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LE STORIE

Luigi Magrini

Luigi Magrini fu uno scienziato geniale attivo a metà ottocento. Nacque a Udine nel 1802, conseguì la laurea all’università di Padova in “Ingegneria-Architettura” nel 1825 e subito iniziò una lunga carriera accademica come possiamo leggere in una sua biografia#1. Al fianco del professor Salvatore Dal Negro, fornì un importante contributo alla messa a punto del motore elettro-magnetico. Lavorò anche con Antonio Pacinotti nel 1859, alla costruzione del dispositivo detto “anello di Pacinotti”.
Nel giugno del 1837, all’età di trentacinque anni, Magrini si stava già occupando della progettazione del suo “telegrafo elettro-magnetico praticabile a grandi distanze”; e alla fine di luglio dello stesso anno, eseguì e documentò alcune comunicazioni telegrafiche stabili su un circuito lungo 1.200 metri all’interno del Liceo Santa Caterina, l’attuale Marco Foscarini di Venezia, dove in quel periodo insegnava.

Ma come era fatto questo telegrafo?

Vediamo come lo descrive il suo inventore nella memoria del 1838#2.
Il telegrafo consiste di un “apparecchio di scrittura” accoppiato ad un dispositivo di chiamata, nella postazione trasmittente; di un conduttore, o “funicella”, che unisce questa postazione con quella ricevente dove si trovano un “apparecchio di lettura” e uno “svegliarino”: quest'ultimo che avverte della chiamata in arrivo. Tutto l’apparato prevede l’uso di due pile capaci di far deviare l’ago di un galvanometro in quattro differenti posizioni ben distinte l’una dall’altra. Combinando l’azione delle due pile su tre galvanometri posti sull’apparecchio di lettura, attraverso la tastiera di scrittura si ottengono 24 differenti segnali per una sufficiente rappresentazione delle lettere dell’alfabeto o per l’indicazione di altrettanti frasi codificate.

L’apparecchio di scrittura è costituito da una cassetta di legno contenente 12 vasetti con mercurio in corrispondenza dei quali, attraverso fori praticati sul coperchio della cassetta, si affacciano degli archetti metallici che costituiscono le estremità di una tastiera: la digitazione delle lettere sulla tastiera, determina l’immersione nel mercurio delle terminazioni dei corrispondenti archetti e quindi la chiusura dei contatti necessari a rappresentare sull’apparecchio di lettura le lettere digitate.

Un’altra parte del telegrafo è formata dal conduttore, o “funicella”, che unisce la stazione trasmittente e quella ricevente: Magrini suggerisce di sotterrarla lungo le strade “regie” alla profondità di qualche metro; oppure, all’occorrenza, per le comunicazioni tra due porti, “di attaccarle dei pesi di tratto in tratto per affondarla” e farla giacere “sull’imo fondo”. Infine, propone, in anticipo anche su Weatstone: “all’atto della erezione delle strade di ferro potrebbesi ben con maggiore facilità assicurare la funicella sotto le rotaie”.

Nel suo libretto Magrini riporta l’esperienza eseguita nell’estate del 1837 all’Ateneo di Venezia, descrivendo un telegrafo perfettamente funzionante e capace di trasmettere direttamente, cioè senza l’ausilio di un codice, e senza possibili equivoci, le lettere dell’alfabeto già chiaramente leggibili sul ricevitore; in esso anticipa, inoltre, l’uso della tastiera per la scrittura del messaggio e i futuri sviluppi delle linee di trasmissione telegrafiche. Aggiunge anche la descrizione della struttura dei cavi e della loro costruzione, delle reti per via ferroviaria e sottomarina e delle perdite di segnale lungo la linea.

Anche per il telegrafo elettro-magnetico sorgono questioni circa la priorità dell’invenzione#3: Luigi Magrini, Samuel Morse e Charles Wheatstone fecero studi ed esperienze simili circa negli stessi anni.

Luigi Magrini morì sessantaseienne, il 19 aprile 1868, a Firenze.

Fu una personalità geniale, sobria, l’antitesi dell’ostentazione: egli non brevettò, ma portò sempre a conoscenza della comunità scientifica i risultati dei suoi studi che spaziavano in tutti i campi della scienza, pura e applicata.
Dalla comunità scientifica dell’epoca fu molto rispettato e gli furono affidati importanti incarichi; da ricordare il compito di acquisizione e studio dei cimeli voltiani, come possiamo leggere nella lettera del Morlacchi#4.

Eppure, nonostante le sue numerose memorie fossero apprezzatissime nel mondo accademico, la sua figura è stata raramente citata nelle cronache scientifiche. Solo recentemente è stato rivalutato il suo operato; qualcuno, anzi, lo ha visto precursore di Maxwell per le sue ricerche sulle onde elettriche, come nell’articolo del 1943#5 .

PER SAPERNE DI PIU'

BIBLIOGRAFIA

L. Magrini, Sopra l’elettro-magnetismo e le recenti scoperte del professore abate Salvatore Dal Negro. Memoria. Padova, 1834

Luigi magrini, Sulla importanza dei cimeli scientifici e dei manoscritti di Alessandro Volta : discorso recitato nella solenne adunanza, 7 agosto 1864 dell'Istituto medesimo. Milano, 1864 | MISC D.1916

L. Magrini, Telegrafo elettro-magnetico praticabile a grandi distanze immaginato ed eseguito da Luigi Magrini.- Venezia, 1838 | D.8098

G. Provenzal, Sul contributo di Venezia alla invenzione della macchina a vapore e del telegrafo elettro-magnetico. Venezia, 1934 | MISC D.1717

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