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LE STORIE

Teriaca

Quando nascono le “medicine” e perchè?
L’origine della cura delle malattie si perde nella notte dei tempi: le fonti più antiche parlano di divinità mitologiche intente a curare le ferite e le malattie dei loro eroi preferiti. Fra di loro vi è anche il centauro Chirone, che per primo impiega le erbe medicamentose.
Un impulso razionale alla medicina greca arriva da Ippocrate (460 ca – 377 a.C.), nelle cui opere sono esposte per la prima volta in modo sistematico le regole per la raccolta delle erbe medicinali, per la preparazione dei medicamenti e per il loro corretto impiego nelle diverse malattie.
Nasce così una categoria di esperti in patologia e in botanica chiamati rizotomoi, che collezionano e impiegano con abilità le radici di piante medicinali.
Fino al diciannovesimo secolo la cura delle malattie resterà affidata principalmente ai semplici, termine con cui si indicano sia le piante medicinali che i medicamenti estratti da esse.
Fino al Medioevo i farmaci di impiego comune saranno i catapozi (pillole semplici), gli elettuari, i fumenti, gli impiastri, i linimenti, i vini medicinali, le terre rare.
Ma il farmaco più famoso di tutti i tempi fu la Triaca o Teriaca e si deve al medico personale del re Mitridate (132-63 a.C), che, ossessionato dalla paura di essere avvelenato, commissiona un farmaco in grado di sconfiggere ogni veleno.

La ricetta originale combina 54 ingredienti; circa cento anni più tardi il medico dell’imperatore romano Nerone ve ne aggiunge altri dieci, tra cui la vipera italica: nasce così la Teriaca Magna.
Gli ingredienti dovevano essere opportunamente preparati, spesso ridotti in polvere e mescolati a zucchero e miele. Il risultato era un prodotto finale scuro e molto denso, dal costo elevatissimo.
Il prezzo ingente induceva molti a produrre e mettere in commercio delle falsificazioni per cui, a partire dal Medioevo, la produzione della Teriaca poteva avvenire esclusivamente sotto il controllo delle autorità pubbliche. Benché già utilizzata nell’antichità e nel Medioevo, il farmaco raggiunge il successo a partire dal Rinascimento e la sua preparazione diventa una voce economicamente importante in città come Bologna, Napoli e Roma. Quella prodotta a Venezia era considerata la migliore perchè le spezie provenienti dall’Oriente le conferivano una qualità superiore.
La composizione della Teriaca variava infatti da città a città e veniva tenuta segreta dagli speziali. Contava fino a cento ingredienti di origine organica e inorganica che erano amalgamati in un enorme mortaio. La preparazione avveniva spesso in pubblico, alla presenza della popolazione e delle autorità cittadine.
È quanto testimonia anche il documento La Teriaca a Cesena#1 del dr. Raffaele Dondi. Grazie all’utilizzo di fonti contemporanee all’avvenimento - in particolare la cronaca del dr. Barnaba Rondanini di Faenza - l’autore ci permette di assistere direttamente alla prima preparazione della Teriaca effettuata nella cittadina romagnola nel 1641 dallo speziale Girolamo Rossi. La cronaca ci riferisce che “soltanto pochissimi s’applicavano a tale impresa richiedendo essa ‘intendimento, virtù e giudizio non comune’…”. L’avvenimento, che rivestiva particolare importanza, assume i contorni di un grande spettacolo a cui partecipa l’intera popolazione: “radunati tutti gli ingredienti, inviò lettere cortesissime a tutti i medici cesenati e ai più ragguardevoli professionisti della Romagna invitandoli ad assistere all’importante cerimonia”… “Fu gratissimo spettacolo al Popolo che con frequenza continua concorse il giorno tutto co’ l’andare e venire…”. Il tutto durò tre giorni: “così nel primo giorno con la recognitione, nel succedente con la pesatura e nell’ultimo con la incorporatione e formatione finissi l’opera”.
Il successo e la rinomanza del farmaco sono tali che anche i ricettari e le farmacopee dell’età moderna le dedicano diverse pagine: la sua sopravvivenza arriva fino alla seconda metà dell’Ottocento e perfino il listino prezzi di un’azienda farmaceutica seria come la Carlo Erba la annovera fra i prodotti disponibili ancora nel 1878.

Il tentativo di riprodurre il farmaco più famoso dell’antichità è oggetto della tesi#2 della d.ssa Marilena Agliati, che si laurea presso l’Istituto di farmacologia della R. Università di Pavia nel corso dell’anno accademico 1942-43.
Il documento è interessante perché testimonia come, anche in età moderna, l’antico rimedio mantenga intatto tutto il suo fascino.
La d.ssa Agliati presenta il suo lavoro al concorso “Premio Piccinini” per tesi di laurea in Storia della farmacia bandito dall’Accademia di storia dell’arte sanitaria di Roma, negli anni ‘40. Malgrado qualche errore l’opera viene giudicata diligente#3 e si aggiudica il premio di £ 1000 previsto dal concorso.

PER SAPERNE DI PIU'

BIBLIOGRAFIA

Marco Beretta, Il tesoro della salute. Dall’onnipotenza dei semplici all’atomizzazione del farmaco. Firenze, 1997 | E.1257.

Enciclopedia italiana Treccani, vol. 31

Enciclopedia italiana Treccani, vol. 34

Per una storia della farmacia e del farmacista in Italia. Emilia-Romagna. Vol. IV. Bologna, 1986.| F.181

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