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LE STORIE

Il Pantheon degli scienziati italiani

Durante il periodo del governo fascista fioriscono numerose mostre coll’intento di celebrare il Genio Italico: chi più di Leonardo da Vinci può incarnare questo Ideale?
Nel 1939 viene infatti organizzata a Milano la Mostra Leonardesca e, parallelamente, l’Esposizione delle Invenzioni italiane: l’iniziativa si pone nel solco delle Mostre di propaganda e ripropone in chiave “industriale” la mostra sulla scienza italiana organizzata nel 1933 a Chicago. Lo scopo della mostra è chiaro: celebrare la politica dell’autarchia, ossia il perseguimento della completa indipendenza e auto sostentamento dell’Italia nei campi delle materie prime, dell’agricoltura, dell’industria e della produzione di beni di consumo. Non a caso la prima edizione del catalogo della mostra delle invenzioni#1 si apriva con un ritatto di Mussolini e un suo incitamento alla “Disciplina dell’autarchia” e a “vivere intensamente nella mistica dell’autarchia”
Mentre le sezioni storiche trovano posto nel Palazzo dell’Arte, come puoi vedere nella pianta#2 accanto alla Mostra Leonardesca, le sezioni dedicate alle applicazioni industriali contemporanee, dall’Esercito ai Trasporti, vengono ospitate nei padiglioni temporanei costruiti nel Parco, verso viale Gadio.

La mostra si apre con la Sala delle Celebrazioni#3, allestita dal pittore Francesco del Pozzo: una sorta di Pantheon della scienza che celebra gli scienziati italiani mediante cimeli, fotografie e documenti. Troviamo un lungo elenco di “celebrità” tra cui spiccano i nomi di Galileo, Volta e Marconi, insieme a tanti altri, a costituire un tempio del sapere e della gloria.
La Sala è introdotta dalla citazione di un sonetto di Vittorio Alfieri: “Fervide, ardite itale menti/ D’ogni alta cosa insegnatori altrui”#4 e il tono celebrativo si riconduce all’intento di utilizzare una comunicazione efficace ed enfatica al servizio della politica autarchica del Regime. Accanto alle citazioni di grandi autori del passato#5 spesso sono accostate brevi massime dello stesso Mussolini: particolare è la sua definizione#6 di Guglielmo Marconi visto come “Mago degli spazi e dominatore dell’Etere”..

B. Saladini di Rovetino, una delle voci ufficiali della mostra, nel suo articolo#7 apparso su “La Tecnica Fascista” il 25 giugno 1939 descrive così la celebrazione di Marconi nella sala: “All’altro estremo Marconi, sulla cui maschera, appoggiata a una stele marmorea, una luce tenue cade dall’alto di una cupola; mentre in una drammatica visione di saette e flutti in tempesta appare sulla curva parete una S.O.S. luminosa, unica speranza di salvezza per i passeggeri di una nave ormai condannata”.
Saladini di Rovetino ricorda inoltre, nell’aberrante celebrazione autarchica e fascista del genio italiano, la volontà di Benito Mussolini di “risalire per i secoli le tracce luminose del genio italiano e raccoglierne le espressioni”, documentando che “ non v’è campo dove il genio, la scienza, la tecnica italiana non siano stati precursori, dove non abbiano lasciato un solco, una traccia, segnando la strada ai contemporanei e alle generazioni future”. Il cronista Ufficiale della Mostra delle Invenzioni ci lascia molte descrizioni, che spaziano tra le numerose declinazioni industriali del primato italiano, e nell’ articolo#8 apparso nella rivista “L’Economia Nazionale” del giugno 1939, passa in rassegna i “nostri” geni che sono “Centinaia di inventori e costruttori, migliaia di macchine e di apparecchi, decine di migliaia di organi, di congegni, di elementi”.
Nella Sala delle Celebrazioni#9 è inoltre presente una riproduzione gigantesca della pila di Volta, trasformata in una sorta di colonna della scienza: nella folle rincorsa del primato a tutti i costi, la storia della scienza viene distorta attribuendo a Volta la prima ideazione del telegrafo.
Molti cimeli esposti nella sala sono le riproduzioni create dal Consiglio Nazionale delle Ricerche per l’Esposizione Universale del 1933 a Chicago, tra i quali vi sono alcuni strumenti dell’Accademia del Cimento come il barometro di Evangelista Torricelli e il Pantelegrafo di Giovanni Caselli, il primo dispositivo in grado di trasmettere immagini a distanza.

Nelle altre sale della mostra, divise in sezioni tematiche, vengono passate in rassegna le invenzioni più importanti della tecnica italiana e gli sviluppi che esse hanno portato nell’industria italiana contemporanea, con l’esposizione di prodotti, congegni e macchine. Molto spazio viene dedicato alle Forze Armate, ma si distingue per imponenza il padiglione dell’impianto sperimentale di televisione. Esteso per una superficie di 500 metri quadrati, contiene uno studio di registrazione e il pubblico può assistere alle trasmissioni grazie a un’ampia vetrata. Le trasmissioni televisive sperimentali vengono propagandate come un esempio dell’autarchia#7 e del genio italiano: “con lo scopo di dimostrare come l’industria nazionale, da sola, senza alcun aiuto intellettuale dall’estero, ha potuto completamente realizzare pure in questo campo difficile e specialissimo della televisione, con risultati certamente non inferiori a quanto solo pochissimi Paesi del mondo possono vantare”.

PER SAPERNE DI PIU'

BIBLIOGRAFIA

Mostra di Leonardo da Vinci e delle invenzioni italiane : catalogo ufficiale della mostra delle invenzioni : Palazzo dell'arte, Milano, maggio-settembre XVII. Milano, 1939 | LEO.D.62

Mostra di Leonardo da Vinci. Catalogo. Milano 9 maggio – 20 ottobre 1939, Milano, 1939

Roberto Cara, Ricerche sulla mostra di Leonardo da Vinci (Milano, 9 maggio – 22 ottobre 1939), tesi di specializzazione, Università degli Studi di Milano, 2009 | E 1718

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