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LE STORIE

Roentgencinematografia

La roentgencinematografia è la tecnica che permette di realizzare un film utilizzando i raggi X. Fu Wilhelm Conrad Röntgen, nel 1895 a scoprire i raggi “X” chiamati così perché misteriosi e sconosciuti, che da lui presero anche il nome di “raggi roentgen”; questa scoperta gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1901. La prima radiografia medica Roentgen la eseguì alla mano sinistra della moglie Anna il 22 dicembre 1895.

Questo tipo di radiazione può attraversare facilmente alcune sostanze liquide e solide, come l’acqua e i tessuti molli; meno facilmente la carta o il cuoio; per niente come le ossa o il piombo.

All’epoca della scoperta dei raggi X, l’idea di poter “guardare dentro” le cose spronò l’immaginazione di molti: immediatamente dopo il 1895 si assistette al fiorire di numerosi tentativi di applicazione di tecniche di cinematografia a raggi X, forse stimolati anche dalla concomitanza dei primi “spettacoli pubblici” dei fratelli Lumiere.

Leggendo la corposa Relazione dell’Istituto Ortopedico Rizzoli#1 del 1936 possiamo ricavare notizie interessanti sulla storia di questa branca della cinematografia. Infatti si legge che l’utilizzo in campo medico divenne lo sbocco più naturale di questa tecnica e già nel 1897 il dottor John Mac Intyre produsse un film della lunghezza di 13,41 metri che mostrava i movimenti articolari di una zampa di rana e lo presentò alla Società di fisiologia di Glasgow; ma solo nel 1905 fu ottenuto un film “comprensibile” sul corpo umano che il dottor Max Levy-Dorn mostrò al primo Congresso della Società tedesca di Radiologia per illustrare il movimento del ginocchio e del gomito.

Sempre dalla Relazione ricaviamo dettagliate indicazioni tecniche: tutti questi primi tentativi si basavano sull’unione delle immagini prodotte con riprese fotografiche isolate ottenute mediante una prolungata esposizione ed effettuate in sequenze più o meno rapide. Successivamente, già all’inizio del 1900, cominciarono a svilupparsi due metodi di cinematografia X: uno detto “diretto” o radiografico e l’altro “indiretto” o radioscopico. Quello diretto consisteva nel far muovere rapidamente (sono necessarie almeno 16 immagini al secondo per una ripresa utile) le cassette radiografiche o le pellicole a rullo da far impressionare direttamente dai raggi X; mentre il metodo indiretto si basava sulla ripresa cinematografica dell'immagine che si formava su uno schermo fluorescente eccitato dai raggi X.

Il metodo “indiretto” o radioscopico, è quello che ha dato i migliori risultati negli anni e viene applicato ancora oggi. Gli innumerevoli accorgimenti tecnici introdotti dal 1900 in poi in questo campo sono serviti principalmente a ridurre l’esposizione del soggetto ai raggi X, in termini di tempo e di intensità, e a migliorare la resa del film. Sono state apportate negli anni migliorie alla macchina da presa, alla pellicola, alle sorgenti di raggi X, allo schermo fluorescente e, importantissimo, è stato introdotto il concetto di amplificazione dell’'intensità luminosa, o amplificazione della brillanza, che ha permesso di ottenere radioscopie alla luce naturale dell'ambiente con dosi di radiazioni molto basse somministrate al paziente.

In Italia, le prime esperienze sulla roentgencinematografia furono eseguite nel 1936#2 proprio nell’ Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna#3, ottenendo risultati brillanti “col solo ausilio di mezzi incredibilmente modesti”. Ciò si apprende nella parte finale della relazione che viene spedita con una lettera#4 di accompagnamento a Giulio Provenzal che all’epoca lavorava presso la rivista “la Ricerca scientifica”, come spunto per nuovi articoli.

Attualmente la cinematografia X è una tecnica a bassissimo rischio di irraggiamento, sia per gli operatori che per i soggetti ripresi e viene impiegata quotidianamente in molti campi non solo scientifici. Film realizzati con questa tecnica sono riscontrabili nella cinematografia scientifica e in quella didattica.

Da sempre la possibilità di poter vedere “all’interno” ha stimolato la fantasia di molti: nel 1963 è uscito il film horror “L’uomo dagli occhi a raggi X”: uno scienziato inventa un liquido che, iniettato negli occhi, li rende penetranti come i raggi X. Dapprima lo usa in medicina, ma poi, sconvolto dal dolore che prova nell’osservare i suoi simili sofferenti e inseguito da chi vuole sfruttarlo, arriva ad una tragica decisione.

Ma già nel 1940, un articolo de Il giornale d’Italia “Storia di una grande scoperta: I raggi X signori dell’invisibile”#5 riportava come a Londra… “non mancarono d’altra parte i furbi che ne trassero profitto, e qualche settimana dopo la scoperta una ditta aprì una “sala di raggi X” che aveva il potere di vedere sotto gli abiti!”.

PER SAPERNE DI PIU'

BIBLIOGRAFIA

Antonio Roiti, Alcune esperienze coi tubi Hittorf e coi raggi Rontgen. Roma, 1896 | MISC D.2764

Augusto Righi, La natura dei raggi X : discorso inaugurale. Pavia, 1914 | MISC D.2606

Wilhelm Konrad Roentgen, Una nuova specie di raggi. Roma, 1896 | MISC D.2828

E. Moltoni, Possibilità della analisi per diffrazione dei raggi X nel campo dei refrattari. Milano 1958 | MISC E.106

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