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LE STORIE

Osservatori astronomici

Nel periodo fascista la propaganda del partito cercava in tutti i modi di “difendere” e “glorificare” il genio italico: possiamo però certamente affermare che la scienza moderna nasce in Italia con Galileo Galilei. Fu lui il primo della storia che puntò un cannocchiale verso le stelle inaugurando l’astronomia moderna. Ciò autorizzava il Paese a considerarsi “culla” di ogni progresso scientifico e tecnologico oltre che, ovviamente, di quello artistico, come leggiamo nell’articolo#1 pubblicato su Il Messaggero del dicembre 1942.
L’astronomia viene considerata la più antica delle scienze umane inoltre ha la caratteristica di avvicinare aspetti strettamente tecnici con altri più vicini alla filosofia o addirittura alla religione. Ciò rende la scienza di “Urania” unica nel suo genere. Questo legame fra contesti così straordinariamente differenti è innegabile e ne è riprova la presenza anche in Vaticano di una specola astronomica#2 istituita da Papa Leone XIII fin dal 1891, “quando il Papa fece alzare all’architetto Mascherini la torre alta 73 metri” allo scopo di studiare i fenomeni celesti come massima manifestazione del Creato. Non va dimenticato, infatti, che la Bibbia inizia proprio con una descrizione astronomica: la creazione dell’Universo stesso.

La tradizione astronomica italiana risale, come abbiamo detto, direttamente a Galileo Galilei. Per tracciare la storia degli Istituti astronomici italiani ci aiuta un documento dattiloscritto#3 che recensisce l’opera di Giorgio Abetti: “Osservatorii astronomici d’Italia”.
Si legge che il primo osservatorio astronomico italiano fu quello di Bologna, fondato nel 1725 a cui seguirono, negli anni immediatamente successivi, quelli di Milano e di Padova che, in seguito, dovettero inaugurare sedi alternative per sopperire alla mancanza di cieli puliti nelle grandi città. Un problema, questo, che si aggraverà sempre più con lo sviluppo dei centri abitati e con l’aumento dell’inquinamento luminoso e atmosferico dovuto alla nascita delle grandi fabbriche e all’uso dei combustibili fossili per il riscaldamento. Il documento ci ricorda come “fin dal 1750 l’astronomo Perelli sconsigliasse il suo governo dall’erigere entro le mura di Firenze un osservatorio”, preferendo “una delle amenissime colline suburbane”.
Oggi, i pochi osservatori di punta sono infatti collocati in zone remotissime della Terra, come le Ande cilene e i deserti australiani, o addirittura nello Spazio, come il telescopio Hubble.
Sono citati nel documento anche gli osservatori di Firenze, Palermo, Napoli, Trieste, Teramo Catania, Tuscolo.

Come leggiamo su alcuni articoli del 1942, il 27 maggio#4 viene inaugurata sull’altopiano di Asiago#5 la nuova sede dell’Osservatorio Astronomico di Padova#6 (si noti nel documento il refuso “gastronomico” al posto di “astronomico”, sic!). Dotato di strumentazione che rappresenta lo stato dell’arte per le possibilità economiche dell’Italia di quegli anni, il nuovo istituto promette di diventare il fiore all’occhiello dell’astronomia osservativa italiana. E così sarà fino alla fine del 20° secolo quando, per cercare cieli sempre più bui, gli astronomi italiani dovranno “emigrare” alle Isole Canarie dove è collocato il Telescopio Nazionale Galileo, il più sofisticato strumento italiano di osservazione.
Lo strumento principale del nuovo osservatorio#7 di Asiago è un telescopio a riflettore con un diametro di 1,2 metri, veramente notevole per l’epoca e secondo in Europa per dimensioni. Tuttavia, se si considera che il telescopio americano di Monte Palomar, da 5 metri di diametro, verrà completato qualche anno dopo, nel 1949, e che quello di Monte Wilson, da 2,5 metri, è già in funzione dal 1917 si coglie immediatamente la differenza di potenziale a disposizione delle diverse comunità scientifiche. Sempre ad Asiago si trovano alcuni strumenti ausiliari fondamentali per la ricerca e che corredano e completano lo strumento principale: uno spettrografo e una camera fotografica, naturalmente il tutto “costruito e montato con materiali nazionali e da tecnici e maestranze italiani”.

