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Le conoscenze meccaniche dei Romani rivelate dalle navi di Nemi

SFOGLIA

Discorso pronunciato dal professor Giorgio Rabbeno, per l'inaugurazione dell'anno accademico 1950-51 all'Università degli Studi di Trieste. Il professor Rabbeno sottolinea quale sia stato il reale contributo dato all'archeologia dal recupero delle due navi romane che giacevano sul fondo del piccolo lago di Nemi. A partire dal tardo Medioevo erano i stati compiuti diversi tentativi per riportarle in superficie ma la mancanza di mezzi tecnici adeguati e di una sensibilità archeologica volta alla tutela avevano avuto l'effetto di danneggiare la scena archeologica. L'impresa era poi stata portata a termine tra il 1928 e il 1932. Il grande pubblico si aspettava di veder riemergere ori e gioielli. "Invece gli avanzi di naufragio, riapparsi ai nostri occhi attoniti dopo due millenni di sommersione, gettarono abbaglianti fasci di luce su una zona prima affatto buia, creando di colpo un capitolo a sé nella storia dell'umano sapere. Essi documentarono le conoscenze meccaniche e marinaresche degli antichi Romani, quali gli scritti e i residui e gli scavi lasciavano in piccola parte supporre, ma senza darne prove concrete e formali". Gli scafi furono datati all'epoca dell'imperatore Caligola, fra il 37 e il 41 dopo Cristo. L'Autore compie una minuziosa descrizione delle navi e del grado di sviluppo delle tecniche romane, anche relativamente alle leghe metalliche. Purtroppo il rogo delle navi ha cancellato tutte le testimonianze.

COLLOCAZIONE

Archivio storico Museo della Scienza e della Tecnologia / Fondo CNR

TEMA

Archeologia, Beni Culturali

AUTORE

Giorgio Rabbeno

LUOGO

Trieste

DATA

3 novembre 1950

La storia nel documento

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