflitto, arrivarono versioni più elaborate.

TECNOLOGIE CHE CONTANO

Enigma è adesso esposta nella mostra Tecnologie che contano dedicata ad Alan Turing e alle macchine da calcolo.

«Era stata aperta nel 2012 in occasione dei cento anni dalla nascita del matematico per ricordare l’eccezionale figura e uno dei più celebri padri dell’informatica - nota Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo -. Ma l’abbiamo mantenuta per due ragioni. La prima per testimoniare l’importante ruolo di un pioniere di un mondo che oggi è la nostra dimensione quotidiana. In secondo luogo perché la mostra rappresenta un embrione della futura nuova sezione di informatica per la quale ci stiamo preparando e che non può mancare in un moderno museo della scienza e della tecnologia». 

Per saperne di più sulla mostra




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