Anche l’Osservatorio Astronomico di Brera, a Milano ha una storia simile: durante gli anni venti, fu necessario edificare una nuova sede osservativa sulle colline brianzole di Merate. La storia è ben raccontata nell’opuscolo di Francesco Zagar “L’Osservatorio astronomico di Merate”#8 del 1954. Oltre alle foto dei telescopi si possono ammirare quelle degli strumenti scientifici ausiliari, degli edifici, delle cupole, delle abitazioni degli astronomi residenti, dei tecnici al lavoro, dei laboratori, ma soprattutto quella di un astronomo intento ad effettuare un’osservazione: comodamente sdraiato su un divano e con il supporto di una aiutante impegnata a scrivere le informazioni che le vengono dettate: un modo di osservare ben lontano da quello dell’astronomo di oggi!

Anche in ambito scientifico, però, non tutte le storie finiscono come si vorrebbe: è il caso, ad esempio, dell’Osservatorio di Monteporzio#9 che viene istituito con l’ambizione di diventare il principale osservatorio europeo. Costruito in collaborazione con gli “amici” tedeschi#10 …“accanto a Romolo a Cesare e a Pompeo lavoreranno Curt Hans e Fritz” che avrebbero dovuto fornire la strumentazione scientifica, a causa del precipitare degli eventi bellici non verrà mai realizzato nei termini previsti. O come il mai costituito Osservatorio di Castellana, oggi Castellana Grotte in provincia di Bari, che venne ipotizzato dal grande astronomo Guido Horn d’Arturo. Il suo telescopio, progettato con una innovativa tecnologia tassellare oggi utilizzata comunemente nei grandi telescopi moderni, avrebbe dovuto rivaleggiare addirittura con il Telescopio di Monte Palomar, all’epoca il più grande del Mondo, come riporta il titolo dell’articolo del 1956: “Castellana oscurerà Palomar?”#11; qui però siamo già nel secondo dopoguerra.

La grande esposizione di Chicago del 1933 è per l’Italia una grande occasione per presentare al Mondo la propria tradizione e la propria grandezza. Come per le altre discipline, anche per l’astronomia il lavoro di raccolta e messa a punto del materiale divulgativo è serio e preciso. Un esempio sono le didascalie#12 e i testi di approfondimento#13 realizzati dagli astronomi dell’Osservatorio Astronomico di Brera per raccontare i grandi strumenti di quell’Istituto, piuttosto che l’opera del grande astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli. Molto interessante è la foto#14 del telescopio equatoriale di Arcetri che Giorgio Abetti invia con dedica a Gugliemo Marconi, presidente del CNR, e nella quale è possibile vedere l’antico e glorioso telescopio Amici dell’Osservatorio, e soprattutto uno dei cannocchiali originali di Galileo utilizzato come strumento ausiliario.
Oggi un tale riutilizzo sarebbe inconcepibile non tanto per ragioni tecniche, ma essenzialmente per considerazioni legate alla salvaguardia del patrimonio storico scientifico, verso il quale viene posta sempre maggior attenzione.

L’atmosfera un po’ magica di quegli anni di ricerca pioneristica, compiuta con strumenti che oggi ci sembrano lontani e superati, ci permette di ricostruire l’ambito scientifico che era vivo e fiorente tra gli anni ’30 e ’50 del nostro novecento.

PER SAPERNE DI PIU'

BIBLIOGRAFIA

Atti del Convegno internazionale celebrativo del 200. anniversario della nascita di R.G. Boscovich e del 200. anniversario della fondazione dell'Osservatorio di Brera : Milano-Merate, 6-8 ottobre 1962. Milano, 1963 | D.1452

Atti del Convegno per le celebrazioni del cinquantenario della morte di G.B. Schiaparelli : 1-3 ottobre 1960. Milano, 1960 | D.3546

Atti del Convegno sulle macchie solari : Firenze, Osservatorio astrofisico di Arcetri, 9-12 settembre 1964. Firenze, 1967 | D.671

Camillo Alessandri, Capanna-Osservatorio "regina Margherita" sul Monte Rosa (4.560 m.). Roma, 1906 | MISC D.1363

F. Zagar, Concezioni moderne sulla costituzione dell'universo : discorso tenuto il 17 maggio 1953 all'Osservatorio astronomico di Collurana in occasione delle onoranze al fondatore Vincenzo Cerulli. Teramo, 1953 | MISC D.3087

Ottavio Andreucci, Del così detto istituto Ximeniano, del nuovo osservatorio fiorentino e del loro avvenire: osservazioni storiche e voto. Firenze, 1868 | MISC D.1386

P. A. Secchi, Descrizione del meteorografo dell'osservatorio del collegio romano. Roma, 1870 | MISC D.1374

P. A. Secchi, Descrizione dell'osservatorio magnetico del collegio romano e sunto delle osservazioni fatte nel 1859 e 1860. Roma, 1860 | MISC E.574

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